Fiat cosa succede all’azienda italiana

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Fiat: cosa succede all’azienda italiana

Fiat è un nome che in Italia riporta alla mente il passato industriale del paese, non è solo l’azienda automobilistica nostrana, anche perché a ben vedere, dalla delocalizzazione della produzione in poi, di italiano nella Fiat è rimasto ben poco. Se poi si considera l’affare Chrysler, il gioco è fatto.

Marchionne, che di recente è finito sulle prime pagine di tutti i giornali perché si è aumentato lo stipendio nonostante la crisi economica, ha presieduto in questi giorni l’assemblea degli azionisti del gruppo Sgs parlando quasi esclusivamente dei target finanziari della FIAT anche per il 2020.

L’Ad di Fiat, per esempio, ha confermato che per il primo trimestre dell’anno in corso, il trading profit del Lingotto sarà inferiore ai dati dell’anno scorso riferiti allo stesso periodo. E l’origine di questa flessione sembra essere in una crisi delle vendite.

In realtà alla Fiat è successo quello che è accaduto anche alla Apple: uno dei prodotti considerati di punta, non ha avuto il successo sperato e la crisi delle vendite ha intaccato i bilanci dell’azienda. Nel caso della Fiat, il prodotto in questione è la Jeep Liberty che è stata lanciato nel primo trimestre dell’anno scorso.

Gli obiettivi per il 2020, quindi, sono ricavi tra 88 e 92 miliardi di euro, un utile di gestione ordinaria tra 4 e 4,5 miliardi di euro e un utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro.

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Fiat Punto, pi� venduta a Marzo. E al posto di Termini un parco Disney della Fiat

La Fiat Punto di nuovo tra le auto pi� vendute in Italia. E a Termini Imerese.

A marzo la Punto torna nella top 20 delle auto pi� vendute in Italia. Un successo che la riporta ai vecchi fasti visto che � stata lanciata per la prima volta nel 1993. Nel 1995 � stata auto dell’anno

La Fiat Punto risulta essere l’auto più venduta a Marzo. Ma a Termini si tema la totale chiusura per far posto al primo proco Disney in Italia con tutti i pro e conro. E poi si attende la nuova gamma in arrivo

Quando è stata lanciata per la prima volta sul mercato, era il lontano 1993, la Fiat Punto dimostrò di avere nel proprio Dna le stimmate della vittoria e del successo. Il suo design accattivante, la rivoluzionaria scelta fatta riguardo le luci posteriori la proiettarono quasi immediatamente in cima ai desideri degli automobilisti di tutto il mondo. Che, dopo due anni, la incoronarono auto dell’anno sancendone la definitiva consacrazione confermata dai nove milioni di esemplari venduti in tutto il mondo fino ad oggi.

Fiat Punto tra le 20 auto più vendute a Marzo

Un successo che ha saputo resistere alle crisi che il gruppo Fiat ha attraversato in questo quasi trentennio e all’usura del tempo tornando finalmente tra le 20 auto più vendute a marzo in Italia. Una scalata di ben undici posizioni visto che lo scorso anno la Punto si era piazzata trentunesima. La spiegazione più plausibile di questo aumento sostanziale delle vendite della Fiat Punto potrebbe essere legato a una promozione molto interessante che ha riguardato la popolare vettura proprio a marzo.

Fiat dalla Disney a Termini

E se Marchionne, nonostante questo successo, ha già fatto sapere che non ci sarà una nuova generazione di Fiat Punto fa discutere la possibilità che la Fiat potrebbe lasciare definitivamente lo stabilimento di Termini Imerese in Sicilia. Al suo posto dovrebbe nascere un parco giochi della Disney. Se la struttura verrà realizzata e se non verrà abbandonata a sé stessa come molto spesso accade in questa parte di mondo, potrà essere un importante volano per l’economia dell’isola.

C’è molto fermento intorno sull’Investor Day di Balocco, quando Fiat Chrysler Automobiles metterà le carte sul tavolo e svelerà quali sono le sue intenzioni da qui ai prossimi cinque anni. Sono allora attesa le novità dei brand sotto il suo ombrello ovvero i modelli possibili che verranno annunciati il primo giugno. L’aspetto curioso in tutta questa vicenda è anche un altro ovvero la parallela attenzione per le auto che non saranno presentate. Come dire, c’è talmente tanta carne sul fuoco e le indiscrezioni sono così numerose da dare il via a un processo di scrematura. E così, provando a raccogliere le anticipazioni che circolano a un mese e mezzo di distanza dal giorno fatidico, sembra che sia destinata a rimanere alla porta l’Alfa Romeo Giulia Sportwagon ovvero la variante allungata della popolare berlina. Ma si tratta appunto di una ipotesi in cerca di conferme.

