Il trading speculativo sui tassi

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Il trading speculativo sui tassi

Con Trading Speculativo si intende lo sfruttamento di uno o più vantaggi statistici in modo costante e ripetuto al fine di trarre profitto sui mercati finanziari. Offriamo dunque un Corso di Trading per operare in maniera profittevole in borsa e in particolare sul mercato delle valute (forex), sul mercato delle azioni, dei derivati, futures, dei contratti per differenza, delle obbligazioni e delle commodity.

La metodologia insegnata nel corso di trading consiste nell’analizzare gli andamenti dei mercati di borsa avvalendosi della “confluenza di eventi” e prendendo posizione realizzando piccole perdite sulle operazioni “errate” e grandi profitti sulle operazioni corrette.

Il nostro obiettivo è dunque quello di insegnarti ad operare in modo professionale sui mercati finanziari al fine di trarre profitto e minimizzando nel contempo i rischi.

A differenza del Trading a Capitale Garantito il Trading Speculativo è un’attività rischiosa che può comportare dunque perdite. E’ un’attività difficile, non adatta a tutti ma in compenso ha potenzialità di profitto enormi.

La strategia in questione permette di operare su ogni mercato e su ogni sottostante, è possibile fare trading e speculare sulle valute, mercato forex, sui futures, sulle commodity, sulle azioni, sui cdf, sulle obbligazioni e sui tassi di interesse.

Il trading speculativo sui tassi

L’attivazione di nuovi indici, generalmente, è un’anticipazione del lancio di nuovi strumenti finanziari (future, option, Etp, certificates) che li utilizzano come sottostante.

Anche nel caso degli indici Srvx e Vxtyn, che vanno ad accrescere la gamma degli indicatori di volatilità c’è dunque da attendersi nuovi prodotti derivati che consentano agli investitori di prendere posizione sugli sviluppi attesi, in termini di volatilità, nel mercato del reddito fisso. Prodotti che sulla scia delle vicissitudini dei titoli sovrani e le conseguenti tensioni sui tassi di interesse rappresentano uno strumento di diversificazione del portafoglio, nonché di copertura del rischio per strategie di investimento sui titoli obbligazionari.

Anche se, attualmente, non esistono prodotti derivati basati su indici di volatilità sul fixed income, il Cboe (Chicago Board Options Exchange), uno dei più grandi mercati dei derivati al mondo, ha annunciato di voler sviluppare future e opzioni sul Vxtyn. Essi saranno quotati entro la fine di quest’anno o l’inizio del prossimo. Nel contempo è facile prevedere che nel prossimo futuro vengano lanciati anche Etp e certificates con sottostante gli indici Vxtyn e Srvx arricchendo la già ampia gamma di mezzi finanziari a replica passata esistenti.

A fne 2020, un tutto il mondo c’erano 34 Etf con l’indice Vix sottostante, che gestivano quasi 3,4 miliardi di dollari. Nello specifico, il numero dei partecipanti al mercato è cresciuto di gran lunga dal 2009, quando è stato quotato l’iPath S&P 500 Vix Short-Term Futures Etn. Il patrimonio, la liquidità e il flusso di ordini conseguenti sui prodotti con sottostanti il Vix hanno attratto molti operatori tipicamente non associati al trading sulla volatilità.

Il trading speculativo sui tassi

La domanda che ci viene fatta più spesso e che ognuno si fa quando si avvicina al mondo del trading e dei mercati di borsa è: si può vivere di trading?

Vivere di trading, vivere di trading e vivere di trading è questo che echeggia nella mente degli aspiranti traders retail.

Ci si riesce in altre parole a ricavare profitti e stabilità economica in modo tale da mantenere se e la propria famiglia?

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Molti brokers e formatori vendono la “professione” del trading nei mercati del forex, delle azioni, delle materie prime, dei futures per cui la domanda è legittima.

In questo articolo potrai scoprire finalmente la verità.

Il mercato del forex è una grande truffa? il trading è un utopia? un raggiro?

