Che futuro avrà il Bitcoin

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Che futuro avrà il Bitcoin?

Che futuro avrà il bitcoin?

L`Autorità Bancaria Europea rilascerà in giornata pesanti dichiarazioni su BITCOIN, la valuta che ha entusiasmato i mercati nelle ultime settimane.

Aggiornamento ottobre 2020

Il fine delle autorità sarebbe quello di mettere in guardia gli investori rispetto alle importanti fluttuazioni della moneta che ha visto valori fra i 340$ ed i 5,240$ nelle ultime settimane, sottolineando oltre all’esposizione al rischio “hacker” anche la mancanza di tutela a livello legale sui portafogli virtuali.

La Banca Popolare Cinese all’inizio del mese ha dato disposizioni perchè il proprio sistema bancario non autorizzi o conceda alcuna garanzia per transazioni con Bitcoin in attesa che venga stabilito un quadro regolatorio per la moneta virtuale.

Il futuro di Bitcoin sembra dunque legato all’introduzione di un quadro regolario che possa per lo meno limitare il coinvolgimento con attività criminali o rendere i portafogli elettronici meno sensibili in ambito di antiriciclaggio, come per altro richiesto poco tempo addietro anche dalla Fed.

Nel frattempo la giornata si è aperta positivamente per questa strumento, il rialzo dovrebbe proseguire fino al livello 6,000$ con possibile inversione di trend oppure allungamento fino alla forte resistenza psicologica subito sotto 6,050$.

Nel frattempo la giornata si è aperta positivamente per questa strumento, il rialzo dovrebbe proseguire fino al livello 6,000$ con possibile inversione di trend oppure allungamento fino alla forte resistenza psicologica subito sotto 6,050$.

I dati rilasciati ieri che hanno visto i sussidi di disoccupazione in aumento sul mercato del lavoro USA, hanno spinto EUR\USD fino sopra la resistenza di 1.1800, hai massimi dallo scorso Ottobre. In nottata il cross ha ritracciato fino al minimo di 1.1737 sulla scia dei rumors che vodrebbero un avvio delle sedute preparatorie al tapering già la prossima settimana. Le contrattazioni si sono aperte con un forte segnale di ipervenduto e la previsione per la giornata è pertanto di un nuovo rialzo con resistenza stabile subito sotto 1.18$.

Durante la sessione asiatica il $ ha toccato il nuovo massimo degli ultimi 5 anni su USD\JPY a 103.90 Yen portando l’apprezzamento nel corso dell’ultimo mese a ben 4.6%. Secondo gli analisti questo forte trend rialzista dovuto in parte alla debolezza dello yen, non si sarebbe ancora espresso completamente e potrebbe vedere nuovi massimi a ridosso del prossimo meeting della Fed. Mentre il medio periodo vede ancora una preferenza per posizioni rialziste, in mattinata il cross dovrebbe ritracciare con primo supporto a 102.90 yen e successivo a 102.40.

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Anche su GBP\USD abbiamo visto ieri un recupero del $ fino a 1.6318 valore che potrebbe tornare in mattinata a seguito di un’apertura di contrattazioni piuttosto incerta che vede tuttavia preferenza per posizioni rialziste con resistenza a 1.6400.

Alle 14:30 verrà rilasciato il dato sull’Indice dei Prezzi alla Produzione USA.