Tra Alfa Romeo e Fiat

Alla base di questa decisione, che potrebbe disorientare considerando che Sergio Marchionne aveva fatto da apripista a questa possibilità, c’è il timore dei ristretti confini di mercato. Alla Alfa Romeo Giulia Sportwagon potrebbero essere interessati solo gli automobilisti europei e di conseguenza la strada seguita è quella della prudenza. Diverso è invece il caso dell’Alfa Romeo Giulia Coupé, rispetto a cui l’hype è invece piuttosto alto. E se non sarebbe da mettere in conto la nuova generazione di Fiat Punto, lo stesso dovrebbe dirsi per Fiat 500 XL..
La nuova Fiat Punto 2020 non dovrebbe essere prodotta a Pomigliano, come si credeva e in molti speravano, ma nello stabilemento di Kragujevac in Serbia dove già si produce la Fiat 500L. Ma la fabbrica italiana dovrebbe avere, romai quasi sicuramente, la produzione della cosidetta Mini Jeep, un mini Suv che è l’unico modello di cui si l’ufficialtà in quanto è stato anticipato dal responsabile di Jeep, Mike Manley, nello scorso salone di Detroit.

E la fabbrica migliore per costruirlo, quella più adatta, sia come conoscenze del personale che come infrastruttura tecnica è quella di Pomigliano dove c’è la Fiat Panda 4×4 la cui meccanica dovrebbe essere molto vicina.

Vi potrebbero essere, secondo indiscrezioni, due nuovi Suv, non uno solo e quest’ultimo potrebbe andare anch’esso in Serbia. Oppure il secondo Suv non sarebbe altro che la versione minore dell’Alfa Romeo STelvio, ma a questo punto andrebbe probabilmente ad essere realizzata a Mirafiori. Infine, la produzione dalla Panda, dovrebbe essere spostata a Tichy in Polonia, come aveva già fatto intendere Marchionne, quando aveva spiegato che le auto di gamma elevata, le più complesse da assemblare, sarebbe state fatte in Italia

Alfa Romeo-Maserati un grande unico polo premium

Il passaggio è destinato a passare alla storia anche se i due marchi sono adesso sotto lo stesso ombrello di Fiat Chrysler Automobiles. Fino a pochi anni fa nessuno avrebbe mai immaginato che Alfa Romeo e Maserati potessero essere riuniti in un solo brand. Stando a quanto trapela, sarebbe proprio questa l’intenzione di Sergio Marchionne.

E che qualcosa stia bollendo in pentola sarebbe dimostrata dalla sostituzione di Reid Bigland in favore di Tim Kuniskis nel ruolo di ceo di Alfa Romeo e Maserati. Spetterebbe proprio a lui mettere a punto le strategie di unione dei due marchi e portare a compimento questo percorso.

Dovrebbero essere accorpati i comparti di comunicazione, logistica, acquisti e risorse umane di Alfa Romeo e Maserati. E tra la scelta di Modena e Milano come sede del quartier generale, la decisione sarebbe caduta sulla città emiliana. Il primo giugno Sergio Marchionne annuncerà il nuovo piano industriale a Balocco e quella potrebbe essere l’occasione giusta per avere conferme (o smentite).

Suv Compatto Alfa Romeo

Quello che è certo, è un dato, un elemento che è preossocchè sicuro ovvero che la Fiat Punto non sarà più prodotta. A questo punto al suo posto che cosa ci sarà negli stabilimemti di Melfi?

C’è un comunicato, nel quale Fca ha spiegato che a Melfi verranno prodotti tre auto. Quindi, oltre la Jeep Renegade e la Fiat 500X ce ne sarà un altro. E non sarà una nuova Fiat 500 Punto, come Marchionne ha confermato, perchè l’idea è quella di salire come livello e segmento di mercato auto

A questo punto, vedendo anche le caratteristiche dello stesso stabilimento si potrebbe pensare, che saranno prodotti solo crossover, dunque, un nuovo SUv Alfa Romeo ci potrebbe stare. E secono sempre indiscreioni sarebbe un auto che sarebbe prodotta al posto dell’Alfa Romeo Mito e sarebbe un veicolo compatto sportivo

Due nuovi Suv

Vi potrebbero essere, secondo indiscrezioni, due nuovi Suv, non uno solo e quest’ultimo potrebbe andare anch’esso in Serbia. Oppure il secondo Suv non sarebbe altro che la versione minore dell’Alfa Romeo STelvio, ma a questo punto andrebbe probabilmente ad essere realizzata a Mirafiori. Infine, la produzione dalla Panda, dovrebbe essere spostata a Tichy in Polonia, come aveva già fatto intendere Marchionne, quando aveva spiegato che le auto di gamma elevata, le più complesse da assemblare, sarebbe state fatte in Italia

E c’è anche l’addio al diesel

Sono anche tanti altri i segnali che lasciano capire come il prossimo Investor Day possa realmente caratterizzarsi come storico. Perché piaccia o meno, ma lo stesso Sergio Marchionne potrebbe annunciare che i motori diesel diventeranno presto un ricordo e che da questa scelta non si tornerà più indietro. Si tratta di una decisione aziendale che andrebbe perfettamente in linea con quelle degli altri produttori. Alla base ci sono ragioni ambientali, condivise a livello internazionale.

