L’incertezza politica pesa sulla borsa

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L’incertezza politica pesa sulla borsa

Molti ironizzano sulla coincidenza tra il tempo di carnevale e il tempo elettorale nel nostro paese ma gli occhi della politica internazionale ed europea sono effettivamente puntati sul nostro paese che sta per arrivare alle urne.

Pronti, scheda elettorale alla mano e buoni propositi in testa, gli italiani stanno per entrare nelle urne elettorali. Piazza Affari, da tempo, è stata sottoposta al test “elezioni” per capire cosa pensano gli investitori dell’uno o dell’altro risultato. Ci si chiede cioè se per i mercati sia più proficua la conferma di Monti che ha già dimezzato lo spread in un solo anno di governo, oppure se la discontinuità possa essere la scelta più efficace per il consolidamento economico del Belpaese.

In tutta questa storia, resta l’incertezza politica. Al di là delle opinioni degli investitori, i sondaggi sono molto altalenanti e non è detto che uno dei “candidati” alla presidenza del Consiglio, in effetti, ottenga la maggioranza con il suo partito.

Questa incertezza politica – com’è naturale che sia – si sta traducendo in un’incertezza finanziaria: le giornate negative per piazza Affari si susseguono e sono soprattutto i titoli bancari ed industriali a metterci lo zampino. L’indice FTSE Mib perde il 2,75 per cento e contribuiscono alla flessione i cattivi risultati di Fiat, Finmeccanica e Unicredit.

L’incertezza politica spinge di nuovo in alto lo spread che adesso si assesta intorno ai 280 punti base con un rendimento dei titoli decennali prossimo al 4,46%.

L’incertezza politica e commerciale pesa sui listini

A cura di Michele Morra (Portfolio Manager) e del Centro Studi Moneyfarm

I temi su cui i mercati stanno focalizzando la loro attenzione sono (e saranno anche nelle settimane a seguire) la politica commerciale degli Stati Uniti e l’instabilità politica del vecchio continente: nell’ultimo mese, infatti, l’incertezza in questo senso in Europa e nel Regno Unito ha avuto un progressivo aumento di intensità. Se da un lato i mercati erano già a conoscenza dell’inedito governo Lega-M5S, e quindi consapevoli dell’insicurezza della direzione che l’Italia possa prendere all’interno dell’Unione, dall’altro sono una novità l’instabilità del governo tedesco e la necessità per la Germania di trovare una dialettica più solida tra i membri della sua coalizione.

In questo contesto si inseriscono le continue divisioni del governo del Regno Unito, che sono culminate con le dimissioni di alcuni importanti membri del gabinetto di Theresa May.

Dall’altra parte dell’Atlantico tiene banco la guerra commerciale dichiarata da Trump. L’incertezza sulle politiche protezioniste rende l’amministrazione Usa un partner negoziale sempre meno credibile, con un effetto negativo sulla business confidence a livello globale.

Nonostante ciò, il contesto macroeconomico sembra tutto sommato positivo. Gli indicatori USA rimangono robusti, con una crescita stimata per il 2020 del 2.9% e per il 2020 del 2.4%, mentre l’Europa si caratterizza per un leggero rallentamento delle previsioni (2.2% nel 2020 e 1.9% nel 2020). Sono confermate le stime positive di inflazione per i prossimi 2 anni sia per Usa (2.3% e 2.6%) sia per l’Eurozona (1.6%). Diverso il discorso per le economie emergenti con indicatori macro meno positivi del previsto.

A livello globale le valutazioni dell’azionario si sono abbassate nell’ultimo periodo, con una convergenza importante verso la media storica per i listini delle economie sviluppate. L’azionario dei mercati emergenti rimane invece meno attraente viste le valutazioni comunque superiori alla media storica. L’opinione del Comitato di investimento si orienta verso l’azionario dei paesi sviluppati rispetto a quello dei paesi emergenti, più a rischio di perdita e meno propenso a sovraperformare nei prossimi mesi.

