Quali sono i benchmark di mercato

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Che cos’è il Benchmark

Uno strumento utile per valutare il rischio tipico del mercato

FTA Online News, Milano, 13 Apr 2007 – 09:52

Con il termine benchmark si indica un parametro di riferimento. Nonostante questo strumento non sia prerogativa esclusiva dei mercati finanziari, in materia di investimento esso viene utilizzato come parametro oggettivo di riferimento per confrontare le performance di portafoglio rispetto all’andamento del mercato.

L’obiettivo del benchmark è quello infatti di offrire uno strumento utile per valutare il rischio tipico del mercato in cui il portafoglio investe e supportare l’investitore nella valutazione dei risultati ottenuti dalla gestione di un certo portafoglio titoli.

Per far ciò il benchmark viene strutturato in modo da essere rappresentativo di un determinato mercato.

Ogni benchmark dovrebbe essere caratterizzato da quattro elementi fondamentali:

  • Trasparenza: gli indici devono essere calcolati con regole replicabili dall’investitore. Questo principio permette di anticipare i periodici cambiamenti della composizione degli indici stessi;
  • Rappresentatività: gli indici devono essere rappresentativi delle politiche di gestione del portafoglio;
  • Replicabilità: gli indici dovrebbero essere completamente replicabili con attività acquistabili direttamente sul mercato;
  • Hedgeability: è preferibile che gli indici siano anche sottostanti di contratti derivati così da permettere una copertura tempestiva dei portafogli e l’abbassamento dei costi di transazione.

L’uso più comune del benchmark è la valutazione della gestione di un fondo. Il Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, infatti, stabilisce per i gestori l’obbligo di indicare un benchmark per ogni fondo. La rendicontazione con l’andamento del fondo rispetto al benchmark deve essere mostrata al sottoscrittore periodicamente e almeno su base semestrale.

In questo senso il benchmark diviene il punto di partenza per la valutazione del rischio ed il rendimento dei fondi da parte di ogni acquirente.

Immaginiamo che un risparmiatore decida di investire i suoi soldi in un fondo azionario estero o domestico: come scegliere tra le numerose opportunità offerte dal mercato?

La risposta naturalmente è con il benchmark, che fornisce informazioni importanti sulla natura del fondo, indicandone rischio e rendimento aiutando a chiarire la linea di gestione e i risultati ottenuti da quest’ultima.

La performance dei fondi infatti viene confrontata con quella del benchmark, cioè dell’indice del mercato di riferimento. E’ la prassi seguita ad esempio quando si mette a confronto il rendimento dei fondi azionari americani con quello dell’indice S&P500 oppure quando si confronta il trend di un fondo liquidità con quello dell’indice Jp Morgan Euro Cash Index 3 mesi.

Nel caso di fondi comuni si parla di benchmark portfolio poiché si adopera un parametro di riferimento degli investimenti di quel fondo e non uno standard unico di mercato. Ad esempio un gestore può scegliere come benchmark un mix di indici di mercato azionari e obbligazionari. Un fondo bilanciato comprensivo di azioni e obbligazioni può avere come benchmark un indice composto per il 50% da Msci World e per la restante parte da Jp Morgan Global.

Se si investe in azioni il parametro di riferimento con cui misurare i risultati è sicuramente un indice di mercato.

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Per i fondi azionari internazionali ad esempio il benchmark di riferimento è l’Msci World Index elaborato dalla Morgan Stanley, l’Msci Europe per i fondi azionari europei e l’Msci Far Fast per i fondi azionari Pacifico. Per i fondi azionari America il benchmark di riferimento è l’S&P500 oppure l’Msci North America mentre per i fondi azionari Paesi emergenti il benchmark è l’Msci Emerging Markets. Il benchmark di riferimento per i fondi azionari italiani è (alternativamente) il Mib30, il Comit o l’Msci Italia. L’indice di riferimento per i Fondi liquidità è il Jp Morgan Euro Cash Index 3 mesi mentre per gli obbligazionari internazionali il benchmark è rappresentato dal Jp Morgan Global Government Bond (Jp Morgan Emu Government Bond per i Fondi obbligazionari).