Significa in buona sostanza che varierà l’opzione di scelta per i brand Alfa Romeo, Fiat, Jeep e Maserati, sempre molto richiesti dagli stessi utenti italiani. E anche in questo caso, il palcoscenico individuato per la conferma di questa strategia dovrebbe essere appunto l’Investor Day del primo giugno in occasione dell’illustrazione del piano industriale Fca a soci e azionisti.

Ci sono trattative interne: i 27 rappresentanti dei lavoratori

In questo contesto tutto proiettato al futuro, che le organizzazioni sindacali hanno eletto i 27 rappresentanti dei lavoratori per la fabbrica Fca di Termoli. Entrano nel Consiglio di fabbrica Michele Pizzi, Flaviano Alfieri, Marco Travaglini, Riccardo Mascolo, Pasquale Carriero, Bruno Cianciosi, Giancarlo Ferrazzano, Marco Laviano, Franco Mugnano, Massimo Rossetti, Giuseppe Vasile, Francesco Guida, Maurizio Ciarla, Lindo Suriani, Peppino Sacchi, Leo Amato, Michele Barile, Nico Catalano, Nunzio Amicone, Giovanni Mercogliano, Antonio Pascucci, Carmen Fraraccio, Domenico Guida, Clemente Mastrogiacomo, Antonio De Carlo, Adolfo Zampino e Romolo Manuele. A conti fatti, hanno ottenuto voti due sigle delle quattro concorrenti ovvero Uilm con il 47% e 128 suffragi e Aqcf con il 41% e 112 voti complessivi.

Ulteriori indicazioni dal piano quinquennale

Mentre Sergio Marchionne chiuse l’operazione di fusione tra Fiat e Chrysler, c’era qualcuno che storceva il naso. Ma a distanza di qualche anno la straordinaria capacità visionaria del manager italiano è stata premiata dai risultati visto che quell’operazione ha permesso all’azienda automobilistica italiana di riprendere vigore ed evitare la scomparsa. Un destino che sarebbe stato ineluttabile analizzando l’evoluzione di un mercato che vede competere gruppi sempre più grandi. Il successo di Fca è conclamato dal piano industriale in preparazione e che mostrerà al mercato un’azienda dinamica e in piena forma che proverà a conquistare altre fette di mercato grazie ai suoi modelli che hanno fatto dell’innovazione la priorità assoluta. La Jeep, in questo processo sarà in prima fila.

Sembra passato un secolo dai tempi in cui la Fiat rischiava grosso. Un’azienda che appariva ormai decotta, incapace di mutare pelle e di adattarsi alle novità di un mercato che concedeva sempre meno ai piccoli gruppi industriali nazionali, residuato di quel capitalismo novecentesco inghiottito da una globalizzazione spietata che poi è quella che governa ancora l’economia globale. L’intuizione e la capacità manageriale di Sergio Marchionne impedì che quel destino si compisse ed oggi, grazie alla fusione con Chrysler Fca è una delle aziende più solide nel panorama internazionale.

Più solida e anche più dinamica come dimostrano le novità contenute nel piano industriale in preparazione. A partire, per esempio dal nuovo modello della Jeep Cherokee, sempre in prima fila nella stagione del riscatto o regionali come l’inedita interpretazione del robusto pick-up Ram 1500. Modelli destinati ad ampliare il raggio d’azione del più internazionale dei brand di Fca, che si affaccia nel 2020 puntando a vendere oltre due milioni di vetture.

Marchionne parlando a Detroit in occasione di uno dei saloni per l’auto più importanti del mondo ha sottolineato che il successo di Jeep, sempre in prima fila nella strategia di rilancio dell’azienda italiana diventata una multinazionale, è uno dei principali fautori dell’indipendenza di Fca da legami con altri gruppi automobilistici e che l’azzeramento del debito è a portata di mano ma, soprattutto, ha aggiunto il capitolo riguardante Ferrari che, nel 2020 darà alla luce il suo primo Suv.

Suv o crossover Ferrari?

Tuttavia saltano sempre alla memoria le parole del presidente Marchionne rilasciate a Bloomberg, nel passaggio in cui ammetteva di essere ben oltre il considerare se produrre un Suv. Come dire, quello che vedrà la luce sarà una vettura realmente speciale, in grado di distinguersi dalla concorrenza, ma sempre andando nel solco della tradizione e della riconoscibilità. Una Ferrari appunto. E definirla solo Suv potrà apparire terribilmente riduttivo.

E qui entrano in gioco incertezze, speculazioni e desideri. Si tratterà di un Suv o di un crossover con prestazioni sicuramente elevate e finiture di lusso e perfette su strada? C’è già chi ha coniato un nuovo termine per inquadrare il nuovo veicolo made in Maranello: Fuv ovvero Ferrari utility vehicle con motore 8 cilindri a V da oltre 4 litri e 600 cv di potenza per differenziarlo dal Suv cioè Sport Utiliy Vehicle.

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