UE il pericoloso ruolo della Germania

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UE: il pericoloso ruolo della Germania

Nella crisi che sta attraversando l’euro, un posto d’onore tra i responsabili della situazione, spetta sicuramente alla Germania che in fondo, secondo diversi analisti, anche tedeschi, potrebbe presto portare in rovina il paese prima e l’UE poi. Alla Germania è stato assegnato un ruolo molto controverso in Europa. Secondo Jurgen Habermas, che oltre ad essere un filosofo è un personaggio di spicco della politica tedesca, il paese in questione, nella gestione della crisi, sta dimostrando di avere molti problemi a livello politico.

Ci sarebbero infatti delle questioni irrisolte che sono parte della storia post bellica tedesca e che non si possono dare per scontato nell’Europa contemporanea. Questi “problemi irrisolti” condizionano la scelta della politica fiscale europea, sulla quale la Germania ha un’influenza molto importante.

L’unica soluzione vista da Habermas all’orizzonte, è nella trasformazione dell’essenza stessa dell’Europa. Questo organismo sovranazionale dovrebbe infatti diventare non solo un un’unione di stampo economico e finanziario, ma anche un’unione di tipo politico. In questo modo, abbattendo una gestione tecnocratica dell’UE, si potrebbe dare il giusto peso ai diversi leader del Vecchio Continente.

Gli Eurobond e la mutualizzazione del debito, al giorno d’oggi, sono cruciali per l’UE e non si può lasciare tutto nelle mani della Germania. Una riflessione di cui devono tenere conto gli investitori.

Coronavirus: Francia, Germania e Ue alleate contro l’Italia?

scritto da Chiara Caraboni 16 Marzo 2020, 20:33

Se è vero che la storia è ciclica, in questo momento di emergenza sanitaria sembra si stia creando una triplice alleanza 2.0 che coinvolge Francia, Germania e Unione Europea. Questa mattina, infatti, il Presidente Emmanuel Macron ha pubblicato un tweet che lascia aperte molte domande, soprattutto riguardo a come l’Ue stia decidendo di gestire la diffusione del contagio del coronavirus che sta velocemente mettendo in ginocchio vari Stati membri. Primo su tutti l’Italia.

Coronavirus: Francia, Germania e Commissione europea insieme per decidere il piano d’azione. E l’Italia?

Le contraddizioni sono tante: solo qualche giorno fa la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’Ue è assolutamente pronta a aiutare l’Italia “con qualunque mezzo necessario, in questo momento siamo tutti italiani”. Oggi, però, a incontrasi per varare il piano d’azione contro il coronavirus erano solamente Macron, Merkel e Von Der Leyen. E non è chiaro il perché.

In mattinata, poi, il Presidente Macron ha pubblicato un messaggio equivocabile: “Questa mattina coordinamento europeo con Ursula von der Leyen e la cancelliera Angela Merkel. Lavoriamo tra europei. Nelle prossime ore decisioni difficili”. Forse, quindi, Macron ha voluto darci la conferma che ormai Unione europea significhi Francia e Germania? Potrebbe essere, visto che l’Italia, il Paese che in questo momento sta lottando più duramente contro l’emergenza coronavirus, non è stato interpellato nell’incontro. Oppure, visto che questa sera Macron parlerà alla sua Nazione per annunciare le misure previste per contrastare la diffusione del Covid-19, forse semplicemente ha ritenuto opportuno consultarsi con la Germania e con l’Ue? Difficile rispondere. Rimane però una certezza: l’esclusione dell’Italia da questo tavolo rotondo.

Coordination européenne ce matin avec @vonderleyen, @CharlesMichel et la Chancelière Merkel. Nous travaillons entre Européens. Des décisions exigeantes dans les prochaines heures.