Bitcoin: l’halving 2020 avrà un effetto violento sulla supply circolante

In un articolo pubblicato oggi cointelegraph ricostruisce una discussione avvenuta qualche giorno fa su twitter riguardo al prossimo halving (il dimezzamento della ricompensa per i miners) del 2020; in molti, infatti, sono convinti che questo evento, che avviene periodicamente e proseguirà anche in futuro, produrrà un forte rialzo del prezzo così come del resto è sempre avvenuto fino ad oggi. Alcuni membri di spicco della comunità hanno calcolato che col prossimo halving la quantità di nuovi bitcoin messi in circolo calerà di 63mln di dollari ogni settimana (il calcolo è fatto sulle quotazioni attuali); con il prossimo dimezzamento, che dovrebbe arrivare intorno alla primavera del prossimo anno, la ricompensa che i miners riceveranno per la loro attività passerà da 12.5BTC ad appena 6.5BTC. Recenti studi basati sul modello Stock-to-Flow confermano questa linea di pensiero e certificano che nel momento in cui la ricompensa per i miners diminuisce il prezzo di bitcoin deve necessariamente aumentare; non fosse così, infatti, l’attività mineraria non sarebbe più remunerativa e la rete inizierebbe a perdere nodi. Nel corso del 2020, ad esempio, molti minatori hanno dovuto continuare a svolgere la loro attività in perdita; questo si giustifica solo sulla base del fatto che i minatori sapevano che avrebbero potuto vendere le loro scorte in futuro a prezzi più vantaggiosi, cosa che è effettivamente avvenuta. Occorre però rimarcare che minare in perdita può essere molto pericoloso perché comunque bisogna sostenere i costi, non esattamente trascurabili, dell’attività e non sono poche le piccole miniere che hanno dovuto chiudere i battenti nel corso del 2020 riuscendo a stento a restare in pari e non facendo quindi in tempo ad aspettare il ciclo rialzista che si è puntualmente verificato ad inizio di quest’anno. Non tutti, poi, concordano con questa linea di pensiero nella comunità, basti pensare che in una recente intervista Jihan Wu, co-fondatore del gigante minerario Bitmain (uno che di mining ne capisce e anche tanto) ha avvertito che il dimezzamento potrebbe non portare necessariamente al ritorno del sentimento rialzista; Wu ha comunque confermato che, al netto delle numerose incertezze, quello attuale rimane un buon momento per investire nell’attività mineraria ed infatti la stessa Bitmain ha in programma di gestire la più grande azienda mineraria di Bitcoin al mondo in Texas. Per quanto mi riguarda credo che l’halving sia solo una delle componenti da tenere in considerazione, un altro aspetto molto rilevante riguarda la domanda di bitcoin o, in altri termini, l’adesione; se, infatti, la domanda si contraesse a fronte di un arretramento dell’adesione a bitcoin questo vanificherebbe la spinta rialzista generata dall’halving. Non è, quindi, solo una questione di offerta ma di come l’offerta si relaziona alla domanda; al netto di questo, però, dobbiamo tenere presente che anche se l’adesione non cresce più in maniera così rapida come negli anni passati il numero di persone al mondo che si avvicina a bitcoin continua a crescere, il mercato sta continuando a maturare e gli investitori istituzionali guardano con sempre maggior interesse a bitcoin, incentivanti anche dall’introduzione di nuovi strumenti finanziari come i futures di bakkt. Mettendo insieme tutti questi elementi, quindi, appare verosimile credere che si stiano ricreando le condizioni perché bitcoin tocchi un nuovo massimo in tempi anche piuttosto brevi; detto questo non ci rimane altro da fare che aspettare e verificare dati alla mano l’impatto che il prossimo halving avrà sul prezzo di bitcoin, sperando che le previsioni si rivelino azzeccate e che le quotazioni di BTC arrivino effettivamente a segnare un nuovo ATH nel 2020.

Ripple: stesso futuro rialzista del Bitcoin? No, ecco perché

7 Giugno 2020 – 08:44

20 Giugno 2020 – 11:17

La criptovaluta Ripple avrà lo stesso futuro rialzista del Bitcoin? La sua valutazione è conveniente ma esistono dei motivi per cui la sua corsa potrebbe essere limitata.

La quotazione del Ripple ha lo stesso potenziale rialzista del Bitcoin? Chi si interessa di criptovalute sa bene che non esiste solo il Bitcoin nel mondo delle valute virtuali, settore che nel 2020 sta sperimentando un rally da record: anche l’Ethereum registra un rialzo non indifferente e il prossimo protagonista, secondo alcuni, potrebbe essere il Ripple.

In questo contesto risulta naturale chiedersi se il valore del Ripple possa avere un trend simile a quello del Bitcoin o dell’Ethereum nel prossimo futuro.
Al momento il valore del Ripple (XRP) è di $0,28 (i massimi storici sono stati toccati a 0,39 dollari il 17 maggio 2020). A confronto, al momento la quotazione del Bitcoin sfiora i 3.000 dollari, mentre quella di Ethereum oscilla sui 247 dollari.

Date queste valutazioni, nell’ipotesi in cui il Ripple fosse destinato a intraprendere lo stesso trend rialzista del Bitcoin, saremmo di fronte all’affare della vita e ad un’ottima opportunità d’acquisto.
Ma le cose, come spesso accade sui mercati finanziari, non sono così semplici.

