Opzioni binarie il FMI rivede la questione italiana

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Opzioni binarie: il FMI rivede la questione italiana

Nella storia del nostro paese i problemi urgenti sono sempre stati trattati come questioni delle quali discutere nell’arena politica. Per esempio la questione meridionale. A livello internazionale è lo Stivale nella sua interezza a rappresentare il centro delle riflessioni.

L’Italia continua ad essere un caso da studiare e le reazioni del mercato all’affare Monte dei Paschi, dimostrano tutta la fragilità del nostro mercato, messo a dura prova anche dalle ultime pubblicazioni del Fondo Monetario Internazionale che non sembra più credere nella ripresa tricolore.

Il FMI ha tagliato le stime di crescita sull’Italia e nel 2020, nonostante da più fronti arrivino stime confortanti, si potrebbe avere un’ulteriore contrazione dell’1 per cento del PIL. Anche Bankitalia che con il ministro Grilli si contende il premio ottimismo, ha fatto una previsione simile.

L’ottimismo ha trainato anche le quotazioni di queste settimane e ne riesce a dare una spiegazione plausibile il capo economista del FMI dicendo che tutto si lega alla riduzione del rischio di default del paese. Purtuttavia è necessario restare consapevoli delle sfide che l’Italia deve affrontare a livello di riforma fiscale e di riforma del mercato del lavoro.

Da non sottovalutare anche l’incidenza di eventi “esterni” quali la crescita della Cina, che presto potrebbe diventare la prima potenza mondiale.

Categoria: Analisi Tecnica

Opzioni binarie: le altre sfide italiane

Il Financial Times prova a delineare le prime 10 sfide che il nuovo Governo, coadiuvato dal nuovo Parlamento, dovrà affrontare nel nostro paese. Vediamo la proposta degli economisti stranieri per…

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Opzioni binarie: attenzione al PIL inglese

In questo momento chi investe in opzioni binarie è concentrato sulle evoluzioni legate al panorama inglese dove è in atto una discussione molto intensa ed interessante sull’uscita della Gran Bretagna…

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di Luigi Boggi – 24 Gennaio 2020

Roubini e i 4 rischi economici del 2020

In questo momento bisogna capire che ne sarà della nostra economia nel 2020 e come si modificheranno i flussi finanziari e gli equilibri nel paese. Sicuramente un’indicazione in proposito arriva…

di Luigi Boggi – 23 Gennaio 2020

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di Luigi Boggi – 23 Gennaio 2020

Qualche informazione sull’economia irlandese

I paesi di cui è difficile interpretare il trend sono poi quelli più interessanti per chi investe in opzioni binarie e cerca sempre di anticipare i suoi competitors. Tra i…

di Luigi Boggi – 22 Gennaio 2020

Paesi emergenti, più guadagni e più rischi

In questi ultimi mesi ci sono stati degli eventi che hanno condizionato molto le borse e che in parte hanno illustrato i rischi del mercato e il trend degli investimenti….

di Luigi Boggi – 22 Gennaio 2020

Borse: per il momento è tutto OK

Molti sono gli analisti che in questo periodo, a livello borsistico, stanno osservando un’ascesa importante dei mercati europei cui fa da contraltare una stasi un po’ preoccupante del mercato americano….

di Luigi Boggi – 20 Gennaio 2020

Opzioni binarie: ci si aspettava di più dal Portogallo

I paesi che hanno attraversato una grossa crisi, come la Grecia in Europa, prima o poi dovranno tentare il rimbalzo e gli analisti, fino a qualche settimana fa, erano convinti…

di Luigi Boggi – 20 Gennaio 2020

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Le cose della finanza raccontate con testi e anche con le infografiche

martedì 31 ottobre 2020

Occupazione: livello stabile a settembre, ma resta critica la situazione dei giovani

I dati sull’occupazione

Riguardo a quest’ultimo aspetto: nell’ultimo è cresciuta la quota di inattivi tra i 15-24enni (+0,3 punti), mentre è scesa tra i 25-34enni (-0,3 punti) e gli over 50 (-1,4 punti). Resta stabile tra i 35-49enni. Tuttavia il fatto che sia calata la popolazione complessiva tra 15 e 49 anni finisce per incidere sulla variazione annua dell’inattività, che risulta così amplificata. Al contrario, dal momento che la popolazione degli ultracinquantenni è cresciuta finisce per attenuare la variazione negativa dell’inattività in questo range.