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Lato obbligazionario, si preferiscono le scadenze brevi vista l’attuale fase di rialzo dei tassi, già avviata o in fase di lancio delle varie banche centrali. Nell’ultimo periodo si sono a ogni modo venute a creare delle opportunità interessanti come i rendimenti delle obbligazioni governative USA a breve termine (2.54% a 2 anni). Tassi di interesse attraenti si individuano anche per il debito dei paesi emergenti, da monitorare e prendere in considerazione con la giusta cura a causa del rischio valutario. Diverso il discorso del debito governativo europeo, che ha ancora tassi eccessivamente bassi per il loro rischio.

Decisioni di asset allocation

Il nostro Comitato di investimento a luglio ha deliberato i ribilanciamenti per tutte le linee di gestione, con modifiche di portata limitata, viste la tenuta e la stabilità dei portafogli nella prima parte dell’anno e dato che le previsioni non hanno subito notevoli revisioni.

Per le due linee più conservative vengono introdotte le obbligazioni governative USA con scadenza a breve termine (media 2 anni), e con un coupon medio superiore al 2.5%. Inoltre viene effettuato un disinvestimento parziale in Bond Europei, a causa dei rendimenti poco interessanti. L’inserimento di Bond Governativi 1-3 anni in dollari statunitensi fa aumentare fisiologicamente la volatilità a fronte di un extra rendimento.

Sulle linee più aggressive, e quindi dove il peso dell’azionario è prevalente in termini di contributo di volatilità, il Comitato Investimenti ha deciso di ridurre l’esposizione all’azionario dei paesi emergenti, investendo la liquidità ricavata nell’azionario dei paesi sviluppati, inoltre per alcuni portafogli viene incrementata anche l’esposizione alle materie prime, viste le stime globali di inflazione in crescita.

Tensioni commerciali

A giugno nell’arena politico-economica internazionale si è decisamente alzata la temperatura. Washington ha annunciato nuovi dazi e Cina ed Europa hanno risposto. Sui giornali si parla di ‘guerra commerciale’. Non c’è un metodo scientifico per distinguere una “guerra” da quello che potrebbe rivelarsi un semplice aggiustamento delle politiche in materia di scambi e, come abbiamo già avuto modo di spiegare, non siamo eccessivamente preoccupati per gli effetti economici di medio termine di tali politiche.

Va infatti detto che, almeno per ora, le misure protezionistiche hanno riguardato un numero particolarmente limitato di merci e di tratte rispetto alla totalità degli scambi a livello globale. Per quanto riguarda l’Unione Europea, i dazi imposti su alluminio e acciaio riguardano meno del 3% del totale delle esportazioni verso gli Stati Uniti (meno dell’1% delle esportazioni totali). E se guardiamo agli Stati Uniti nel loro complesso, il loro peso sul commercio globale è attorno al 12%, cifra rilevante ma che mostra come il libero scambio globale oggi viva.

In questo contesto è legittimo che i paesi che presentano forti squilibri provino ad aggiustare la propria bilancia, il che potrebbe anche impattare sui listini e sui mercati valutari nel brevissimo termine. Insomma, la situazione va monitorata con attenzione specialmente guardando al possibile effetto contagio di alcuni settori più esposti o più ciclici. La diversificazione settoriale, a ogni modo, resta la via maestra per ridurre la propria esposizione in caso di eventuale escalation dei dazi.

La Borsa scivola sull’incertezza politica: Milano maglia nera a -1,27%. Spread a 265, rendimenti decennali in aumento, Wall Street in calo

In questo articolo
Storia dell’articolo

Questo articolo и stato pubblicato il 27 settembre 2020 alle ore 09:03.

