La settimana dell’euro è iniziata male

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La settimana dell’euro è iniziata male

Chi ha intenzione di acquistare delle opzioni binarie ForEX, investendo quindi nel mercato valutario straniero, deve tenere d’occhio anche quello che sta accadendo all’Euro. La moneta unica, infatti, viaggia su livelli bassissimi da diverse settimane e la ripresa è lontana.

La settimana borsistica italiana si apre con la considerazione di quel che è accaduto qualche ora prima sul mercato asiatico. Nel Sol Levante l’Euro ha raggiunto i livelli più bassi registrati da due anni a questa parte rispetto al Dollaro Statunitense.

Poi il rapporto EUR/USD si è stabilizzato concludendo la sua tendenza al ribasso. I mercati, infatti, erano in attesa del risultato dell’incontro dei leader europei e dei ministri delle finanze dell’Eurozona, ma con pochissime speranze sul risultato del meeting.

Gli investitori avevano basse aspettative riguardo la riunione perché avrebbe dovuto soltanto raffinare i dati di un documento già discusso in precedenza. Oggi, gli investitori hanno dato sostanza ai loro sentimenti, visto che com’era nelle previsioni, la riunione dei Ministri delle finanze UE non ha dato risultati definitivi.

L’euro si è tenuto così vicino ai livelli minimi: ieri era scambiato a 1.2225 dollari ed oggi viaggia sui 1.2294 dollari, almeno sulla piattaforma EBS. L’unico elemento in grado di scuotere queste valutazioni è l’accordo raggiunto sull’aiuto economico conferito alla Spagna per sostenere il sistema bancario iberico.

Categoria: Analisi Tecnica

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“La vera patria è quella in cui incontriamo più persone che ci somigliano.” (Stendhal).

lunedì 17 febbraio 2020

E’ iniziata la battaglia contro l’euro.

E’ iniziata la battaglia contro l’Europa dell’euro, non vi è alcun dubbio.

Ho voluto sintetizzare così, nella maniera più sintetica possibile, e immediatamente percepibile da chiunque, l’esito dei colloqui tra Monsieur Hollande e Mister Obama a Washington, non a caso accompagnati da uno stuolo di economisti di entrambe le sponde.

Intendiamoci, niente di ufficiale e clamoroso, è chiaro, nè da Washignotn nè da Parigi.

Ma la diplomazia si è già messa al lavoro e le voci cominciano a diffondersi.

Non è certo un caso che il primo media occidentale ad andare all’attacco dell’euro -in maniera frontale e dirompente- sia stato un attendibile quotidiano francese, “La Tribune” che ieri pubblicava un forte articolo firmato da eminenti economisti di quel paese che chiedono “ufficialmente” l’uscita della Francia dall’euro.

E tra i galli è iniziato subito il dibattito di fuoco.

Neanche a dirlo, da noi neppure un commento, una nota, una citazione.

Con l’unica eccezione di un sito on line “Voci dall’estero” che riporta per intero l’importantissimo articolo che qui propongo ai miei lettori.

Lo trovate sul sito originale http://vocidallestero.blogspot.it/ o ppure lo potete leggere qui di seguito .

L’articolo in questione è stato postato sull’attendibile sito web da Henry Tougha.

Eccolo :

Pensate a salvare l’Europa, più che l’euro!

Tassi di cambio interni verso la Germania: virtuali, sì, ma sopravvalutati

In Francia si aggrava il rischio-deflazione

Le richieste alla Germania vanno contro le preferenze della sua popolazione

Un periodo, gestibile, d’incertezza monetaria

*
João Ferreira do Amaral – Professore emerito di Economia e di Politica Economica all’Università di Lisbona. Ex-consigliere del Presidente della Repubblica del Portogallo.

Brigitte Granville – Prof.ssa alla Queen Mary University di Londra, dove è direttore del Centre for Globalization Research.

Hans-Olaf Henkel – Ex-Presidente della Federazione dell’Industria Tedesca (l’equivalente della nostra Confindustria, ndt). Prof. all’Università di Mannheim.

Peter Oppenheimer – “Emeritus Student” (membro ritirato) alla Christ Church, Università di Oxford, Regno Unito.