Cambia anche la composizione del mercato del lavoro. Dall’inizio dell’anno sono infatti diminuiti i dipendenti di 17 mila unità. Nel corso del trimestre invece l’occupazione sale, ma la variazione positiva riguarda quasi esclusivamente i contratti a termine (+103 mila), mentre i lavoratori a tempo indeterminato sono saliti solo di 6mila. Anche su base annua questo trend è confermato: lavoratori dipendenti +387 mila, ma 361 mila sono quelli a termine e solo 26mila quelli permanenti. Infine c’è il dato critico sulla disoccupazione giovanile. A settembre nella fascia 15-24 anni la quota di giovani disoccupati è pari al 35,7%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente.

I dati sull’occupazione

Riguardo a quest’ultimo aspetto: nell’ultimo è cresciuta la quota di inattivi tra i 15-24enni (+0,3 punti), mentre è scesa tra i 25-34enni (-0,3 punti) e gli over 50 (-1,4 punti). Resta stabile tra i 35-49enni. Tuttavia il fatto che sia calata la popolazione complessiva tra 15 e 49 anni finisce per incidere sulla variazione annua dell’inattività, che risulta così amplificata. Al contrario, dal momento che la popolazione degli ultracinquantenni è cresciuta finisce per attenuare la variazione negativa dell’inattività in questo range.

venerdì 27 ottobre 2020

Effetti finanziari delle politiche espansive: in Giappone un milione di milairdi di Yen in fuga

Sono sempre più i dati macro a guidare le scelte dei mercati. Inflazione su tutti. Se Europa e USA non riescono in alcun modo a centrare il loro target di inflazione (fissato al 2%), sta messo molto peggio il Giappone, che questa mattina ha accolto tiepidamente l’ennesimo dato flop sui prezzi al consumo. L’istituto statistico nazionale infatti ha evidenziato che l’inflazione è allo 0,7%, anni luce lontano dal 2% come obiettivo. Questo potrebbe pesare sulle prossime scelte della Bank of Japan, che da tempo sta portando avanti una politica ultra espansiva (chi sa che cos’è il fx trading ormai sa di cosa si parla).

Gli effetti di questa politica si fanno sentire sullo Yen, che nel frattempo ha perso il 3% contro il dollaro da inizio anno, mentre secondo i dati eToro contro l’euro addirittura ha perso il 10% (qui trovi una guida su come funziona eToro).

L’ultra-espansivismo e gli effetti finanziari

Ma pochi però comprendo quanto possa essere grande l’effetto distorsivo che queste manovre monetarie possono avere sull’economia. Già perché questo fiume di liquidi che inonda i mercati da quale parte andrà pure investito. E allora tutti si arrovellano a cercare dei rendimenti recenti.

Proprio dal Giappone arriva un esempio evidente. Qui sono cresciuti a dismisura gli attivi stranieri detenuti dagli investitori privati e istituzionali. Al punto tale che per la prima volta è stata superata la cifra record di un milione di miliardi di yen. Solo nell’ultimo quinquennio questo importo è salito di circa il 50%. Quindi una quota sempre maggiore di giapponesi sposta i suoi capitali dai mercati nazionali a quelli oltre oceano. Il dato diventa ancora più eclatante se pensiamo che questa cifra è più del doppio dell’intero Pil giapponese. E non è che stiamo parlando di un’economia poco evoluta. Parliamo della terza economia al mondo dopo Stati Uniti e Cina.

Ma dove finiscono tutti questi soldi in fuga dal Giappone? La metà finisce in titoli azionari. A inizio estate gli investitori del Giappone avevano in portafoglio circa 453 mila miliardi di yen in titoli stranieri. Per lo più si tratta di azioni di aziende americane, mentre il 30% circa è ubicata in Europa.

Gli effetti di questa politica si fanno sentire sullo Yen, che nel frattempo ha perso il 3% contro il dollaro da inizio anno, mentre secondo i dati eToro contro l’euro addirittura ha perso il 10% (qui trovi una guida su come funziona eToro).

L’ultra-espansivismo e gli effetti finanziari

Ma pochi però comprendo quanto possa essere grande l’effetto distorsivo che queste manovre monetarie possono avere sull’economia. Già perché questo fiume di liquidi che inonda i mercati da quale parte andrà pure investito. E allora tutti si arrovellano a cercare dei rendimenti recenti.

