Il futuro degli USA in prospettiva fiscal cliff

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Il futuro degli USA in prospettiva fiscal cliff

Il futuro dell’America è appeso al timore del baratro fiscale. Sembra questa la normale deduzione dopo l’osservazione dell’andamento della borsa di Wall Street e del Vecchio Continente all’annuncio di Obama sulla soluzione trovata. In realtà adesso si deve controllare l’agenda finanziaria.

L’agenda finanziaria americana è molto fitta di appuntamenti che sono legati al fiscal cliff e che potrebbero incidere sul mercato delle opzioni binarie. Sicuramente c’è da valutare la fine dei tagli fiscali che aveva introdotto Bush Jr, che alla fine del 2020 dovrebbero portare un incremento della tassazione dei lavoratori americani del 2 per cento.

Come analizzato in precedenza, questo aumento della pressione fiscale dovrebbe andare di pari passo con una depressione dei consumi a stelle e strisce che potrebbe incidere negativamente sulle borse di tutto il mondo. Ma non basta, in futuro ci sono altri appuntamenti da non perdere.

Sicuramente il taglio della riduzione del 2 per cento delle imposte sui salari, che erano destinati ai disoccupati, avranno un effetto negativo sul mercato del lavoro americano. Poi c’è da considerare per il 2020 l’introduzione delle Tasse Alternative Minime per 26 milioni di famiglie, tra le più ricche del paese.

Da aggiungere a questi dati anche l’idea della Casa Bianca di ridurre i finanziamenti per l’Ente federale per la gestione delle emergenze, l’idea di ridurre i fondi per il Dipartimento istruzione e per altri enti. Ogni anno così dovrebbero rientrare in cassa circa 800 miliardi di dollari.

Come incide il fiscal cliff sul mercato delle opzioni

Il pericolo del baratro fiscale per gli Stati Uniti ha inciso parecchio sull’andamento dei mercati. Il fatto che l’amministrazione Obama abbia saputo raccontare una prospettiva positiva all’America ha entusiasmato sia Wall Street sia le borse del Vecchio Continente.

La fiscalità è un argomento molto dibattuto a livello finanziario perché dalla capacità di spesa dei cittadini dipende molto del flusso di consumi di un paese. Sicuramente i dati fiscali e le prospettive a riguardo dell’America sono destinate a definire dei trend che devono essere sottoposti alla lente d’ingrandimento di chi investe in opzioni binarie.

Entro la fine dell’anno c’è almeno un appuntamento da mettere in agenda: la fine dei tagli e delle agevolazioni fiscali introdotte dall’amministrazione di Bush Jr. In realtà questi tagli dovevano finire nel 2020 ma sono stati prolungati di due anni dopo un lungo braccio di ferro tra il presidente Obama e la componente repubblicana del Congresso.

La fine dei tagli fiscali preoccupa molto la popolazione americana e soprattutto i lavoratori che vedranno decrescere del 2 per cento il loro potere d’acquisto. Di conseguenza i consumi americani si fletteranno e gli investimenti americani all’estero potrebbero diminuire. Tutti gli indicatori appena citati possono essere oggetto di una scommessa tramite l’acquisto di opportune opzioni binarie.

Il Congresso approva la soluzione a breve termine, il Fiscal Cliff

Dopo il dramma che circondava il “Fiscal Cliff” (aumento dell’imposizione fiscale e tagli al bilancio pianificati per entrare in vigore nei primi mesi del 2020), la Camera dei Rappresentanti ha approvato mercoledì un provvedimento legislativo che ha impedito la cosiddetta “caduta nel baratro”. Sottolineiamo che l’intesa raggiunta da Democratici e Repubblicani ha impedito un ingresso immediato dell’economia degli Stati Uniti in una fase di recessione, provocando un forte aumento degli indici dei mercati azionari globali subito dopo l’annuncio dell’accordo. Tuttavia, è importante ricordare che c’è ancora molto lavoro da fare per risolvere la questione fiscale degli Stati Uniti, in quanto l’accordo raggiunto rivela l’esistenza di numerosi problemi.

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Il primo problema è il rinvio dei tagli alla spesa pubblica. L’accordo attuale si concentra principalmente sulle tasse, mentre sono state rinviate le decisioni relative ai forti tagli al bilancio. Dato che i primi tagli laterali per 110 miliardi di dollari avranno automaticamente effetto nei primi giorni di marzo, per i leader degli Stati Uniti sarà necessario discutere e risolvere la questione fra due mesi.