Jean Jacques Rosa – Professore emerito di Economia e Finanza al Sciences Po di Parigi. Ex-membro del Consiglio di Analisi Economica del primo ministro.

Antoni Soy – Professore all’Università di Barcellona, Spagna. Ex-Ministro dell’Industria e dell’Impresa del governo della Catalogna.

Jean-Pierre Vesperini – Professore aggregato alla Facoltà di Diritto e di Scienze Economiche. Ex-membro del Consiglio di Analisi Economica del primo ministro.

Gli autori sono tutti firmatari del Manifesto Europeo di Solidarietà – http://www.european-solidarity.eu/ – una soluzione possibile e alternativa alla crisi dell’eurozona.

European Solidarity in the face of the Eurozone crisis :

Controlled Segmentation of the Eurozone in order to
Preserve the Most Valuable Achievements of European Integration

The Eurozone crisis undermines the existence of the European Union and the Common Market

The creation of the European Union and the Common European Market rank among the greatest political and economic achievements of post-war Europe. The remarkable success of European integration was a result of a model of cooperation, which served all the member states while threatening none of them.

The Euro was believed to be another important step on the road to greater prosperity in Europe. Instead, the Eurozone, in its current form, is now a serious threat to the project of European integration.

The southern countries in the Eurozone are trapped in recession and cannot restore their competitiveness by devaluating their currencies. On the other hand, the northern countries in the Eurozone are being asked to compromise their values of prudent financial policies and act as ‘deep pockets’ expected to finance the South through endless bailouts. This situation risks the outbreak of serious social unrest in southern Europe and deeply undermines public support for European integration in northern European countries. The Euro, instead of strengthening Europe, produces divisions and tensions that undermine the very foundations of the European Union and the Common Market.

A Strategy under the auspices of European Solidarity

Our view is that the strategy that offers the best chance of saving the European Union, the most valuable achievement of European integration, is a controlled segmentation of the Eurozone via a jointly agreed exit of the most competitive countries. The euro may then remain – for some time – the common currency of less competitive countries. It would ultimately mean a return to the national currencies or to different currencies serving groups of homogeneous countries. This solution would be an expression of European solidarity. A weaker euro would improve the competitiveness of southern European countries and help them escape recession and return to economic growth. It would also reduce the risk of banking panic and the collapse of the banking systems in the countries in southern Europe, which would occur if they were forced to leave the Eurozone or decided to do so due to internal public pressure prior to an exit from the Eurozone of the most competitive countries.

European Solidarity would be additionally supported by agreeing on a new European currency coordination system aimed at preventing currency wars as well as excessive currency fluctuations between European countries.

Obviously, at least in some of the southern countries, debt reduction (haircut) would be necessary. The scale of these reductions and the costs to creditors would be smaller, though, than in a situation where these countries stayed in the current Eurozone and their economies suffered below-potential growth and high unemployment. In this way, the exit from the Eurozone does not mean that the most competitive economies will not bear the cost of diminishing the debt burden of the countries in crisis. This will happen, however, in circumstances in which such assistance would help them to return to economic growth, as opposed to the current bailouts, which lead us nowhere.

Why this strategy is so important?

Needless to say, it is in our common best interest that the European Union returns to economic growth—the best guarantee of European stability and prosperity. The strategy of a controlled segmentation of the Eurozone would facilitate this outcome in the quickest way.

22 commenti:

Ottimo pezzo Sergio. Ricordo inoltre che l’assenza di una banca centrale provoca all’Italia un megaregalo (interessi monstre) di 70/80 mld l’anno alla finanza parassitaria. Qua c’è un mio pezzo che confronta il tipico piddino presidente di associazione sul lavoro e trader finanziario e la mia risposta: http://spread-politica-economia-massoneria.blogspot.com/2020/02/usciredaeurosigrazie.html Dentro c’è anche un importante pezzo di Maffeo (sconosciuto quanto valido professore Universitario) da leggere assolutamente. Inoltre spero qualcuno mi voti e diffonda questo pezzo sul blog di Grillo e ce metta nella testa a Cazzareggio che dire che l’euro non è un problema è l’ennesima boiata liberista.Non votiamo m5s per poi finire nel calderone liberista. sarebbe averci pilotato come una mandria di imbecilli. http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2020/02/regaliamo-70-mld-lanno-alle-banche-altro-che-banlkitalia-dati-istat-condividete.html

Con “spero mi voti” (ovviamente) intendo che “pigi sulla stellina” interna al pezzo sul blog di Grillo.

