Le forze che muovono i mercati finanziari

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Le forze che muovono i mercati finanziari

Operare nel campo del trading online è diventata l’attività più importante per coloro che cercano una fonte di reddito in rete. Questo fatto non sorprende, per diversi motivi. Come saprai vi sono svariati metodi di guadagno in rete, tutti comportano il vantaggio di lavorare comodamente da casa, ma soltanto il trading online si presenta come una vera attività professionale ed inoltre i profitti che si possono raggiungere con gli altri lavori online non sono neanche paragonabili a quelli che puoi fare con il trading.

Certo il trading online è aperto ormai a chiunque, entrare a far parte della folta schiera dei traders è molto facile, tutto ciò che serve è un capitale anche piccolo, scegliere un broker di qualità ed una strategia ed il gioco è fatto. Iniziare quindi è molto semplice ma è chiaro che poi avere successo non è un gioco da ragazzi, bisogna avere la volontà di affermarsi accrescendo sempre la propria esperienza ed il proprio grado di abilità. Per fare soldi con il trading per prima cosa bisogna imparare tutte le nozioni basilari che lo riguardano, poi dotarsi di una strategia, ma conoscere anche tutto ciò che ruota intorno all’essenziale può essere determinante per avere successo e dunque guadagnare.

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Le forze che muovono i mercati finanziari: quali sono?

Cominciamo analizzando il mercato valutario più comunemente conosciuto come Forex, il più grande e ricco mercato in tutto il mondo dove ogni giorno vengono scambiati più di 2 miliardi di dollari americani. Come già saprai il mercato valutario si basa sulle coppie di valute dette anche Pairs. Le coppie di valute come anche molti altri asset tendono a muoversi per ragioni differenti a seconda dell’arco di tempo che si osserva:

  • Lungo termine: nel lungo termine i cicli del mercato delle valute vengono determinati dai movimenti della macroeconomia e possono durare anche anni.
  • Medio termine: ciò che causa i movimenti di medio termine sono ragioni tecniche.
  • Breve termine: sul breve e brevissimo termine i movimenti di un asset finanziario pososno essere determinati anche esclusivamente da ragioni emotive.

I fondamentali si raggruppano innanzitutto in 2 grandi categorie chiamate “correnti di scambi” e “correnti di capitali”, i loro effetti sull’economia non sono immediati ma ci vuole del tempo prima che possono avere un effetto sull’economia di un Paese.

  • Correnti di scambi: quando due stati commerciano in beni e servizi questa attività genera ovviamente dei movimenti di denaro tra i due Paesi. Facciamo un esempio pratico: immagina che una compagnia Americana compri della tecnologia di alto livello dal Giappone e quindi versa un contributo di 1 milione di Dollari. Prima di comprare i beni desiderati però deve avvenire il cambio tra la moneta statunitense e lo yen Giapponese, la transazione avviene sul Forex e causerà una oscillazione facendo aumentare la domanda dello Yen e l’offerta di Dollari.
  • Correnti di capitali: questo concetto non è molto dissimile dal precedente perchè in questo caso le correnti di capitali vengono spostati non per comprare beni e servizi ma per investire il Paesi dove il tasso di ritorno di investimenti è più alto. Per capirci basta fare riferimento al mercato dei Bond e delle Azioni. Ad esempio se l’economia di un Paese sta andando particolarmente bene ci sarà una entrata di cpaitali dall’estero da parte di tutti quelli che desiderano ottenere un ritorno elevato rispetto alla loro nazione. Gli investitori in questo caso devono cambiare le monete dei loro Paesi in dollari se investono negli States, ciò comporta un aumento del prezzo del dollaro sui mercati.

Le forze che muovno i mercati finanziari nel breve termine

Come abbiamo detto nel medio termine sono motivazioni tecniche a muovere il mercato, senza contare che esse hanno un peso anche sul lungo periodo ma sicuramente minore. Nel medio periodo però la loro influenza si fa particolarmente evidente, come anche nel breve. I prezzi sembrano proprio subire l’influenza di certe geometrie del mercato, come per esempio è risaputo che vengono rispettati supporti e resistenze. Questo accade perchè numerosissimi traders conoscono ed utilizzano l’analisi tecnica. Quindi in pratica succede che se molti traders osservano lo stesso asset e lo stesso movimento del prezzo, faranno la stessa anlisi con le medesime conclusioni questo causa movimenti nel mercato prevedibili.

