Supermoneta per salvare il debito USA

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Supermoneta per salvare il debito USA

Obama si trova a fare i conti con una situazione economica disastrosa, o meglio appena al di fuori del rischio fiscal cliff ma secondo gli analisti e secondo la FED, tutti gli sforzi compiuti non bastano a salvare gli Stati Uniti e questo è soltanto il primo passo.

Barack Obama, adesso, ha davvero gli strumenti contati per dare una risposta seria ai cittadini, agli economisti e agli investitori. Gli Stati Uniti sono valutati sul ciglio del default e le soluzioni visibili all’orizzonte sono soltanto due, di cui una potrebbe essere alquanto sconveniente.

Lavorare sul tetto del debito è la prima soluzione. Il fatto che ci sia un limite massimo, in realtà è di per sé un problema perché vincola le attività del Congresso, anche le più semplici come potrebbero essere la definizione delle imposte e la classificazione delle spese. Il bilancio spesso è in deficit e il Congresso ha l’autorità per negare al Presidente la richiesta di un prestito. I Repubblicani vogliono minacciare quindi Obama toccando proprio questo suo punto debole, ma un nuovo stallo potrebbe non essere proficuo per la ripresa economica.

La seconda soluzione all’orizzonte sembrerà anche stupida ma forse è più praticabile della precedente. L’America potrebbe coniare una moneta di platino da 1000 miliardi di dollari e poi depositarla presso la FED. Con questa moneta il Tesoro avrebbe i soldi necessari per coprire tutte le manovre economiche.

Tag: obama

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Wednesday, November 30

Fantasmi, illusioni ed eleganze dei debiti pubblici. Il lato B della bancocrazia

L`auspicabile savoir-faire dei ministri-banchieri nel caos debitorio Sul Wall Street Journal si leggeva ieri che i governi d`Italia e Portogallo starebbero stimolando le loro banche a comperare i titoli emessi dal proprio Tesoro.
Ciò può spiegare anche come mai gli acquirenti dell`ultima asta di titoli triennali venduti al tasso del 7,89 e di quelli decennali al tasso del 7,56 siano stati, prevalentemente, investitori istituzionali italiani.

Sembra ci sia una contraddizione fra ciò e la regola del “mark-to-market”, cioè la valutazione dei titoli al prezzo di mercato che fa sì che le banche siano disincentivate dal comperare i titoli del debito dei paesi oggi considerati più rischiosi (per quanto solvibili, come l`Italia). Posto che, come ha scritto il Sole 24 Ore, gli acquirenti alle aste dei titoli non sono affatto in gara fra di loro, perché conoscono l`oggetto dell`asta, in questo caso la vendita di 9 miliardi di debito nazionale, e quindi si conoscono e possono mettersi d`accordo sulle quote degli acquisti, fissando anche il prezzo a cui comperano, se ne desume che questi alti tassi siano stati fissati dagli intermediari finanziari nazionali, come condizione per smaltire tutta l`offerta lasciando simbolicamente sul campo una domanda insoddisfatta di 1,5 miliardi.

Ma – ecco il paradosso – proprio l`alto tasso genera una riduzione nel valore dei possessi delle banche di vecchi titoli del nostro Tesoro, ove stimati al mark-to-market. E questo, secondo le nuove regole dell`Eba (l`Autorità bancaria europea) può portare anche alla richiesta di una eventuale ricapitalizzazione. Poi c`è un paradosso nel paradosso, dovuto al fatto che nel governo attuale ci so- no almeno tre-tra ministri e viceministri – che provengono da Intesa Sanpaolo (Passera, Fornero e Ciaccia), un ministro (Giarda) che ha presieduto una banca popolare, due o tre ministri che hanno avuto legami con Unicredit e un presidente del Consiglio che appartiene a una famiglia del gotha bancario. Come si risolve il puzzle? E` bene o male che ciò accada? A mio parere non essendo l`economia, in specie quella monetaria-bancaria materia da santuario (pecunia non olet), tutto ciò fila bene, in regime di trasparenza.

Merkel e Sarkozy stiano a guardare, il nostro debito ce lo ricompriamo noi. E noi lo possiam garantire anche senza il Fondo salva stati (Efsf). 11 40 per cento del nostro debito è di banche, assicurazioni, fondi d`investimento italiani, il 15 per cento di privati italiani. In totale 970 miliardi. Se le banche avessero problemi, il governo potrà sottoscriverne quote di capitale con la Cassa depositi e prestiti, con le Poste e con qualche veicolo finanziario pubblicoprivato cui esso conferisce un po` d`immobili e diritti cartolari a canoni demaniali. Inoltre può rivalutare a prezzi mark-tomarket le loro quote in Banca d`Italia, valutandone anche l`oro a valori di mercato.

E mi piacerebbe anche ricordare agli analisti finanziari il saggio di Luigi Einaudi “Fantasmi, illusioni ed eleganze dei debiti pubblici”, nel quale si spiega che il debito d`ogni stato s`estingue per acquisto privato dei relativi titoli da parte dei debitori dell`imposta. Ma ciò avviene perché questi contribuenti risparmiano. Alla fine tutto ciò funziona se si tutela il nostro risparmio. E` un avviso per i ministri banchieri e per quelli amici della CIGL.

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