è iniziato il “voltagabbanismo”. bene meglio tardi che mai, cmq la memoria mi assiste quindi.

Di grazia. a quale voltagabbanismo si riferisce? Il sottoscritto dice ciò che pensa e le assicuro che se c’è un momento in cui il m5s è forte e non conviene abbandonarlo è questo.Molti dalle mie parti parlavano di me come un candidato plausibile alle regionali. Come una persona preparatissima e pulita. Purtroppo ,basta ricercare, io per il m5s ci son sempre stato nei momenti in cui era in crisi, mentre nei momenti di esplosione (come questo) finivo sempre per allontanarmi (per il bene del m5s stesso) anche a costo di rimetterci del mio. Se il m5s si fida dei passionari che oggi ti amano e domani ti seppelliscono bene. il mio caso è l’esatto opposto. Critico semmai con coraggio Casaleggio. Uno che ho appreso da un video dice “l’euro non ha colpe è colpa degli sprechi”. Siccome è una boiata (vedasi i miei link) mi spiace ma o Grillo torna a dirigerci senza farsi mettere i piedi in testa da quel John Lennon de noantri e consultando la base sull’euro prende una posizione netta (finirebbe al 40%) o io pur continuando a votarlo (forse) non posso tacere. Se tutti facessero come me i leader riceverebbero messaggi dalla base forti seguendo il loro volere.Non solo il sistema ha ucciso il più grosso attuale partito d’Italia,quello del “via dall’euro” dividendolo e inquinandolo ma la bse del mm5s è al 80% per uscire. come mai si consulta per ogni cazzata tranne che per quello?

non era riferito a te tranquillo.

Condivido il contenuto di quanto affermato dal Sig. Marco Giannini. O i cittadini si svegliano oppure accadrà come in friuli, roma, amministrative varie, sardegna: se c’è astensionismo le cricche vincono sempre; non sappiamo quale, ma una delle due vince. Per cui tutti fuori dall’euro e parlamentari europei nuovi.

Mi associo a Giannini e aggiungo Che Se m5s continua ad essere ambiguo sul tema Euro , verra distrutto e sparira

A Genova ho sentito Grillo dire” io personalmente sono per l’uscita dall’euro ma la cosa più corretta da fare è aprire molti dibattiti per informare il più possibile i cittadini e poi decidere con un referendum”.
Mi sembrano parole più che sensate o sbaglio?
lea lia

Il giorno che si fa il referendum sull’euro , la finanza Internazionale scatenerà una tale ondata di vendite sui mercati e aumenterà lo spread in maniera che la gente si convinca che sia un suicidio uscirne utilizzando anche i media nazionali e internazionali come propaganda. Referendum sull euro é una cazzata e Grillo divrebbe saperlo

il referendum sull’euro non è legalmente praticabile; al massimo si può fare un sondaggio, il che ha un suo indubbio valore. Ciò che bisognerebbe fare è operare nella realtà cercando di diffondere “cultura argomentativa” e non parole d’ordine propagandistiche elettorali per spiegare ai cittadini che cosa sta accadendo, che cosa è accaduto, ma soprattutto come la “colpa” è anche loro per aver abboccato alla trappola trasformandosi in complici irresponsabili. Basti pensare che tra il Gennaio 2001 e Gennaio 2002, in Italia, 17 milioni di persone hanno visto aumentare il valore del proprio rogito nella casa di proprietà tra il 75% e il 180%, visto che la media è stata del 124%. Fu una pacchia. La Cultura serve non a trovare le risposte bensì a sapere come impostare le domande. Bastava chiedersi (o sentire giornalisti che lo chiedevano) “come mai le banche sono così buone da regalarci questa clamorosa pacchia a tutti quanti, anche a dei poveracci?”. Nel 2002 tutti amavano le banche. Peggio per loro, mi verrebbe da dire. Fu un amore sbagliato, ma fece molto comodo a tutti vedere il proprio piccolo appartamentino acquistato e conquistato a fatica raddoppiare di valore in 30 giorni sul mercato. Quel “disvalore”, Lo paghiamo oggi. le banche si sono riprese quelle case con tutti gli interessi composti. Nessuno allora avvertì del pericolo.