Forze del breve termine

Sul mercato agiscono persone, le persone per propria natura sono influenzate dalle emozioni, per questa ragione esse hanno una grande importanza negli investimenti che si operano nel trading online. I due sentimenti che lottano nell’ambito dei mercati sono 2 e sono contrastanti: la paura di perdere e l’avidità di guadagno. Forti movimenti sul mercato possono essete generati dall’emotività, dalle sensazioni che provano coloro che investono, dalle reazioni che essi hanno a certe notizie riguardanti l’andamento dell’economia. Tutto questo ha un peso determinante sugli andamenti di breve periodo. Da un momento all’altro i prezzi possono schizzare in una direzione senza apparenti motivazioni precise, la bravura del trader a quel punto sta nel riuscire a seguire la corrente per fare ottimi profitti.

Le forze che muovono i mercati finanziari: i fondamentali delle valute

Nei mercati valutari, nello specifico, sono ben noti i dati fondamentali che possono causare i movimenti delle valute, ci riferiamo in particolar modo alle notizie circa gli andamenti economici. Ecco alcuni esempi di dati che possono cambiare le cose riguardo alla coppia valutaria EUR/USD:

  • Dati occupazionali USA
  • i tassi di interesse
  • La bilancia commerciale europea e la bilancia commerciale USA. Per questi dati si intende la proporzione tra esportazioni e importazioni.
  • Afflusso di capitali negli Stati Uniti che causa rialzi nel valore del dollaro.
  • Indice della spesa negli Stati Uniti.
  • Il PIL degli USA che misura la forza delle spese al consumo.

Vediamo invece ora cosa influenza l’andamento della coppia valutaria USD/JPY, ovvero quella che comprende il dollaro americano e lo yen giapponese. Oltre a tutti i dati menzionati in precedenza per il dollaro, vi sono quelli riguardanti l’andamento dell’economia giapponese.

  • Decisioni di politica monetaria da parte della banca centrale giapponese
  • La bilancia commerciale del Giappone ovvero il rapporto tra importazioni ed esportazioni,
  • Il PIL cioè l’indice di crescita economica del Giappone.
  • L’indice dei prezzi al consumo che è un dato fondamentale pe rl’inflazione.
  • Dati circa la produzione industriale nel Paese del Sol Levante.
  • Indice della spesa dei consumatori giapponesi.
  • Il rapporto Tankan ossia una valutazione delle attuali condizioni economiche del Paese.

La volatilità una delle grandi forze dei mercati

Uno dei fattori più importanti che fa muovere il mercato è proprio la volatilità che può causare fortissime oscillazioni dei prezzi. Una volatilità elevata indica che esiste un ampio ventaglio di prezzi entro il quale si muove un’attività finanziaria. Maggiore volatilità implica maggiore dispersione delle opinioni che si hanno fra gli operatori, e viceversa. Perciò, quando la volatilità è bassa, non si ha una grande differenza di opinioni su quelli che potrebbero essere gli andamenti futuri.

Per questa ragione, se arriva un notizia inattesa ma importante, i prezzi possono variare molto. Nel gergo finanziario la bassa volatilità è associata a un qualcosa che potremmo definire stagnazione che viene a crearsi quando gli investitori in un certo senso sono troppo sicuri delle proprie opinioni. O meglio, si è troppo sicuri che la media delle opinioni sia nel giusto.

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Le forze che muovono i mercati finanziari: gli attori del mercato

Concludiamo parlando di chi effettivamente arriva ad investire sui mercati finanziari, quindi di chi effettivamente investe capitali allo scopo di trarre un profitto. Il mercato si divide in 3 categorie particolari ognuna delle quali ha un peso specifico sullo scacchiere. Ovviamente la regola generale recita che chi ha i più grandi capitali ha il maggiore potere.