Il secondo problema riguarda il mancato incremento del “tetto del debito”. Fra poche settimane la quota del debito del governo degli Stati Uniti dovrebbe raggiungere il limite consentito dalla legge, ossia 16.400 miliardi di dollari, dopodiché il governo non avrà alcuna possibilità di continuare a raccogliere fondi sui mercati. Dobbiamo notare la prospettiva che il dibattito sull’aumento del “tetto del debito” sarà piuttosto cruento. È probabile che i repubblicani che hanno “perso” la battaglia sul Fiscal Cliff sfruttino ora la questione del “tetto del debito” per forzare l’amministrazione Obama ad introdurre ulteriori tagli alla spesa pubblica, in particolar modo nel settore dell’assistenza medica e nei programmi di sicurezza sociale. D’altra parte, il presidente Obama ha dichiarato che i tagli al bilancio non saranno negoziati con i repubblicani e che la risoluzione del problema del “tetto del debito” necessiterà di una riforma fiscale, piuttosto che l’introduzione di tagli alla spesa.

Quello riguardante l’aumento del “tetto del debito” sarà il quinto dibattito su questioni fiscali negli ultimi due anni. Anche se all’ultimo momento, in ciascuna delle precedenti discussioni i politici hanno sempre raggiunto un accordo su una soluzione.

Le reazioni delle agenzie di rating: dopo che l’accordo è stato raggiunto, Moody ha dichiarato che per mantenere il rating degli USA allo stesso livello di quello attuale dovranno essere prese ulteriori misure. Moody ha inoltre osservato che “La nostra posizione è aspettare e vedere quale sarà l’esito di tutto questo nei prossimi mesi, prima di prendere qualsiasi decisione su una eventuale revisione o conferma del rating. Si tratta di un passo importante, ma è solo il primo passo” – aggiungendo che “la mancanza di ulteriori misure di riduzione del deficit potrebbe influenzare negativamente la valutazione”. S&P ha invece osservato che l’accordo raggiunto non ha alcun effetto sul rating “negativo” del credito degli Stati Uniti, e che i politici hanno un sacco di lavoro da portare avanti.

Economia globale: miglioramenti negli USA e in Cina, recessione in Europa e Giappone

La scorsa settimana è stata caratterizzata dal PMI (Purchasing Managers Indices), rapporto pubblicato in tutto il mondo. Nel mese di dicembre il PMI manifatturiero globale è leggermente aumentato fino a toccare i 49,8 punti. Mentre per quanto riguarda Stati Uniti e Cina il PMI indica una probabile espansione industriale, in Europa e in Giappone indica invece una ulteriore contrazione economica in vista. Oltre al PMI, qui sotto riportiamo i principali dati rilasciati la scorsa settimana.

USA: la maggior parte dei dati economici degli Stati Uniti pubblicati la scorsa settimana sono stati positivi. I dati sul mercato del lavoro degli Stati Uniti (PFN) relativi allo scorso dicembre hanno indicato che l’assunzione di lavoratori del settore privato non è stata influenzata dalle preoccupazioni sul Fiscal Cliff, in quanto gli investimenti netti nel settore privato sono stati maggiori del previsto. Inoltre, nel corso degli ultimi tre mesi, il numero di ordini alle fabbriche negli Stati Uniti (esclusi i trasporti) è aumentato ad un tasso annuo del 9,9% (a fronte di un incremento di un solo 1,2% registrato lo scorso anno), mentre l’ISM non manifatturiero è fortemente aumentato rispetto alle previsioni, portandosi al livello più alto dal febbraio 2020.

Europa: i dati economici provenienti dall’eurozona continuano a segnalare un clima di recessione. La stima finale del PMI relativo al settore industriale indica una leggera flessione, portandosi a un livello di 46,1 punti. Il corrispondente indice relativo al settore dei servizi ha registrato un certo aumento nel mese di dicembre, attestandosi a un livello di 47,8 punti (contro i 46,7 di novembre), sostenendo un aumento del PMI composito di tutti i settori dell’eurozona (47,2 punti, contro i 46,5 di novembre). Nonostante questo aumento, l’indice ponderato continua a rimanere al di sotto della soglia di 50 punti per l’11° mese consecutivo, e il suo livello indica l’imminenza di una ulteriore contrazione dell’economia dell’eurozona.

Rapporti sull’economia ed eventi della settimana

Questa settimana sarà resa nota una serie di dati importanti, come i seguenti:

Martedì: indicatore della fiducia dei consumatori nell’eurozona, relativo a dicembre (nessun cambiamento previsto); indicatore del sentimento dell’economia, relativo a dicembre (previsto un lieve aumento); rapporto sulle vendite al dettaglio, relativo a novembre e i dati sul tasso di disoccupazione nell’eurozona (previsto un lieve aumento fino all’11.8%)

Mercoledì: produzione industriale in Germania (novembre)

Giovedì: decisione sui tassi di interesse della BCE (nessun cambiamento previsto)

Venerdì: dati sul Bilancio commerciale degli Stati Uniti e Cina (novembre), dati sull’inflazione in Cina (CPI, PPI)

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