Prima di rispondere specifichiamo che il team di Finanza Libera è composto da traders ed analisti di banche d’investimento (le cosiddette banche d’affari) e di hedge funds (fondi speculativi) per cui conosciamo in modo professionale sia per la pratica acquisita sia per gli studi: il settore trading, il settore dei broker, la contabilità e la statistica.

Facciamo inoltre un importante distinzione, da un lato esistono i traders professionisti delle banche d’investimento e dei fondi speculativi che lavorano con denaro dei clienti e delle banche e dall’altro i traders retails ossia quelli autonomi che lavorano con denaro e mezzi propri.

Fatte queste doverose premesse passiamo alle verità sul trading che vi lascerà perplessi ma che vi aiuterà a fare scelte importanti nella vostra vita.

Ecco la prima verità del trading: nel settore trading professionale non esistono traders senza remunerazione fissa.

Ogni trader ha un determinato fisso mensile ed annuale (RAL, reddito annuale lordo) tra l’altro abbastanza cospicuo, polizza sanitaria, benefit ed importanti bonus collettivi ed individuali legati chiaramente alle performance del portafoglio gestito. Per cui il trader retail parte molto svantaggiato rispetto al professionista, non solo deve munirsi di capitale proprio, deve prendersi i rischi sul proprio capitale, deve provvedere alla propria formazione ma anche essere privo della remunerazione fissa mensile. Lo stress psicologico aumenta ancora di più.

La seconda verità del trading: il trading non genera flussi di cassa.

Gli investimenti in azioni generano flussi di cassa come i dividendi, gli immobili generano i canoni di locazione, le obbligazioni le cedole, così per le licenze e i brevetti e per le royality. Il trading invece non genera flussi di cassa, i profitti devono essere prelevati necessariamente dal capitale.

Visto che il trading non genera flussi di cassa questo genera un’anomalia di money management, sarà difatti necessario prelevare i profitti nelle fasi di guadagno. Il trader retail dovrà periodicamente ritirare parte dei profitti dal capitale destinato al trading proprio nel momento sbagliato ovvero nella fase di crescita del capitale.

Una legge assoluta del money management impone l’antimartingala (ovvero il contrario della martingala) e cioè occorre aumentare la size delle operazioni in fase di profitto e ridurla in fase di perdita. Nel trading retail, il trader vivendo dei propri profitti è costretto a diminuire la size del capitale e quindi delle posizioni proprio nelle fasi di profitto, per non parlare degli sprovveduti che alimenteranno invece il conto nelle fasi di perdita cadendo quindi nella trappola della martingala ovvero uno dei peggiori nemici del trading (errore: non diminuire la size in fase di perdita).

La terza verità del trading: il trader retail deve essere ben capitalizzato.

Il trader retail per potersi mantenere esclusivamente grazie al proprio trading deve già essere munito di un capitale sufficiente. Per cui iniziare con poche migliaia di euro diventa un impresa frustrante, difficoltosa e dall’esito improbabile.

La quarta verità del trading: più il trader si focalizza nel trading di breve termine e minori possibilità ha di spuntarla.

L’entità dei profitti è direttamente proporzionata al time frame prescelto per l’operatività per cui più si fa trading di breve termine e più i profitti in termini di punti saranno ridotti. Questo comporterà un utilizzo maggiore della leva con due ordini di problemi, l’aumento del rischio e il maggior l’impatto delle commissioni che spesso a loro volta sono a leva (infatti nel forex il principale costo della transazione è lo spread, cosa succede se si usa la leva? che lo spread aumenta in leva).

Avere ad esempio uno stop loss di 4 pips e uno spread di 2 rende la situazione molto più complessa rispetto ad avere uno stop loss di 100 pips.

Nel prima caso infatti lo spread è il 50% dell’intero stop loss, nel secondo caso il 2% (già tanto) quindi con stop larghi e quindi con orizzonti temporali più lunghi lo svantaggio statistico dei costi di transazioni (spread, slippage, commissioni) impatta meno per cui ripetiamo più breve è la scala di trading e più sarà difficile.