Benchmark/Indici di mercato/numeri indici

Definizione semplice

Il benchmark è l’indicatore dell’andamento di un determinato mercato finanziario. Il benchmark ha due utilizzi principali:

1) come punto di riferimento di un determinato investimento finanziario, al fine di avere un’idea orientativa del tipo di investimento che si fa.

2) per verificare i risultati della gestione finanziaria di un fondo/comparto. Monitorando il rendimento del benchmark, è possibile verificare se il gestore finanziario ha fatto performance migliori o meno (ovvero se ha ottenuto rendimenti maggiori del benchmark o peggiori).

Ad esempio, per avere un’idea orientativa del tipo di investimento, se il fondo ha deciso di investire il 50% del capitale in gestione in azioni americane, dovrà utilizzare un benchmark coerente con questa scelta e verificare nel tempo se la gestione ottiene risultati migliori del benchmark oppure no.

Come si legge un benchmark?

Per poter comprendere dove il fondo investe le risorse è importante riuscire a leggere un benchmark e decifrarne il significato. Il benchmark oltre a essere scritto in lingua inglese presenta al suo interno anche numerose sigle difficilmente comprensibili a chi non conosce i mercati finanziari. Proviamo quindi a dare alcuni consigli utili per poter leggere un benchmark.

Innanzitutto, è importante sapere che i benchmark sono tutti scritti con una logica comune, relativamente alla sequenza delle informazioni che forniscono.

Facciamo un esempio

Ad esempio, il DOW JONES è il benchmark che si utilizza per capire l’andamento della borsa di New York.

Prendiamo ad esempio un benchmark azionario. MSCI Europe total return local currencies e scomponiamolo in funzione della logica di costruzione

3° sezione CARATTERISTICHE PANIERE DI TITOLI

MONETA IN CUI E’ ESPRESSO IL BENCHMARK

L’azienda che ha costruito il benchmark(in questo caso Morgan Stanley Capital International) La zona geografica di riferimento(in questo caso Europa). Altri esempi possono essere USA, GLOBAL, UK, EMU (European Economic and Monetary Union) Le caratteristiche del paniere sono espresse dopo la zona geografica.Per un benchmark azionario la principale caratteristica è se il paniere considera o meno il reinvestimento degli eventuali dividendi derivanti dai titoli azionari. Un benchmark azionario può considerare il reinvestimento (e quindi sarà TOTAL RETURN) oppure noPer un benchmark obbligazionario invece la principale caratteristica è quella relativa all’emittente dell’obbligazione, ovvero se si tratta di titoli di stato piuttosto che di aziende private. Individua la moneta d
i riferimento del paniere.In questo caso si tratta della moneta locale corrente, ovvero l’euro oppure la sterlina oppure il franco svizzero.
Descrizione tecnica

Il benchmark, o numeri indici o indici di mercato, è parametro oggettivo di riferimento che viene utilizzato per verificare i risultati della gestione.
In particolare, per costruire un benchmark si analizzano panieri di titoli rappresentativi di un particolare mercato di riferimento e viene effettuata la sintesi dei prezzi dei titoli presenti nel paniere.
Il benchmark rappresenta l’accumulazione di un capitale a partire da un certo istante (periodo base dell’indice) dovuta ai guadagni/perdite in conto capitale e ai guadagni in conto reddito sui titoli del paniere. I principali benchmark sono costruiti con un indice value-weighted, ovvero un indice che equivale ad una media aritmetica ponderata delle variazioni di prezzo P_i (t)= P_i (0), usando come pesi le quote w_i (0) che rappresentano la percentuale del valore (o capitalizzazione del mercato ) del titolo i nel portafoglio alla data t=0.
L’indice costruito con la ponderazione value riflette in modo più evidente i movimenti delle grandi imprese, mentre assegna un minor peso alle imprese minori, essendo costruito in base alle corrispondenti capitalizzazioni di mercato.

Cosa sono i tassi benchmark? Perché sono importanti e perché sono sottoposti a riforma?

Cosa sono i tassi benchmark?

I tassi di interesse benchmark, anche detti tassi di riferimento o tassi benchmark, sono tassi di interesse aggiornati con frequenza regolare e accessibili al pubblico. Sono utilizzati per tutti i tipi di contratti finanziari come mutui, scoperti di conto corrente e altre operazioni finanziarie più complesse.