Proprio dal Giappone arriva un esempio evidente. Qui sono cresciuti a dismisura gli attivi stranieri detenuti dagli investitori privati e istituzionali. Al punto tale che per la prima volta è stata superata la cifra record di un milione di miliardi di yen. Solo nell’ultimo quinquennio questo importo è salito di circa il 50%. Quindi una quota sempre maggiore di giapponesi sposta i suoi capitali dai mercati nazionali a quelli oltre oceano. Il dato diventa ancora più eclatante se pensiamo che questa cifra è più del doppio dell’intero Pil giapponese. E non è che stiamo parlando di un’economia poco evoluta. Parliamo della terza economia al mondo dopo Stati Uniti e Cina.

mercoledì 25 ottobre 2020

Trasporti, speranza per Alitalia: il fondo Cerberus la vuole prendere tutta

La situazione di Altitalia

Le cose però sono cambiate. Dopo aver aperto le buste s’è visto infatti che le proposte messe sul piatto riguardavano soltanto parti dell’azienda e non Alitalia nella sua interezza (proposte presentate da Lufthansa ed EasyJet). Il fondo Cerberus a quanto pare è disponibile a investire tra i 100 e 400 milioni di euro per prendere il controllo dell’intero business Alitalia. Questo comprenderebbe sia le attività di volo che quelle di terra. L’unico paletto messo da Cerberus è la possibilità di avviare un programma di profonda ristrutturazione dell’intera società. Sotto il profilo tecnico, il fondo non potrà avere più del 49%. Sarà necessario quindi allearsi con uno o più partner.

Secondo il Financial Times, Cerberus avrebbe studiato a lungo il dossier Alitalia e avrebbe avuto già dei colloqui con i commissari straordinari scelti dal governo. Pare che possa aver proposto il mantenimento di una quota pubblica nell’azionariato di Alitalia, mentre ai sindacati sarebbe sottoposta una forma di partecipazione ai profitti.
Anche se l’operazione rimane molto complessa da portare avanti, c’è un precedente significativo. Cerberus ha salvato Air Canada a inizio millennio, rilevandola quando era in amministrazione straordinaria e schiacciata da 13 miliardi di debiti. Un anno e mezzo dopo Air Canada è uscita dalla procedura di amministrazione straordinaria con soli 5 miliardi di esposizione e con i conti in ordine.

La situazione di Altitalia

Le cose però sono cambiate. Dopo aver aperto le buste s’è visto infatti che le proposte messe sul piatto riguardavano soltanto parti dell’azienda e non Alitalia nella sua interezza (proposte presentate da Lufthansa ed EasyJet). Il fondo Cerberus a quanto pare è disponibile a investire tra i 100 e 400 milioni di euro per prendere il controllo dell’intero business Alitalia. Questo comprenderebbe sia le attività di volo che quelle di terra. L’unico paletto messo da Cerberus è la possibilità di avviare un programma di profonda ristrutturazione dell’intera società. Sotto il profilo tecnico, il fondo non potrà avere più del 49%. Sarà necessario quindi allearsi con uno o più partner.

lunedì 23 ottobre 2020

Mercati finanziari, fari accessi sul meeting BCE di giovedì

Due eventi clou per i mercati finanziari

Giovedì rischia quindi di diventare una giornata spartiacque per i mercati finanziari e per il cambio euro-dollaro (prima di fare trading su questa coppia studiate bene cos’è la leva finanziaria forex trading). La fine del quantitative easing infatti porrebbe l’istituto centrale europeo lungo la scia già tracciata dalla FED, ovvero la normalizzazione della politica monetaria.

Riguardo alle aspettative degli analisti, secondo un sondaggio condotto da Bloomberg la maggior parte si attende una discesa del quantitative easing fino ai 30-35 miliardi a partire da settembre 2020. A sostegno di questa ipotesi c’è il fatto che nessuna voce contraria si è sollevata dalla BCE nei giorni scorsi, quando è stata ventilata questa ipotesi. E il rialzo dei tassi? Secondo gli analisti il primo ritocco al costo del denaro potrebbe essere attuato all’inizio del 2020.

Ma questa settimana sarà interessante anche per la Banca Centrale Usa. La corsa alla poltrona più importante della FED si è aperta, e i candidati sono Taylor e Powell. Proprio questa settimana potrebbe arrivare la decisione definitiva sulla successione di Janet Yellen alla guida dell’istituto americano, il che rende probabile un avvio di settimana a ritmo blando per l’euro-dollaro, e osservando l’indicatore macd segnali operativi non ne dovrebbero giungere molti. . Ufficialmente anche la chairwoman potrebbe aspirare alla conferma, ma in una recente intervista a Fox il presidente Trump ha fatto chiaramente capire che i candidati rimasti con maggiore chance sono ben altri, ovvero il membro della Fed Jerome Powell e l’economista di Stanford John Taylor.

