Italia quanto vale il lavoro minorile

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Lavoro minorile, nel mondo 152 milioni di bambini vittime di sfruttamento

Diritti

Se vivessero tutti in unico Paese, costituirebbero il nono Stato più popoloso al mondo: sono i 152 milioni di minori tra i 5 e i 17 anni, 1 su 10 al mondo, vittime di sfruttamento lavorativo, di cui quasi la metà – 73 milioni – costretti a svolgere lavori duri e pericolosi, che ne mettono a rischio la salute e la sicurezza, con gravi ripercussioni anche dal punto di vista psicologico.

Alla vigilia della Giornata Mondiale contro il lavoro minorile che si celebra il 12 giugno, puntiamo i riflettori sui milioni di bambini a cui viene sottratta l’infanzia, allontanati dalla scuola e dallo studio, privati della protezione di cui hanno bisogno e dell’opportunità di costruirsi il futuro che sognano.

il lavoro minorile in Italia

Questa terribile piaga non risparmia neanche l’Italia dove, solo negli ultimi due anni, sono stati accertati più di 480 casi di illeciti riguardanti l’occupazione irregolare di bambini e adolescenti, sia italiani che stranieri. Un numero senza dubbio sottostimato a causa della mancanza, nel nostro Paese, di una rilevazione sistematica in grado di definire i contorni del fenomeno. Basti pensare che secondo l’ultima indagine sul lavoro minorile in Italia, diffusa dalla nostra Organizzazione e Associazione Bruno Trentin nel 2020, i minori tra i 7 e i 15 anni coinvolti nel fenomeno erano stimati in 260.000, più di 1 su 20 tra i bambini e gli adolescenti della loro età.

il lavoro minorile nel mondo

Nonostante i progressi significativi compiuti negli ultimi 20 anni, il mondo è ancora lontano dal raggiungere l’obiettivo di sradicare ogni forma di lavoro minorile entro il 2025, come previsto negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, e in base al trend attuale, in quella data, vi saranno ancora 121 milioni di minori vittime di sfruttamento lavorativo.

Del totale dei minori vittime di sfruttamento lavorativo oggi presenti al mondo, 79 milioni hanno tra i 12 e i 17 anni di età, mentre 73 milioni sono molto piccoli, tra i 5 e gli 11 anni, e quindi ancor più vulnerabili ed esposti al rischio di conseguenze sul loro sviluppo psico-fisico. Quasi la metà del totale (72 milioni) si trova in Africa, con Mali, Nigeria, Guinea Bissau e Ciad che fanno registrare le percentuali più alte di bambini tra i 5 e i 17 anni coinvolti nel lavoro minorile. In questi Paesi, infatti, lavora più di 1 bambino su 2; quasi 1 su 3 (29%) se si considera l’area dell’Africa subsahariana dove, rispetto al passato, la lotta al lavoro minorile non soltanto non ha fatto registrare alcun miglioramento ma, al contrario, ha visto un incremento del fenomeno.

i progressi

Complessivamente negli ultimi vent’anni sono stati tuttavia compiuti significativi passi avanti per contrastare il fenomeno, come evidenziato nella nostra recente pubblicazione “Rapporto sulla condizione dei bambini nel mondo”. Nel 2000, infatti, il lavoro minorile coinvolgeva 246 milioni di bambine e bambini, 94 milioni in più rispetto alla situazione attuale, progressi che hanno riguardato soprattutto Asia centrale e Europa Orientale.

Evasione fiscale, lavoro nero e illegalità. I numeri dell’economia che vale 210 miliardi di euro

Fra evasione fiscale, lavoro in nero e attività illegali, nel 2020 l’economia italiana non osservata è valsa circa 210 miliardi di euro. Sono le ultime stime di Istat, che pubblica ogni anno un rapporto in cui prova a calcolare quanto vale la parte di economia del nostro Paese che non è possibile osservare direttamente.

Si tratta di un valore in salita “dell’1,5% rispetto all’anno precedente”, un aumento però più lento rispetto alla crescita dell’economia italiana nel complesso: “l’incidenza dell’economia non osservata sul PIL si è perciò lievemente ridotta portandosi al 12,1% dal 12,2% nel 2020, e confermando la tendenza in atto dal 2020, anno in cui si era raggiunto un picco del 13%”.