I tassi benchmark sono calcolati da un organismo indipendente, molto spesso per misurare il costo dei prestiti assunti su diversi mercati. Possono riflettere, ad esempio, quanto costa alle banche contrarre prestiti l’una dall’altra o, in alternativa, ottenere finanziamento da altre fonti (ad esempio da fondi pensione, compagnie di assicurazione e fondi del mercato monetario).

I tassi benchmark svolgono quindi un ruolo fondamentale nel sistema finanziario, nel sistema bancario e in tutta l’economia. Ma cosa esattamente li rende così importanti? E perché al momento sono sottoposti a riforma?

Perché i tassi benchmark sono importanti?

Sono ampiamente utilizzati in tutta la nostra economia

I tassi benchmark sono usati diffusamente da singoli individui e organizzazioni in tutto il sistema economico.

Le banche, ad esempio, se ne servono quando concedono prestiti alla clientela.

Una banca può decidere di prestare denaro a un’impresa a un tasso di interesse fissato a un determinato tasso benchmark più il 2%. L’impresa pagherebbe quindi un interesse maggiorato del 2% rispetto al tasso benchmark corrente. Di conseguenza, se il tasso benchmark sale il costo del prestito aumenta, se invece scende il costo del prestito diminuisce. Il benchmark può essere dunque un riferimento affidabile, indipendente e relativamente semplice per tutte le parti coinvolte.

Società, banche e altre organizzazioni si servono dei tassi benchmark per valutare le voci di bilancio. In altre parole, questi tassi agevolano il lavoro dei contabili che devono calcolare quanto valgono in definitiva le organizzazioni (più precisamente le loro attività finanziarie).

I tassi benchmark sono utilizzati anche in operazioni finanziarie più complesse, come l’emissione di titoli a tasso variabile, le opzioni, i contratti a termine e gli swap.

Prendiamo, ad esempio, uno swap su tassi di interesse. In termini molti generali è un’operazione fra due parti che accettano di provvedere al pagamento degli interessi della controparte. In questo tipo di swap almeno uno dei tassi di interesse scambiati può essere basato sul tasso benchmark. I vantaggi che ne derivano sono trasparenza per le parti coinvolte, una certa standardizzazione dei contratti e quindi maggiore facilità di negoziazione per tutti.

I tassi benchmark sono usati, fra l’altro, per calcolare le penali sugli scoperti di conto corrente e l’interesse su alcuni depositi al dettaglio e per stabilire l’interesse su mutui e prestiti al dettaglio.

I tassi benchmark servono anche alle banche centrali

Le banche centrali possono anche servirsi dei tassi benchmark come fonte di informazione. Alla BCE, ad esempio, teniamo conto dei tassi benchmark nel nostro lavoro per mantenere stabili i prezzi nell’area dell’euro.

Se un benchmark riflette adeguatamente i tassi ai quali le banche assumono e concedono prestiti, può aiutarci a comprendere meglio il funzionamento dei mercati finanziari e la disponibilità di denaro nell’area dell’euro. Queste informazioni confluiscono nelle decisioni di politica monetaria: se sappiamo con quale facilità le banche accedono al finanziamento, possiamo stimare con quale velocità saranno in grado di far circolare a loro volta il denaro ottenuto, sotto forma di prestiti a individui e imprese. Tutto questo alla fine influisce sul livello dei prezzi.

Inoltre, conoscendo il livello attuale dei tassi benchmark, possiamo monitorare gli effetti concreti delle nostre decisioni di politica monetaria. Se la BCE decide di innalzare o ridurre i tassi di interesse, possiamo ad esempio seguirne gli effetti individuando le variazioni dei tassi benchmark per l’euro.

Perché i tassi benchmark sono sottoposti a riforma? Cosa implica questo esattamente?

I tassi benchmark sono utili finché sono ritenuti affidabili e non distorti; dovrebbero essere calcolati in maniera trasparente e resi facilmente accessibili al pubblico. Se un contratto si basa su un tasso benchmark attendibile, nessuna delle parti può influenzare il tasso di interesse stabilito. Pertanto, un tasso benchmark affidabile può far sì che il valore di un contratto resti imparziale e incontestabile.

