L’economia Europea a crescita zero secondo i dati Eurostat

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L’economia Europea a crescita zero secondo i dati Eurostat

È stata nuovamente confermata da Eurostat la battuta d’arresto dell’economia avutasi in Europa: nel secondo trimestre infatti il Pil ha registrato una crescita zero in confronto ai tre mesi precedenti, stando a un primo aggiornamento dei dati che sono stati appunto diffusi da Eurostat, in linea con quanto già riportato nella stima preliminare. Nei primi tre mesi dell’anno il Pil aveva fatto registrare un piu’ 0,2 per cento. Nel paragone su base annua il Pil ha segnato un piu’ 0,7 per cento, evidenziando in questo modo un rallentamento dal piu’ 1 per cento del primo trimestre.

A far sì che ci fosse un indebolimento del quadro, stando ai dati che sono stati messi a disposizione dall’ente di statistica Ue, sono stati soprattutto gli investimenti e l’andamento delle scorte delle imprese. Al contrario, è andata bene nei comparti in cui i consumi delle famiglie hanno dato un contributo positivo alla crescita, mentre il commercio con l’estero ha invece dato un impatto neutro.

L’Italia risulta essere tra i soli cinque paesi dell’intera Unione europea ad aver fatto registrare un calo del Pil, pari allo 0,2 per cento, ma con la grande compagnia della Germania, prima economia dell’area che anche essa a sua volta ha fatto registrare una contrazione della stessa portata. In Francia il Pil è invece restato invariato su base congiunturale. Se si guarda all’insieme dell’Ue a 28 si è registrato un più 0,2 per cento tra il primo e il secondo trimestre e un più 1,2 per cento su base annua, di conclude Eurostat.

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Eurostat. Germania a crescita zero e anche l’Europa rallenta. La Cina spaventa l’Europa

  • In Economia
  • 15 Febbraio 2020
  • Redazione_Ue
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K metro 0 – Bruxelles – Sul fronte del Pil si susseguono notizie sempre più allarmanti con lo sfondo di un virus cinese che spaventa in maniera crescente. La frenata di Pechino potrebbe infatti raggiungere anche il 5% negli scenari peggiori, come pronostica uno studio di Intesa SanPaolo. Anche l’Italia naturalmente non è immune. E

K metro 0 – Bruxelles – Sul fronte del Pil si susseguono notizie sempre più allarmanti con lo sfondo di un virus cinese che spaventa in maniera crescente. La frenata di Pechino potrebbe infatti raggiungere anche il 5% negli scenari peggiori, come pronostica uno studio di Intesa SanPaolo. Anche l’Italia naturalmente non è immune. E nella sua periodica congiuntura flash il centro studi di Confindustria parla di un’Italia senza crescita anche nel primo scorcio del 2020 con export in difficoltà, occupati stabili, segnali contrastanti sui consumi, mentre manca il credito alle imprese e ci sono dubbi sulla crescita degli investimenti. E queste condizioni sono decisamente influenzate anche dai rischi crescenti in arrivo dalla Cina in emergenza sanitaria. A preoccupare è poi la frenata della locomotiva tedesca con Berlino ormai in stagnazione. Il Pil della Germania ha infatti mostrato nel quarto trimestre del 2020 una variazione nulla rispetto al trimestre precedente, deludendo le attesedegli analisti che si aspettavano una crescita dello 0,1%. Il dato evidenzia poi un rallentamento rispetto al +0,5% del primo trimestre 2020, alla contrazione dello 0,2% nel secondo trimestre e una risalita dello 0,2% nel terzo trimestre del 2020. Sull’insieme dell’anno il Pil della Germania è salito dello 0,6%. Dati inferiori alle attese e commentati con cautela dai principali analisti.