  • Piccoli speculatori: la prima categoria è la nostra quella che comprende tutti noi, i cosiddetti traders retail. Anche noi abbiamo l’occasione di fare enormi guadagni investendo sui mercato grazie all’effetto leva, ma nei grandi numeri contiamo poco o nulla e non saremmo in grado da soli di far muovere i mercati, a causa dei nostri infimi capitali.
  • I commercial: la seconda categoria già si accresce di importanza ma ancora non siamo al top. Stiamo parlando di banche e fondi comuni di investimento ch e molto spesso remano contro il mercato e causano inversioni.
  • Grandi investitori: si tratta di gente che ha capitali immani da investire tanto da surclassare anche le banche e decidere in sostanza i corsi dei mercati. Le decisioni prese da questi investitori sono in grado di influenzare positivamente o negativamente l’andamento di qualsiasi asset.

La Mescolanza

Molto spesso si leggono sui giornali o si ascolta su altri media frasi del tipo: “l’evento X ha provocato la reazione Y sui mercati finanziari”. Per restare all’ attualità, oggi molti media collegavano l’andamento negativo delle borse alle scelte di Trump sulle frontiere, ma si potrebbero fare esempi tutti i giorni, più volte al giorno.
Chi fa il mio mestiere sta spesso a contatto con gli strumenti d’informazione finanziaria e si trova frequentemente davanti all’ elenco dei titoli delle notizie finanziarie.
Ogni giorno è caratterizzato dalla “notizia del giorno” ed ogni giorno nell’elenco dei titoli compare un titolo del seguente tenore: “09:36 PIAZZA AFFARI IN RIALZO SU X” dove “X” sta ad indicare la notizia del giorno che può essere qualsiasi cosa. Accade spesso, però, che dopo poco tempo la borsa cambi direzione, ed i giornalisti, con sprezzo del ridicolo, titolano “10:52 PIAZZA AFFARI IN RIBASSO SU X” dove X è esattamente la stessa frase di prima che una volta è stata usata per spiegare il rialzo della borsa e pochi minuti dopo per spiegare l’esatto opposto.
Sistemi complessi
L’errore consiste nel non comprendere in profondità i meccanismi che muovono i mercati finanziari. Sono più di 15 anni che studio i mercati finanziari e questi studi mi hanno portato ad approfondire tre campi estremamente interessanti: i sistemi complessi, la psicologica della massa, la teoria delle scelte.
La prima cosa che si comprende appena si cerca di approfondire il funzionamento dei mercati finanziari è che questi sono “sistemi complessi”. “Complessi” non nel senso comune di questa espressione (nell’uso comune “complesso” e “complicato” tendono ad essere sinonimi) ma nel senso scientifico.
Il termine “complesso” deriva dal latino “cum + plexere” che significa intrecciato, mentre il termine “complicato” deriva dal latino “cum + plicare” ovvero piegato, arrotolato insieme. La caratteristica principale di un sistema complesso, infatti, è che le sue componenti s’influenzano reciprocamente. Sono intrecciate. Non puoi agire su una parte senza agire contemporaneamente, in una qualche misura, su tutte le altre. Nel caso dei mercati finanziari, il fatto di acquistare o vendere uno strumento modifica il prezzo del titolo e questo influenza le scelte degli altri operatori.
Nei sistemi che sono semplicemente complicati, come un orologio meccanico o un microprocessore, ci possono essere tantissime parti ciascuna delle quali ha un ruolo ma non s’influenzano reciprocamente.
I sistemi complessi hanno tutti alcune caratteristiche in comune che li contraddistinguono, l’argomento è estremamente vasto e non è questa la sede per affrontarlo. Basti, in questa sede, ribadire che la prima caratteristica comune di tutti i sistemi complessi è l’impossibilità di prevedere lo stato futuro del sistema sulla base delle variazioni delle singole componenti. In altre parole è matematicamente impossibile prevedere l’andamento futuro dei mercati finanziari. Questa non è un’opinione, questo è semplicemente un fatto matematico. Fattori interni e fattori esterni ai mercati I prezzi delle varie attività finanziarie scambiate nei mercati variano in funzione di tanti elementi che influenzano la valutazione dei singoli operatori. Alcuni fattori, molto importanti, sono di ordine psicologico. Gli esseri umani non sono persone razionali, come ipotizza la teoria tradizionale dei mercati finanziari.
Altri fattori sono più interni, legati al funzionamento stesso dei mercati (si pensi, ad esempio, agli acquisti fatti a leva, ai giorni di scadenza dei contratti derivati, ai meccanismi di retribuzione e/o d’incentivazione di certi gestori e moltissimi altri aspetti strettamente legati ai meccanismi interni alla finanza).
Infine, esiste una serie di fattori esterni ai mercati che influenzano le valutazioni delle attività finanziarie. I fattori esterni sono le classiche notizie legate a fatti economici, politici, sociali, eventi naturali, ecc.