Data l’importanza economica dei tassi benchmark, è cruciale che la loro affidabilità sia assicurata da chiare strutture di governance e metodologie trasparenti.

In questa ottica, i tassi benchmark europei sono attualmente sottoposti a una profonda riforma. Il processo di riforma scaturisce in gran parte dall’introduzione del regolamento dell’UE sui benchmark (Benchmarks Regulation, BMR), pubblicato nel 2020 e in vigore da gennaio 2020.

I tassi benchmark europei attualmente più utilizzati

Allo stato attuale è il tasso di riferimento per i prestiti overnight in euro. Un gruppo di lavoro del settore privato per i tassi sui prestiti privi di rischio ha raccomandato che gli operatori di mercato sostituiscano gradualmente l’Eonia con il nuovo tasso €STR, lo euro short-term rate, a partire dal 2 ottobre 2020.
L’Eonia è calcolato dalla BCE per conto dello European Money Markets Institute (EMMI), un organismo senza scopo di lucro con sede a Bruxelles. L’Eonia è computato di norma come media ponderata dei tassi di interesse sui prestiti overnight interbancari non garantiti. L’EMMI ha indicato che dalla data in cui è disponibile l’€STR fino al 3 gennaio 2022 l’Eonia sarà calcolato sommando all’€STR un differenziale, per dare al mercato il tempo sufficiente per prepararsi alla transizione al nuovo tasso.

L’Euribor è un tasso di riferimento del mercato dei prestiti non garantiti calcolato per diverse scadenze (una settimana, un mese e tre, sei e dodici mesi). È amministrato dallo European Money Markets Institute (EMMI). Per rendere l’Euribor conforme al regolamento dell’UE sui benchmark (Benchmarks Regulation, BMR) l’EMMI ne ha precisato la definizione come tasso al quale le banche nei paesi dell’UE e dell’Associazione europea di libero scambio possono ottenere fondi nel mercato dei prestiti all’ingrosso non garantiti. Inoltre, l’EMMI sta applicando gradualmente una nuova metodologia di calcolo “ibrida” per l’Euribor. Questo metodo considera quanto più possibile le operazioni effettive, ricorrendo però al giudizio degli esperti quando queste operazioni non sono disponibili.

Nel 2020 la BCE aveva deciso di mettere a punto lo euro short-term rate (€STR), un nuovo benchmark disponibile dal 2 ottobre 2020, con l’obiettivo di divulgare un tasso alternativo nel caso in cui il settore privato non riuscisse più a produrre il proprio tasso di riferimento overnight, l’Eonia.

Nel 2020 un gruppo di lavoro del settore privato per i tassi sui prestiti privi di rischio in euro ha raccomandato di sostituire l’Eonia con l’€STR, tenendo conto delle osservazioni del mercato. Il gruppo di lavoro supporta il mercato nella transizione all’€STR. La BCE svolge attività di segretariato per il gruppo di lavoro e partecipa alle riunioni come osservatore insieme alle altre istituzioni fondatrici, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (European Securities and Markets Authority, ESMA), la Commissione europea e la belga Financial Services and Markets Authority (FSMA).

L’€STR in maggior dettaglio

L’€STR è costruito per misurare quanto costa a una banca prendere in prestito denaro overnight (da rimborsare cioè la giornata lavorativa successiva) da varie controparti finanziarie senza fornire garanzie. Le controparti possono essere banche, fondi del mercato monetario, fondi di investimento o fondi pensione e altri operatori finanziari, comprese le banche centrali.

L’€STR quindi copre un ambito più vasto rispetto all’Eonia, che considera solo le operazioni interbancarie. Inoltre, si distingue dall’Eonia perché i dati sulle operazioni effettive utilizzati dalla BCE sono trasmessi da un numero maggiore di banche. Questa caratteristica salvaguarda dalla manipolazione e contribuisce a rendere l’€STR un tasso che riflette in maniera affidabile il prezzo dei prestiti privi di garanzie nell’area dell’euro.

Maggiori informazioni sono disponibili nel documento The euro short-term rate (€STR) methodology and policies, pubblicato a giugno 2020, oppure alla pagina delle domande e risposte.

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