Facciamo un altro esempio. Se ho un conto da 10.000 euro e compro un mini lotto e lo spread è 2 pips pagherò due 2 dollari di spread, se uso invece 10 lotti pagherò 200 dollari di spread. Ecco come la leva vale anche per le commissioni.
La leva agevola più il broker che il trader.

La quinta verità del trading: tutti i traders che hanno raggiunto un minimo di “fama” hanno altre attività.

Chi scrive libri, chi diventa testimonial del broker, chi tiene seminari, chi vende segnali operativi, chi fa gestione e chi formazione.

Il trading intensivo ad un certo punto diventa noioso, ma le altre attività vengono fatto soprattutto per stabilizzare i profitti e per aumentarli.

Se un trader è così bravo a generare profitti perché? si dedica ad altro?

La sesta verità del trading: non sappiamo quanto dureranno i vantaggi statistici che utilizziamo.

Per fare trading sfruttiamo in modo costante e ripetuto dei vantaggi statistici. Questi ci fanno guadagnare ma non abbiamo idea di quanto possano durare questi vantaggi e quando possa cambiare il contesto.

Ad esempio negli anno 80 vi era una discrasia statisticamente a compra le azioni alla fine del mese solare, infatti ad ogni fine mese vi era un rally del mercato azionario dovuto agli acquisti dei fondi comuni di investimento che investivano il nuovo denaro raccolto quasi sempre a fine mese, lo stesso per i fondi pensione raccolti dai lavoratori dopo l’accredito dello stipendio a fine mese. Queste circostanze comportavano un vantaggio statistico, anche in fasi ribassiste vi era comunque un rialzo dei mercati azionari dovuto all’incremento di domanda di titoli in quel periodo di tempo. Ebbene tale vantaggio non esiste più in quanto i gestori hanno modificato la tempistica delle entrate spalmandola nell’arco del mese oppure scegliendo date differenti.

Il trader retail dunque “vive alla giornata” oggi sfrutta questo vantaggio statistico, domani un altro e dopo domani un altro ancora.

Il trader professionista invece conta degli uffici di studio e ricerca della propria banca o fondo che gli fornisce nuove tecniche, nuovi report e vantaggi statistici.

La settima verità del trading: il cigno nero è sempre dietro l’angolo, prima o poi arriverà.

Il cigno nero è un evento catastrofico distruttivo, un terremoto, uno tsunami come ad esempio quanto accaduto con il franco svizzero il 15 gennaio 2020.

Quel giorno EUR/CHF all’apertura quotava 1,20 circa per poi crollare in chiusura a circa 0,97, quel giorno l’escursione del movimento è stato di 2.300 pips. Altri casi recenti hanno riguardato anche lo yen, la sterlina e la lira turca. Questi movimenti enormi spazzano via ogni stop loss e spesso ogni margin call.
Un altro cigno nero può essere anche una serie di piccole perdite molto più lunga del consueto. Potrebbe essere anche un accadimento in ambito famigliare o personale che fa commettere un errore grossolano (magari l’assenza di stop loss con una leva esasperata) ma che comporta la distruzione del conto o del psiche.

L’ottava verità del trading: non abbiamo statistiche circa i traders retail.

Non ci sono albi, non ci sono numeri ufficiali circa questa categoria di professionisti. E’ quindi difficile stimarne la quantità.

La nona verità del trading: il rischio di cadere nella ludopatia e nella dipendenza del trading è alta.

Nessuno ne parla ma è uno dei rischi più grossi e concreti. Il trading può creare dipendenza patologica.

La decima verità del trading: nel lungo termine il mercato batte la maggior parte dei traders e parte dei professionisti.

Di recente è entrata in vigore una norma che impone ai broker di indicare il numero di traders perdenti sul proprio sito.