Il prodotto interno lordo dell’area euro è salito dello 0,1%, dato destagionalizzato, nel quarto trimestre del 2020 rispetto al terzo, segnando una crescita dello 0,9% rispetto al quarto trimestre del 2020, comunica Eurostat. L’aumento congiunturale è in linea con il consensus, la media delle attese degli analisti, mentre quello congiunturale è leggermente peggiore delle previsioni. Nell’intero 2020 il Pil dell’Eurozona è aumentato dell’1,2%. Nell’Ue a 27 il Pil è salito dello 0,1% congiunturale nel quarto trimestre e dell’1,2% tendenziale; la crescita nell’intero anno è stimata all’1,4%. Negli Usa il Pil è salito dello 0,5% congiunturale e del 2,3% tendenziale nel quarto trimestre, rispettivamente cinque volte tanto e oltre il doppio rispetto all’Eurozona. Migliora la bilancia commerciale dell’area euro. Nel dicembre 2020 l’Eurozona, sempre secondo Eurostat, ha esportato beni nel resto del mondo per 186,1 miliardi di euro, in aumento tendenziale del 4,8%, importando merci per 163 miliardi, in crescita dell’1,1%, registrando un avanzo di 23,1 miliardi, rispetto ai 16,3 miliardi del dicembre 2020. Il commercio all’interno dell’area euro è salito a 145,5 miliardi in dicembre, +1% rispetto ad un anno prima. Il numero degli occupati è aumentato dello 0,3% nell’area dell’euro e dello 0,2% nell’UE a 27 nel quarto trimestre del 2020, rispetto al trimestre precedente.

Nel terzo trimestre del 2020, l’occupazione è cresciuta dello 0,1% in entrambe le zone, rileva Eurostat. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, l’occupazione è aumentata dell’1,0% nell’area dell’euro e dello 0,9% nella UE27 nel quarto trimestre del 2020, dopo rispettivamente + 1,0% e + 0,8% nel terzo trimestre 2020. Secondo una stima della crescita annuale per il 2020, sulla base di dati trimestrali, l’occupazione è cresciuta dell’1,1% nell’area dell’euro e dell’1,0% nell’UE27.

“L’economia tedesca rimane bloccata tra un solido consumo privato e un settore manifatturiero paralizzato in particolare dalle guerre commerciali”, commenta Carsten Brzeski, capo economista di Ing per la Germania. “L’economia tedesca è di fatto in stagnazione dall’estate del 2020”, aggiunge, spiegando che “l’impatto del coronavirus sull’economia cinese potrebbe ritardare qualsiasi rimbalzo nel settore manifatturiero tedesco”. E la frenata cinese potrebbe essere più ampia del previsto. Il Pil nel 2020, potrebbe fermarsi sotto il 5%, al 4,9%, se il numero dei contagiati dal coronavirus continuasse a salire e le misure di prevenzione si prolungassero anche nel secondo trimestre prevede la Direzione Studi di Intesa Sanpaolo che effettua una preliminare revisione al ribasso delle previsioni di crescita del Pil della Cina da un precedente 5,8% a 5,4% per il 2020 nello scenario di base. A pesare in particolare una frenata temporanea dei consumi privati e degli investimenti dal lato della domanda, e dell’attività manifatturiera e dei servizi dal lato dell’offerta. E secondo gli analisti di Intesa San Paolo i rischi nello scenario di base sono al ribasso sia per la Cina sia per il resto del mondo, considerato il grado di integrazione economica e finanziaria tra i paesi: e le prospettive sono peggiori rispetto a quelle registrati nel 2003, al tempo dell’epidemia di Sars.

L’economia europea rallenta: il pil cresce solo dello 0,4%

Lo dimostrano i dati Eurostat. Crescita zero per Italia, Francia e Finlandia. Bene i paesi dell’Est. Frena anche la Germania

Rallenta la crescita del pil in Europa: dopo l’aumento di 0,5% registrato nel primo trimestre 2020, nel secondo la crescita è stata di 0,3% nella zona euro e 0,4% nella Ue-28. Lo comunica Eurostat, che per l’Italia conferma la crescita zero già diffusa dall’Istat (qui gli ultimi dati dell’Istituto di Statistica)

Su base annuale il pil dell’Eurozona è salito di 1,6% e quello dell’Ue-28 di 1,8%, rallentando anche in questo caso sull’1,7% e 1,9% del trimestre precedente. In Italia la crescita annuale è confermata a 0,8%.

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I Paesi a crescita zero
Italia, Francia e Finlandia sono gli unici Paesi europei con la crescita ferma nel secondo trimestre del 2020. Sotto la media Ue (+0,4%) anche Austria (+0,1%), Grecia e Lituania (+0,2%), mentre volano i Paesi dell’Est: Romania (+1,5%), Ungheria (+1%), Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca (+0,9%). Bene anche la Spagna (+0,8%), mentre rallenta anche la Germania (+0,4% dopo lo 0,7% del primo trimestre).

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