Coronavirus, l’Ue gira le spalle all’Italia

Un altro punto fermo in questa situazione c’è: Macron ha voluto sottolineare la potenza della Francia tra i banchi dell’Unione europea. Un politico di tale spessore non può lanciare un messaggio di questo tipo senza avere l’intenzione di ribadire la posizione della sua Nazione all’interno di una comunità. Quindi, forse, ha voluto evidenziare anche il suo ruolo di leader europeo, e dire che insieme ad Angela Merkel può essere in grado di disegnare le sorti degli altri Stati membri. Tutto questo però non rispecchia i principi di condivisione e collaborazione su cui è stata fondata l’Unione europea e anzi, potrebbe risultare molto pericoloso. Soprattutto, se si considera che la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) deve ancora essere discussa, che potrebbe agevolare gli istituti bancari francesi e tedeschi e danneggiare significativamente l’Italia.

Se lo scenario dovesse confermare queste ipotesi, ciò significherebbe che il destino dell’Unione europea è in mano a due sole Nazioni che, a quel punto, potrebbero giocare sul salvataggio o meno di un Paese piuttosto che un altro. E questo sarebbe davvero spaventoso. Anche perché a quel punto, probabilmente, uno dei primi stati da colpire potrebbe essere (e sarebbe) proprio l’Italia. In questo contesto, infatti, ricordiamoci anche le parole pronunciate nei giorni scorsi dal presidente della Bce Christine Lagarde, parole che hanno provocato in pochi minuti il crollo della borsa di Milano. Insomma, guardando il quadro generale, sembra quasi che l’obbiettivo possa essere quello di far collassare l’Italia, invece che aiutarla in quanto stato membro di una comunità.

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Considerando infine la precarietà economica dell’Italia, già prima dell’emergenza coronavirus e aggravatasi dalla pandemia, forse per alcuni la soluzione potrebbe essere solo una: decidere le sorti della Penisola per mantenere la tenuta dell’Unione europea e canalizzare le decisioni in sempre meno voci.

SCENARIO/ Il piano della Germania per distruggere l’Ue e farne un’altra su misura

Diversi segnali indicano la costituzione di una nuova Unione attorno alla Germania. Un progetto che prevede l’annientamento dell’Italia

In un recente articolo di Paolo Annoni sul Sussidiario c’è una frase che richiederebbe un’attenta riflessione: “Il comportamento della Germania in questa fase è razionale solo assumendo la convinzione che l’euro è destinato a finire”. Il riferimento è allo sfruttamento dell’euro solo ai propri fini e alla pervicacia nel mantenere un illogico surplus commerciale. Un comportamento in aperta violazione delle regole dell’Ue e il mancato investimento dell’avanzo commerciale danneggia l’intera Unione, soprattutto i Paesi più deboli. Il silenzio di Bruxelles in proposito è una chiara dimostrazione di chi siano realmente i sovranisti.

Inevitabile pensare che Berlino stia mettendo “fieno in cascina” per il dopo euro e che questo faccia parte di una precisa strategia perseguita da tempo. Nell’ormai lontano 2020, il Sussidiario pubblicava un’interessante intervista a Joachim Starbatty, professore emerito di economia politica all’Università di Tubinga. Vale la pena di rivederne alcuni punti che evidenziano questa possibile strategia.

Per cominciare, Starbatty addebita all’euro le difficoltà dei cosiddetti “Pigs”: Portogallo, Irlanda, Grecia Spagna, cui venne poi aggiunta anche l’Italia. Ecco l’esplicita dichiarazione del professore: “Se fossero rimasti fuori dall’euro, avrebbero dovuto pagare tassi d’interesse più alti, non ci sarebbe stata nessuna bolla immobiliare e avrebbero potuto svalutare in proporzione alla loro declinante capacità competitiva”. È la posizione originale tedesca di un euro a due velocità, ma occorre ricordare la grande responsabilità dei governanti italiani di allora, che vollero a tutti i costi entrare nell’euro, accettando un cambio lira-euro suicida.