Guardando i vari siti dei broker leggiamo che circa 80% dei cliente è in perdita. Non conosciamo i dati del restante 20% che potrebbe essere in profitto anche di poco.

I dati aggregati ci dicono inoltre che in tema di investimenti i mercati in genere battono in media e sistematicamente i traders retail, nel senso che comprare e tenere in portafoglio un indice (attraverso un ETF o un fondo comune di investimento) è più redditizio che comprare, vendere, comprare e vendere ancora.

Gli stessi dati ci dicono che anche parte dei professionisti viene ciclicamente battuta dai semplici mercati.

Per cui il trader retail deve essere abbondantemente più scaltro della media per guadagnare oltre l’indice di riferimento.

L’undicesima verità del trading: nel trading professionale non si utilizza una leva troppo alta.

Negli ambienti delle banche d’affari lo sanno tutti, la leva aiuta e amplifica i profitti ma un suo uso eccessivo è controproducente per cui anche le aspettative di profitto vanno ridimensionate.

Alla luce di quanto scritto, dunque alla domanda: “si può vivere di trading?”

Rispondiamo che è tecnicamente e teoricamente possibile ma su migliaia di persone riusciranno in poche e che la vera domanda da porsi a ns avviso è: “conviene investire nel progetto professione trading retail full time?”

“conviene investire nel progetto trading retail part time?”

In linea di massima crediamo che non valga la pena fare solo trading full time.

Crediamo nel trading, ma in quello professionale (banche d’affari e fondi speculativi) e nel trading par time.

Il trader full time ha due costi opportunità, ovvero due mancate entrate derivanti dallo svolgere la propria attività.

La prima è l’interesse sul proprio capitale che in genere in Economia si calcola utilizzando i tassi di interesse dei titoli di stato. Se si dedicano 100.000 euro al trading infatti e in questo momento i tassi sono del 3% netto sui btp a 10 anni si hanno già 3.000 euro l’anno da recuperare.

La seconda è il mancato guadagno del tempo dedicato al trading full time. Un impiegato medio guadagna 1.400 euro al mese per 14 mensilità che corrispondo a circa 20.000 euro l’anno circa.

Il trader full time in questo esempio dovrebbe superare quindi di gran lunga il rendimento netto di 23.000 euro l’anno (costo opportunità del capitale di 3.000 euro e il costo opportunità del tempo per 20.000 euro) affinché valga la pena svolgere l’attività.

A ns avviso deve almeno triplicare i rendimenti per valer la pena di fare questa attività (in quanto rinuncerebbe ai contributi previdenziali, all’indennità di malattia, etc. ). Il rendimento minimo dovrebbe quindi essere del 70% annuo affinché valga la pena fare questa professione con un capitale di 100.000 euro.

Quanti sono in grado di guadagnare da subito il 70% all’anno, quanti sono dotati di un capitale di 100.000 euro da subito se non lavorano?

L’optimum invece a nostro avviso è avere un fisso mensile base come ogni trader professionista di banca d’affari derivante da entrate da lavoro dipendente, o da altra attività autonoma, o altra rendita e fare trading par time e non di brevissimo termine.

In questo modo si ha un flusso di cassa base e costante, si può lasciare crescere il capitale destinato al trading senza fare continui prelievi per necessità e quindi sfruttando l’antimartingala, non si ha lo stress mentale e finanziario, non si perder troppo tempo inutile e dannoso davanti ai monitor e si ottimizza l’attività di trading.

Ricapitolando il nostro pensiero: si può vivere di trading ma è più conveniente avere altre entrate, è più conveniente e meno stressante lavorare su time frame più lunghi, è più conveniente avere un conto dedicato al trading senza effettuare continui e periodici prelievi.

Consigliamo inoltre e assolutamente di avvicinarsi al trading con la tecnica di Trading a Capitale Garantito ove non ci sono rischi sul capitale iniziale di subire perdite. Questo per conservare il capitale finanziario ma anche il capitale emotivo e mentale.

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