. diffondere “cultura argomentativa”.
Lei sicuramente avrà i numeri che dicono quanto seguito ha questo sito. pregevolissimo. Confronti questi numeri con quelli di una qualsiasi partita di calcio trasmessa in tv o con qualsiasi programma televisivo di intrattenimento/rincoglionimento. Io credo che 9 italiani su 10 non solo non conoscono questi argomenti ma neanche si sognerebbero mai di leggere più di 2 righe di questo post, e così per altre decine di siti di “controinformazione”. Lei sicuramente frequenterà ambienti che sono molto diversi da quelli che frequento io, modestissimo operaio, e posso assicurarle che affrontare tematiche come queste servono solo ad essere considerati come un “alieno”. Non che la cosa mi turbi più del fatto che la democrazia è anche in mano a persone profondamente incolte. Forse sarebbe ora di volgere lo sguardo alla scuola: è lì, più che nei media, che si annida il vero male della nostra società e per quanto si possa capire dal post che lei ha proposto, nella società di tutte le grandi nazioni occidentali.
stefano

Caro Stefano, è come dici tu. Ma c’è una buona notizia. Non siamo sfortunati: è sempre stato così. Nel ‘600 il grande filosofo Benedetto Spinoza, disgustato dai suoi simili e dall’ignoranza delle classi dirigenti, abbandonò ogni forma di incontro sociale e si ritirò a vivere in un modesto appartamento di Amsterdam, dove, al pian terreno aprì un negozietto di ottica. Si inventò, quindi, la sua nuova professione: molava le lenti. Parlava soltanto con gente del popolo, con i suoi clienti e due pomeriggi la settimana si metteva a disposizione e faceva seminari di filosofia aperti a chiunque ci volesse andare. Il pubblico erano, per lo più, persone modeste, analfabete. Lui gli parlava di Platone, dell’Etica. Il Re d’Olanda che lo voleva come cattedratico ed era rimasto offeso perchè lui aveva rifiutato il posto sostenendo che “non mi metto al servizio di un potere corrotto e corruttore che esegue gli ordini dei mercanti” lo definì un pazzo pericoloso per la comunità. Spinoza visse così gli ultimi anni della sua vita, da solo, chiuso in un negozietto a parlare con la gente comune. Per questo era Spinoza. Non è cambiato nulla. Basta saperlo.

Scusa Sergio, ma dove sei vissuto finora? Ti accorgi adesso che è iniziata la battaglia contro l’euro? Eppure c’eri anche tu, qualche anno fa, a Frosinone con Alberto Bagnai, Moreno Pasquinelli, Stefano D’Andrea, Gioele Magaldi. Questo è il link del tuo intervento.

per questo parlavo di “voltagabbanismo”. evidentemente ha sentito anche lui l’arrivo del “padulo” e ha iniziato a costruire il bunker :-)