Due eventi clou per i mercati finanziari

Giovedì rischia quindi di diventare una giornata spartiacque per i mercati finanziari e per il cambio euro-dollaro (prima di fare trading su questa coppia studiate bene cos’è la leva finanziaria forex trading). La fine del quantitative easing infatti porrebbe l’istituto centrale europeo lungo la scia già tracciata dalla FED, ovvero la normalizzazione della politica monetaria.

Riguardo alle aspettative degli analisti, secondo un sondaggio condotto da Bloomberg la maggior parte si attende una discesa del quantitative easing fino ai 30-35 miliardi a partire da settembre 2020. A sostegno di questa ipotesi c’è il fatto che nessuna voce contraria si è sollevata dalla BCE nei giorni scorsi, quando è stata ventilata questa ipotesi. E il rialzo dei tassi? Secondo gli analisti il primo ritocco al costo del denaro potrebbe essere attuato all’inizio del 2020.

sabato 21 ottobre 2020

Fatturazione a 28 giorni: AgCom e Sky vanno allo scontro

Il tema della fatturazione a 28 giorni ha aperto uno scontro tra l’autorità garante delel comunicazioni (AgCom) e SKY. Il colosso televisivo è stato il primo a “imitare” la pratica già in uso dalle compagnie telefoniche, ovvero quella di fatturare ogni 4 settimane anziché ogni mese. Un giochetto che a conti fatti si traduce in una spesa maggiore per cliente pari all’8% annuo, perché di fatto comporta 13 fatture l’anno anziché 12.

Mentre il Governo ha annunciato di voler intervenire con una norma che vieta questa pratica, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) va avanti nella sua battaglia e ha diffidato Sky dal proseguire, minacciando anche sanzioni. Il punto secondo AgCom non è tanto la pratica in sé, quanto le informazioni fornite da SKY ai suoi clienti.

La modifica unilaterale delle condizioni contrattuali infatti è stata resa nota agli utenti in modo poco completo e chiaro, quindi non gli è stato dato modo in maniera efficace di esercitare il diritto di recesso secondo le modalità previste dalla Legge Bersani. E inoltre tale diritto di recesso dovrebbe poter essere attuato con modalità semplici e di immediata attivazione, cosa che SKY non fa.

Il duello sulla fatturazione

Secondo l’Authority i canali informativi utilizzati dal colosso TV non hanno soddisfatto pienamente i requisiti di chiarezza, trasparenza e completezza delle informazioni. Anche se SKY ha già fatto alcuni interventi correttivi, ancora non è sufficiente. Specie in riferimento alle comunicazioni via posta.

Sky però non ci sta, ed ha già risposto con una nota in merito alla diffida di Agcom: «L’azienda ha già avuto modo di perfezionare il processo di comunicazione agli abbonati. Come riconosciuto dalla stessa Agcom, ha infatti deciso di potenziare in modo conforme alla normativa le modalità di comunicazione della modifica contrattuale». Proprio quest’ultima precisazione non è piaciuta ad AgCom, che ha sottolineato in una ulteriore nota: «L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni precisa di non aver ricevuto dalla Società alcuna comunicazione ufficiale circa le modalità di ottemperanza alla predetta diffida e di non avere pertanto operato alcun riconoscimento in proposito».

Mentre il Governo ha annunciato di voler intervenire con una norma che vieta questa pratica, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) va avanti nella sua battaglia e ha diffidato Sky dal proseguire, minacciando anche sanzioni. Il punto secondo AgCom non è tanto la pratica in sé, quanto le informazioni fornite da SKY ai suoi clienti.

La modifica unilaterale delle condizioni contrattuali infatti è stata resa nota agli utenti in modo poco completo e chiaro, quindi non gli è stato dato modo in maniera efficace di esercitare il diritto di recesso secondo le modalità previste dalla Legge Bersani. E inoltre tale diritto di recesso dovrebbe poter essere attuato con modalità semplici e di immediata attivazione, cosa che SKY non fa.

Il duello sulla fatturazione

Secondo l’Authority i canali informativi utilizzati dal colosso TV non hanno soddisfatto pienamente i requisiti di chiarezza, trasparenza e completezza delle informazioni. Anche se SKY ha già fatto alcuni interventi correttivi, ancora non è sufficiente. Specie in riferimento alle comunicazioni via posta.

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