Starbatty prevedeva poi che, se l’Italia avesse perseguito il risanamento del bilancio attraverso l’aggravamento dell’imposizione fiscale e la riduzione della spesa, sarebbe caduta in recessione. L’intervista è della fine del 2020, poco dopo l’insediamento del governo Monti, e negli anni successivi è avvenuto esattamente quanto previsto nell’intervista. Starbatty si mostrava anche molto scettico sulla possibilità che i Paesi in difficoltà potessero essere aiutati dall’Ue: “Questi Paesi possono recuperare la capacità di competere sul piano internazionale solo uscendo dall’Unione monetaria e svalutando le proprie monete nazionali”. Questa drastica affermazione derivava dalla convinzione che l’euro fosse destinato a crollare, restando solo da chiarire chi se ne sarebbe andato, se gli Stati “virtuosi” o quelli in crisi.

Nell’intervista, il club dei virtuosi era identificato dalla “tripla A” assegnata al debito: Germania, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Olanda e Austria. Francia, Finlandia e Austria hanno ora perso la tripla A, ma la multipolarità del mondo attuale dà molto più peso ai fattori geopolitici. I rapporti tra Germania e Francia si stanno logorando non per questioni di valutazione del debito, ma perché entrambi i governi, e gli ambienti che contano, sono coscienti che la rottura della costruzione europea si sta avvicinando. Berlino e Parigi potevano collaborare, sia pure con rapporti di forza e interessi diversi, fintantoché rappresentavano una diarchia al comando dell’Unione come è ora. Nella costruzione di una nuova Unione, i contrapposti interessi della Francia e della Germania diventano più evidenti e rilevanti. Anche senza Parigi, Berlino uscirebbe con un seguito importante di Paesi, i già citati in precedenza più altri i cui interessi sono collegati, quando non dipendenti, da quelli tedeschi. Potrebbe essere, per esempio, il caso della Spagna e dei Paesi dell’Europa orientale.

Se lo scenario è quello descritto, non si può che concludere che la strategia seguita finora da Berlino è del tutto coerente e acquisterebbero maggiore significato le posizioni più volte assunte dai rappresentanti dei Paesi citati. I principali ostacoli al progetto nell’Ue, dopo la Brexit, rimarrebbero Francia e Italia. La Francia è tuttora abbastanza forte da poter assumere un ruolo da alleato esterno: ha un sistema Paese, malgrado tutto, ancora ben funzionante, ha una attiva politica estera ed estesi interessi geopolitici, specialmente in Africa, ha un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza dell’Onu.

L’Italia, invece, non è abbastanza forte per essere aggregata, ma è abbastanza forte da non poter essere facilmente esclusa, almeno fino a quando non la si è sufficientemente indebolita. E, nonostante una certa propensione a svendersi, non è facile “comprarsi” totalmente l’Italia, come avvenuto invece con la Grecia. Tra l’altro, addossando all’Italia parte dei costi dell’operazione, ma non degli utili.

Tornando all’intervista, per Starbatty un’Italia fuori dell’euro sarebbe un pericoloso concorrente per gli esportatori tedeschi, con gravi danni per l’economia della Germania; tanto più vero nell’attuale periodo di rallentamento del commercio mondiale. Ed ecco il “fieno in cascina”: il surplus accumulato verrebbe utilizzato per investimenti interni, sostenendo l’economia tedesca anche in presenza di una contrazione delle esportazioni. “Tout se tient” direbbero gli amici francesi.

Questa “Nuova Unione” intorno alla Germania avrebbe già le basi per una politica estera “non allineata”, per recuperare una definizione della Guerra Fredda. Si pensi al progetto Nord Stream, che renderebbe la Germania arbitra dell’importazione e distribuzione in Europa del gas russo, ponendo così in atto stretti interessi tra i due Paesi. O le intese con la Cina sulla Nuova Via della Seta.

Tutto ciò non significa necessariamente una rottura con gli Stati Uniti, non utile a nessuna delle due parti, al di là dei proclami ed entro un gestibile livello di conflitti. Un conflitto che potrebbe essere ridimensionato con le prossime elezioni presidenziali americane.

E l’Italia? Se non ci diamo rapidamente una mossa, non ci rimarrà che rispolverare, adattandolo, un detto dei tempi antichi: “Franza o Alemagna, pur che se magna”. Magari aspettando nel frattempo anche l’aiuto dello “zio d’America”. Sarebbe davvero molto triste.

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