Seduta negativa per Piazza Affari con il FTSE MIB che, dopo la giornata difficile di ieri, и tornato a indossare la maglia nera del peggior listino del Vecchio continente con una flessione dell’1,27%. Su Milano pesa l’ennesima fase di grande incertezza politica innescata dalle minacce di far cadere il governo Letta da parte del Pdl. Tra i titoli Telecom Italia non trova pace dopo l’annuncio della presa del controllo di Telco da parte di Telefonica. Ma peggio fa Tenaris che sconta il taglio a neutral del giudizio di Bank of America.

In rosso anche il resto d’Europa con DAX 30, CAC 40 e FT-SE 100 nonostante i dati sulla fiducia nel Vecchio continente non siano del tutto negativi. Negli Stati Uniti seduta in ribasso sia per lo S&P 500 che per il NASDAQ 100 con lo stallo politico sulla questione dell’innalzamento del tetto al debito che grava sul sentiment degli investitori.

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andamento titoli

Borse asiatiche generalmente positive invece con il calo del greggio e dello yen sul dollaro, a parte Tokyo dove il NIKKEI 225 ha chiuso in calo dello 0,26%. Bene invece Hong Kong (+0,35%) e Shanghai (+0,19%).

Sul fronte obbligazionario rendimenti in lieve aumento e domanda in calo all’asta del decennali. Il Tesoro ha collocato Btp marzo 2024 per 3 miliardi di euro, l’ammontare massimo prefissato. Il rendimento medio и salito al 4,50% dal 4,46% registrato il mese scorso. In rallentamento la domanda con un rapporto di copertura passato a 1,38 da 1,52 precedente. Il rendimento dei 3 miliardi di quinquennali и restato fermo al 3,38%. La domanda и invece in crescita: supera l’offerta di 1,43 volte da 1,22 dell’asta di agosto.

Lo spread tra BTp e Bund и ancora in rialzo sulla scorta delle tensioni politiche che agitano l’Italia. Il differenziale di rendimento tra decennale di riferimento italiano e omologo tedesco и salito vicino a 265 punti base. Anche il rendimento и in aumento al 4,43%.

L’euro и in rialzo largamente sopra quota 1,35 contro il dollaro, mentre il petrolio ha aperto in leggero aumento a New York, dove le quotazioni salgono a 103,07 dollari (+0,04%).

Sul fronte macro il clima di fiducia delle imprese italiane a settembre и salito per la terza volta, con l’indice a quota 83,3, il valore piщ alto da luglio 2020, ovvero da oltre un anno. Lo rileva l’Istat, sottolineando come tuttavia il livello resti basso. Il miglioramento comunque tocca tutti i settori, con la manifattura ai massimi da due anni (agosto 2020).

La fiducia delle imprese europee sull’andamento dell’economia и rimasta pressochй invariata a settembre secondo l’indice Bci della Commissione Europea. A settembre l’indicatore и quindi confermato a quota -0,20 punti. La nota della Commissione mette in evidenza un miglioramento delle aspettative dei manager di impresa sulla produzione e sul portafoglio di ordini per l’export. In misura minore crescono le aspettative sul portafoglio ordini complessivo. Male invece le valutazioni sulla produzione giа realizzata.

Forte balzo a settembre dell’indice di fiducia economica misurato dalla Commissione Europea (indice Esi) che sale per l’eurozona a 96,9 con un incremento di 1,6 punti. Il dato и superiore alle attese del mercato (stima di consenso a 95,9). Il dato per l’intera Unione mostra un balzo di 2,4 punti con l’indice che sale a 100,6. Bruxelles in una nota sottolinea come l’indice per l’intera Ue sia tornato sopra la media di lungo periodo per la prima volta dal luglio del 2020.

I redditi personali in Usa, ad agosto, sono cresciuti dello 0,4%, in linea con le attese degli analisti. Lo rende noto il dipartimento del Commercio statunitense.
Le spese per consumi personali sono invece aumentate dello 0,3%.

Nel secondo trimestre il Pil della Francia и salito dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, su base annuale la crescita economica и pari a +0,4%, un numero migliore della stima preliminare (+0,3%).

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