E’ importante ricordarsi che tutti questi fattori sono intrecciati insieme (cum plexere). Una stessa notizia può avere risultati completamente diversi sui mercati se il contesto nel quale viene diffusa (cioè gli altri fattori con i quali la notizia va ad intrecciarsi) è diverso.
Ad esempio, un notizia negativa in un momento di trend molto positivo e di sentimento positivo potrebbe essere del tutto ignorata. La medesima notizia in un momento di trend molto maturo, potrebbe innescare una correzione. In una fase pesantemente negativa potrebbe innescare un tracollo.
Non è possibile isolare un singolo fattore ed asserire che quello sia la causa di un determinato comportamento specifico dei mercati.
In altre parole, non solo non è possibile prevedere il comportamento dei mercati, ma non è neppure possibile stabilire con precisione, ex-post, in che misura un singolo fattore abbia contribuito ad uno specifico comportamento dei mercati.
Comportamenti tipici dei mercati: cicli e trend Da quanto abbiamo detto fin qui, si potrebbe pensare che i mercati finanziari abbiano comportamenti totalmente incomprensibili ed insondabili. In realtà sovente si muovo secondo schemi di comportamento che tendono a ripetersi, sebbene mai in forma identica. Tali schemi sono frutto dell’interazione dei tre principali fattori identificati al paragrafo precedente. Come tutti i sistemi complessi, anche i mercati finanziari sono caratterizzati da meccanismi di retroazione positiva e negativa. Ciò significa che esistono sia meccanismi che tengono a rafforzare la direzione in atto, sia meccanismi che tendono a controbilanciare la tendenza in atto.
Queste forze, che derivano dalla natura stessa dei mercati, ovvero dalle regole di funzionamento e dalle caratteristiche dei vari tipi di operatori e regolatori, determinano sia il trend, sia i cicli.
Con il concetto di trend s’intente il fenomeno in base al quale quando il prezzo di un’attività finanziaria inizia a salire è più probabile che continui in futuro. Attenzione però, perché questo è valido solo per un periodo di tempo e solo su base probabilistica. Proprio lo stesso fenomeno del trend, quando dura abbastanza tempo, spinge i prezzi troppo distanti dalla realtà ed innesca i fenomeni di retroazione negativa insiti nel mercato che tenderanno generare un trend inverso. Questo alternarsi di trend genera i cicli. Fasi nei quali i mercati sono più favorevoli alternati a fasi laterali, alternati a fasi fortemente negative ed a nuove fasi laterali per poi riprendere il ciclo.
Questi trend e questi cicli non sono d’immediata lettura.
Ho passato molti anni di studio prima di convincermi della loro reale esistenza.
Se si prende un generatore di numeri casuali e si costruisce sulla base di tali numeri un grafico, molto spesso si ottengono grafici indistinguibili da quelli dei mercati finanziari. Secondo alcuni accademici la variazione dei prezzi delle attività finanziarie sarebbero spiegabili con un andamento casuale e questo escluderebbe la presenza di trend e cicli.
In realtà le variazioni dei prezzi non sono affatto casuali, hanno semplicemente cause molto, molto complesse. In alcuni frangenti possono anche apparire casuali, ma ciò non significa che lo siano.
Cicli e trend esistono e sono il frutto dell’interazione naturale dei fattori interni ai mercati. I fattori esterni, intrecciandosi con le forze di questi ultimi, modificano l’intensità e la durata di questi cicli.
Si tratta, quindi, dell’intrecciarsi di più fattori. In assenza di qualsiasi notizia rilevante i mercati finanziari tendono a muoversi in modo ciclico, influenzati da fattori interni. La natura dei mercati finanziari, infatti, è quella di oscillare.
Ma poiché le notizie esistono sempre queste ultime s’intrecciano con i fattori endogeni ai mercati e generano tipologie di cicli e trend sempre diversi.
Il fatto che esistano cicli e trend non significa che i mercati finanziari siano prevedibili. Saper “leggere” i cicli ed i trend del mercato può aiutare a fare delle considerazioni di tipo probabilistico. Può essere d’aiuto, ma rimane l’incertezza assoluta che domina sovrana nei mercati finanziari.
In sintesi: cosa muove i mercati?
Quando sentite un giornalista o un politico dire che questa o quell’evento avrebbe provocato il rialzo o ribasso dei mercati non ci credete. Nella maggioranza dei casi i mercati finanziari si muovono per ragioni tutte loro. Spesso scendono semplicemente perché erano saliti “troppo” e salgono per la ragione opposta. Per la maggior parte del tempo i mercati salgono e scendono per ragioni endogene (tanta liquidità nei mercati, scadenze tecniche, andamento dei tassi d’interesse, aggiustamenti fra i vari mercati, ecc.).
I fatti esterni, specie quelli politici, molto spesso, sono solo “schiuma sulla cresta dell’onda”.
Ci sono alcune notizie o fatti che effettivamente cambiano le valutazioni ma molto difficilmente questi spiegano i movimenti di breve termine. Se un fatto è destinato ad incidere veramente nei mercati dispiegherà i suoi effetti nel tempo.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio

Cosa muove i mercati finanziari?

Quando si fanno scelte d’investimento ci si dovrebbe domandare: perché dovrebbe funzionare?

Firenze, 21 febbraio 2020. “Ci sono persone che sanno tutto
e purtroppo è tutto quello che sanno. ”
Oscar Wilde

“Non vorrei mai morire per le mie idee,
perché potrebbero essere sbagliate. ”
Bertrand Russell

“Chi cerca conferme le trova sempre. ”
Karl Popper

Un elemento importante per scegliere delle strategie d’investimento è farsi una propria idea su cosa faccia muovere i prezzi dei titoli scambiati sui mercati finanziari.
Usando un parolone si potrebbe dire, citando l’economista Aswath Damodaran, che bisogna crearsi una propria “Filosofia d’investimento”.
Damodaran considera la filosofia d’investimento l’”ingrediente segreto del successo negli investimenti finanziari.”
Proviamo a comprendere cosa sia e perché si ritiene così importante.
Una filosofia d’investimento è un insieme coerente di pensieri circa i mercati finanziari: come funzionano (e talvolta non funzionano) ed i tipi di errori che si ritiene possano affliggere consistentemente il comportamento degli investitori.
Questa è la definizione che Damodaran fornisce di “filosofia d’investimento”.

Semplificando un po’, si potrebbe tradurre con la risposta al titolo dell’articolo: cosa muove i mercati finanziari?