Caro Fiorenzo, sono vissuto nella realtà, che non è la virtualità nè tantomeno le nostre aspirazioni. Ho comunicato che è iniziata la battaglia “ufficiale” contro l’euro perchè, a mio avviso, questa è la notizia. Prima c’erano discussioni, è diverso. In Europa non c’è mai stata nessuna battaglia a nessun livello senza che in campo vi siano anche gli intellettuali francesi e i banchieri inglesi, per tradizione consolidata importanti attori protagonisti. Gli italiani -ahinoi- hanno scelto nei secoli di partecipare all’Europa riservandosi il ruolo di “interditori di lusso”, ruolo che copriamo con eccezionale abilità e disinvoltura perchè ci consente di poter manifestare la nostra cultura politica autentica: rompere le uova nel paniere a chicchessia per poter essere invitati nelle cene segrete e partecipare ad accordi riservati nei corridoi dei palazzi. Secondo molti, questa scelta dell’Italia è stata dettata da abilità legata a istinto di sopravvivenza. Secondo altri (come il sottoscritto) ha prodotto l’incorporazione di una scelta disfacista e distruttiva che ha impedito l’affermazione di valenze creative e costruttive, di cui Silvio Berlusconi rappresenta il suo emblema più riconosciuto e riconoscibile. l’Italia non è più considerata in Europa come una nazione fondamentale nella costruzione comune, è considerata soltanto una mina vagante. La battaglia contro l’euro (secondo il mio punto di vista) è iniziata il 14 febbraio 2020 dopo che Hollande si è incontrato con la Yellen e i suoi economisti si sono visti a Londra con importanti personalità inglesi. Prendete sempre fischi per fiaschi perchè siete accecati dalla faziosità. Riconfermo il mio punto di vista. Così come ho sempre detestato i dottrinari come Enrico Letta (che nel 2000 scrisse il libro “morire per l’euro”) così ho sempre preso le distanze da coloro che odiano l’euro su motivazioni economicistiche in funzione anti-europea. Chi ama l’euro è uguale a chi odia l’euro. La mia posizione è diversa ed è elementare: “L’Euro non è l’Europa”, è una dottrina tedesca imposta al resto del continente con la forza bruta; in questo caso invece dei carri armati ci sono stati i facili fenomeni di corruzione in Grecia, Spagna, Portogallo, Italia. I tedeschi sono i grandi padri della corruzione politico-imprenditoriale dei paesi del Mediterraneo. Senza una classe politica dirigente corrotta, l’euro non sarebbe mai nata perchè l’Unione Europea sarebbe stata impostata prima sui Diritti Civili (quindi anche lavoro) e in seguito sulle banche. Tutto qui. Il che è molto diverso. Io non ho nessuna intenzione di mescolarmi con gli anti-europeisti. Mantengo la stessa identica posizione che avevo nel 1998, figurati un po’, quando la sinistra italiana e la destra italiana -soprattutto quelle estremiste- accettarono con applausi e generose donazioni la valanga di soldi che si abbattè su di loro a condizione che sostenessero il varo della moneta, voluto, sponsorizzato, alimentato, e diffuso dalla stragrande maggioranza di persone che oggi vanno in giro a cercare di raccattare pateticamente voti per formazioni, liste e partitini anti-euro; la maggior parte di queste formazioni (per non dire tutte) sono attualmente finanziate da soldi che sono stati guadagnati grazie al sostegno dato all’euro. Spero che la mia argomentazione sia chiara, chi frequenta questo blog lo sa: la mia tematica ruota intorno a due punti centrali europei: affermazione della Cultura e lotta frontale contro la corruzione, le due armi che possono affondare l’euro salvando l’Europa e rifondandola.

“Oggi va di moda, in Italia, prendersela con l’Europa e con la comunità europea nel nome di ideologie sovraniste nazionali che vengono spacciate come il vero toccasana per risolvere i problemi della società. Non è così.”

22 Gennaio 2020

“Oggi è comparso un post scritto da un blogger italiano, una persona anomala.
In parole piuttosto semplici e con argomentazioni facili da comprendere (e tantissimi succosi link come prova documentaria) ha spiegato la formazione del suicidio degli italiani, innamorati dell’idea di odiare l’Europa, convinti che uscire dall’euro immediatamente sia la svolta della vita: ciascuno ha i propri deliri.”

12 Dicembre 2020

E nei commenti al post del 12 Dicembre si legge: “L’appartenenza all’euro comporta una serie di complessi contratti di scambio commerciale che salterebbero subito, penalizzando la nazione che esce, a noi ci farebbero a pezzi subito. Il problema non è l’euro.”

Si fa sempre in tempo a liberarsi del distintivo eurista e a riciclarsi.

Riconfermo il tutto, se lei non capisce e non comprende le connessioni, mi dispiace. Infatti, “il problema non è l’euro”. L’euro è una moneta con forte valenza simbolica subliminale: è il simbolo dell’affermazione del potere della finanza globale speculativa e aggressiva. “Il vero problema è la corruzione della classe politica dirigente in tutte le nazioni del Mediterraneo”: può citarmi se lo ritiene opportuno. Mettete in piedi una classe politica adeguata, diligente, cònsona, e dopo dieci minuti avremo gli eurobonds e si apre il tavolo per rivedere i trattati abbattendo il muro del fiscal compact. Lo capisce anche un bambino.

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