La diminuzione rispetto al 2020, scrivono gli autori, è interamente dovuta alla riduzione del peso della componente riferibile al sommerso economico (dal 11,2% al 11,1%), mentre l’incidenza dell’economia illegale resta stabile (1,1%)”.

Gli anni 2020 e 2020 hanno rappresentato un picco, rispettivamente, per l’evasione fiscale e il lavoro irregolare, che da allora sono poi calati.

Il rapporto consente anche di distinguere fra settori economici, per capire quali sono gli ambiti più problematici. Dal punto di vista della frequenza di evasione fiscale, lavoro irregolare o attività illegali vere e proprie, a emergere in questo sono i servizi alle persone. Da tenere sott’occhio anche l’ambito che include commercio, trasporti e magazzinaggio, servizi e ristorazione, in particolare per quanto riguarda la presenza di attività illegali e sottodichiarazione fiscale.

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I servizi alle persone rappresentano probabilmente il settore in cui attività sommerse sono più frequenti, ma si tratta comunque di una parte piuttosto piccola del totale. La parte del leone, nell’economia sommersa, arriva invece proprio da commercio, trasporti e magazzinaggio, alloggi e ristorazione – attività che insieme da sole valgono oltre il 40% del sommerso totale stimato.

Nel 2020 i lavoratori irregolari sono stati, si stima ancora, circa 3 milioni e 700mila. Come nota il rapporto, “il ricorso al lavoro non regolare da parte di imprese e famiglie è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano”.

La maggior parte di queste persone si concentra in un numero relativamente piccolo di settori. Come anticipato, i principali in questo senso sono i servizi alle persone e commercio, trasporti e magazzinaggio, alloggi e ristorazione.

Le attività illegali vere e proprie, che comprendono l’acquisto di droga, la prostituzione e il contrabbando di sigarette, sono invece valsi nel complesso consumi per 20,3 miliardi di euro – in effetti 0,9 miliardi in più rispetto all’anno precedente.

La crescita delle attività illegali, ricorda ISTAT, è determinata prevalentemente dal traffico di stupefacenti. Nel 2020 Il valore aggiunto sale a 14,4 miliardi di euro e la spesa per consumi raggiunge i 15,7 miliardi di euro. Nel corso dell’intero periodo l’incremento medio annuo per entrambi gli aggregati è di circa 5,8 punti percentuali”.

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Ultimi commenti
Valerio | 6 dicembre 2020 alle 9:18

C’è un errore nella tabella “I servizi alle persone sono fra i settori più problematici”. Le attività illegali “vere e proprie” non vengono svolte, ovviamente, nei settori economici legali (costruzioni, commercio, …). La voce che avete chiamato “attività illegali” è in realtà una componente residuale costituita prevalentemente dalle mance.

Franco | 23 ottobre 2020 alle 10:53

Sarebbe interessante sapere se questi dati sono valutati dall’Agenzia delle entrate, Dogane e GdF per definire le loro strategie; secondo me (v. Recuperi per poche migliaia di € per lettera) no!

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Italia: quanto vale il lavoro minorile

L’Italia, vuoi per la crisi, vuoi per il fatto di avere avuto uno sviluppo economico molto particolare, resta l’osservato speciale nell’Europa contemporanea. Di recente un altro rapporto cerca di influenzare la considerazione del nostro paese, quello sul lavoro minorile. Entriamo nei dettagli del lavoro dell’Associazione Bruno Trentin e di Save the Children.

L’Associazione Bruno Trentin e Save The Children hanno spiegato che nel nostro paese ci sono circa 30 mila ragazzi che non hanno ancora compiuto 15 anni e vivono in condizioni definite “pericolose”. In realtà, non sono bambini che abitano zone fatiscenti o sono marginalizzati ma si tratta di bambini-lavoratori, impiegati nella ristorazione, nella vendita, nel lavoro di campagna.

I baby lavoratori sono inseriti nel 18,7 per cento dei casi nel settore della ristorazione, nel 14,7 per cento dei casi nel settore della vendita e nel 13,6 per cento dei casi nel lavoro di campagna. Una situazione, quella descritta nel rapporto, che risulta molto più estesa al Sud che nel resto del territorio italiano.

In totale, considerando la giovane popolazione compresa tra i 7 e i 15 anni, scopriamo che dell’insieme fanno parte 260 mila lavoratori. Nella maggior parte dei casi hanno ereditato l’occupazione dei genitori, ma in tutti i casi, la mansione ricoperta è destinata ad influire sul loro modo di essere e far parte della società.

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