L’approccio “classico”
Gli ultimi decenni degli studi accademici sui mercati finanziari hanno visto una sorta di rivoluzione incompiuta. Gli studi sulla finanza comportamentale hanno demolito le fondamenta teoriche della “filosofia d’investimento” allora prevalente nel mondo accademico, ma non ha saputo costruirne una alternativa sufficientemente accettata e – soprattutto – in grado di fornire strumenti operativi pratici (come invece ha fatto la teoria precedente). Vediamo prima l’approccio classico, quello che a tutt’oggi, nonostante sappiamo benissimo che sia sbagliato, continua ad essere utilizzato dalla maggioranza del mondo finanziario.
Il modello classico parte dall’assunto che gli operatori finanziari siano in grado di fare scelte razionali e valutare l’utilità attesa delle proprie scelte. Il prezzo dei mercati finanziari, in sostanza, rappresenta la migliore sintesi di tutte le informazioni disponibili su quel titolo.
Il rendimento atteso del titolo dipenderà essenzialmente dai così detti “fondamentali” (ovvero l’andamento degli utili per le aziende, dei tassi d’interesse per le obbligazioni) e le variazioni da questo rendimento atteso dipenderanno dai nuovi fatti che accadranno tra il momento della stima ed il realizzarsi del flusso finanziario atteso.
Le oscillazioni del prezzo del titolo, in questo modello, sono legate alle nuove notizie che gli investitori (razionali, in questo modello) non hanno ancora valutato.
Ovviamente questa è una grande semplificazione, ma è sufficiente per apprezzare la differenza rispetto ad altri modelli.
I mercati finanziari sono ritenuti efficienti nel senso che il prezzo sarebbe la migliore sintesi di tutte le informazioni disponibili e non sarebbe possibile, per definizione, ottenere – sistematicamente – un rapporto rischio / rendimento, al netto dei costi di transazione, migliore di quello offerto dalla media del mercato.
In sintesi, la filosofia d’investimento prevalente nel mondo accademico (almeno quella che certamente lo era fino a qualche lustro fa) sostiene che i mercati siano mossi dalla valutazione dei fondamentali alla luce delle nuove informazioni che verranno “incorporate” nel prezzo da agenti razionali.

La realtà dei mercati finanziari

Questo modello teorico è distante anni luce dalla realtà dei fatti. L’aspetto più dibattuto è legato alla non razionalità degli operatori dei mercati finanziari. Vari economisti-psicologi hanno dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che gli esseri umani soffrono costantemente di “errori mentali” ricorrenti che fanno scomparire la presunta razionalità delle decisioni.
Questo è solo un aspetto del problema. I mercati finanziari sono un fenomeno sociale. Le decisioni degli altri influenzano in modo determinante l’esito della propria decisione. Non si tratta, come aveva brillantemente evidenziato Keynes, di un concorso nel quale si deve individuare “la più bella fra le concorrenti”, ma quella che sarà la più votata, ovvero “ritenuta” la più bella dalla maggioranza. Si tratta di concetti completamente diversi. Io posso ritenere che un titolo abbia i migliori fondamentali (nell’esempio: “sia la concorrente più bella”), ma se la maggioranza degli operatori non la pensa come me (e “votano” per altri), la mia scelta diventerà “sbagliata” anche se il titolo dovesse realmente avere “i migliori fondamentali”.
In un contesto del genere, contano di più i concetti di psicologia delle masse che non i problemi degli “errori mentali” individuali, che pure esistono ed incidono nel fare scelte finanziarie sbagliate.
Questo è solo un piccolo aspetto del problema.
I mercati finanziari sono anche fenomeni estremamente complessi anche nel senso tecnico-matematico del termine. Sono fenomeni caratterizzati da numerose variabili interdipendenti le une dalle altre con meccanismi così detti di “feedback” positivi e negativi. In parole più semplici nei mercati finanziari ci sono numerosi circoli virtuosi o viziosi.
Ad esempio, se il prezzo di un’azione di una banca inizia a scendere con una certa consistenza, per una serie di meccanismi, diventerà sempre più “necessario” che il prezzo continui a diminuire. E’ la stessa diminuzione del prezzo che in qualche modo “giustifica” il proseguire della diminuzione.
Ci sono poi una serie di questioni più legate alle regole ed ai meccanismi operativi con i quali si scambiano gli strumenti finanziari nei mercati.
Si pensi ad esempio agli investimenti a margine, ovvero il fatto d’investire soldi presi in prestito. Questo meccanismo gonfia i prezzi quando le cose vanno bene e contribuisce a farli scendere vertiginosamente nella situazione opposta.
Il diffondersi del trading automatico, spesso basato su regole molto simili, genera ulteriori comportamenti auto-rafforzanti, per non parlare degli strumenti finanziari derivati.
Questi aspetti, insieme a molti altri sui quali non possiamo dilungarci, sommati insieme, generano dei movimenti che prescindono completamente dalla valutazione sul valore dei titoli stessi.
Sono “forze” che possono muovere i mercati per periodi relativamente brevi che vanno da pochi minuti a pochi trimestri.
Nel lungo termine, cioè quando parliamo di anni, i fattori legati ai fondamentali dei titoli, presto o tardi, tenderanno a prendere il sopravvento.
Se un paniere molto diversificato di titoli è fortemente sottovalutato, può restare tale per qualche mese, al massimo qualche trimestre, ma certamente non resterà molto sottovalutato per anni.
Questo è vero perché nei mercati finanziari ci sono anche meccanismi che generano “feedback” negativi. Ci sono, cioè, una serie d’investitori che invece di seguire il trend applicano strategie di tipo “value” (dette anche “contrarian”) e cercano d’investire in titoli il cui prezzo è sceso irragionevolmente al di sotto del loro “valore”, dove per “valore” s’intende – in estrema sintesi – la somma dei flussi finanziari futuri attesi. Ci sono inoltre le autorità che regolano i mercati le quali cercano di applicare politiche anticicliche (che non sempre funzionano, ma altre volte sono provvidenziali) ed intervengono quando i mercati finanziari hanno valutazioni irragionevoli e rischiano di creare danni all’economia reale.

Perché è così importante avere una propria filosofia d’investimento?
Riflettere a lungo e farsi una propria idea su cosa muova realmente i mercati, aiuta più di ogni altra cosa prendere scelte d’investimento consapevoli o a valutare le proposte dei presunti esperti.
Un modo molto diffuso di fare o proporre scelte d’investimento è legarle alle notizie del momento.
Ultimamente, uno dei temi più “alla moda” è la politica fiscale di Trump e le possibili conseguenze sul mercato azionario.
Un anno fa c’erano altre notizie che catalizzavano l’attenzione e fra qualche mese ce ne saranno altre.
Prendere decisioni sulla base di notizie significa non conoscere o quantomeno sottovalutare tutti gli altri meccanismi che muovono i mercati finanziari.
Per tornare all’esempio, per quanto la riforma fiscale di Trump sia senza alcun dubbio significativa, nessuno può sapere A) quali siano i reali effetti sull’economia, e soprattutto B) quanta parte di questi effetti siano già stati incorporati nei prezzi durante i mesi nei quali la riforma è stata proposta e discussa. Inoltre, concentrare tutta l’attenzione sulla notizia non fa percepire il combinato disposto di tutti gli altri elementi che muovono i mercati (tutti quei meccanismi con feeback positivi e negativi che sono sempre in atto).

Aver riflettuto sulla propria filosofia d’investimento consente di non commettere questo genere di errori nei quali, purtroppo, continua a cadere la maggioranza degli investitori, anche professionali.

Quando si fanno scelte d’investimento ci si dovrebbe domandare: perché dovrebbe funzionare?
Se non siamo noi direttamente a fare le scelte d’investimento ma ci affidiamo a gestori, dovremmo domandargli: qual è la filosofia d’investimento alla base della proposta?
Molti di questi rimarranno probabilmente stupiti solo per la domanda. Molti non la comprenderanno neppure.
La grande maggioranza dei professionisti del settore segue inconsapevolmente la filosofia d’investimento che ho definito “approccio classico” senza neppure porsi il problema.
Diventando un investitore consapevole, una volta compreso che l’approccio classico è certamente errato, ci si potrà addentrare nella complessità dei mercati. Probabilmente se ne uscirà con poche certezze, ma un po’ di strategie più sensate rispetto all’approccio tradizionale usato dalla così detta industria del risparmio gestito basato sulla vecchia “media/varianza”.

Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio

COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

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