Ripple come Bitcoin? No, ecco perché

Il Bitcoin è stato introdotto nel 2009 come un network alternativo al sistema finanziario mondiale monopolizzato dalle istituzioni centralizzate e dai fornitori di servizi finanziari strettamente regolamentati. Creando un protocollo peer to peer, alla pari, e dando modo agli utenti di ricevere e inviare transizioni senza intermediari, il Bitcoin è divenuto la prima piattaforma finanziaria decentralizzata.

Replicando o ispirandosi alla struttura del Bitcoin, sono nate molte criptovalute alternative – anche dette altcoins. Una delle valute digitali di maggior successo, che mantiene la sua capitalizzazione di mercato e la sua base clienti ormai da lungo tempo, è il Ripple. È terzo nella classifica delle criptovalute più diffuse, dopo Bitcoin ed Ethereum.

L’obiettivo del Ripple è quello di fornire un’infrastruttura più efficiente rivolta alle istituzioni centralizzate e all’industria finanziaria convenzionale.
Fin dall’inizio, il Ripple ha voluto allontanare da sé l’appeal di essere uno strumento al di fuori del controllo delle istituzioni, riconoscendo quanto l’approvazione e il largo utilizzo da parte di queste possa comportare un concreto successo.

Per questo motivo il Ripple è assai differente dal Bitcoin, sia filosoficamente che a livello strutturale. Se il Bitcoin viene descritto come un network decentralizzato che opera su una rete finanziaria alternativa boicottando i sistemi finanziari internazionali, il Ripple è un protocollo strutturato per essere utile e far progredire il sistema finanziario tradizionale.

Il legame del Ripple con le banche: croce e delizia

Il Ripple ha partnership con banche tra le più potenti al mondo e con istituzioni finanziarie per permettere che le transazioni tra gli attori coinvolti siano trasparenti, avvengano in tempo reale e garantiscano un alto livello di sicurezza.
L’attuale sistema finanziario globale utilizza un’infrastruttura IT obsoleta e inefficiente. Per il completamento di un’operazione possono essere necessari giorni o addirittura settimane, con un’impennata dei relativi costi. Spesso, le transazioni avviate dalle banche tramite una rete finanziaria internazionale come la SWIFT si perdono all’interno del sistema, richiedono la conferma manuale e settimane prima che l’operazione venga recuperata e risolta.

In sostanza, il Ripple utilizza la tecnologia blockchain e il concetto del token digitale per semplificare il sistema bancario mondiale. Le banche e le istituzioni finanziarie più potenti al mondo sono d’accordo con la visione e la strategia di Ripple e hanno già adottato il suo sistema.

Una componente ambigua che può limitare la crescita del Ripple è la necessità dell’azione di intermediari. I dirigenti Ripple non credono che le banche stiano per scomparire e sono convinti che «il Bitcoin sta sbagliando». Tuttavia, come testimoniato dalla sua crescita, il Bitcoin ha evidentemente attratto una vasta gamma di utenti, imprese e investitori. La capitalizzazione di mercato del Ripple è inferiore al 10 per cento rispetto a quella del Bitcoin.
Affidandosi ad una rete blockchain già esistente, le banche possono ridurre i costi di sviluppo.

I tre vantaggi che il Ripple offre alle banche sono velocità, affidabilità e prezzo. Utilizzando una blockchain decentralizzata in Ripple, le banche possono registrare una riduzione potenziale di miliardi di dollari in costi operativi. Fino a quando le banche rimarranno affianco del Ripple e lavoreranno al suo sviluppo è difficile da prevedere, come anche chi, come JP Morgan, vorrà sviluppare una propria blockchain interna.

Perché il Ripple non vivrà un trend rialzista come il Bitcoin

Semplicemente, perché non è il Bitcoin. Il trend rialzista della criptovaluta più diffusa a livello mondiale è arrivato proprio grazie alla speculazione per cui presto verrà regolamentata in modo più dettagliato e utilizzata anche dai governi. Ne è un esempio il Giappone, che all’inizio di aprile ha riconosciuto il Bitcoin come valuta legale. L’aspettativa di una maggiore regolamentazione e diffusione su scala globale potrebbe presto far nascere un forte interesse nelle grandi banche, che vedrebbero diminuire la necessità di rivolgersi al Ripple per le loro transazione.
Il comparto bancario è duro a morire, ma il suo interesse nei confronti del Ripple potrebbe essere solo temporaneo, non fornendo così il necessario slancio rialzista per imitare la performance del Bitcoin.

In altre parole, il Ripple non risponde ad alcuna esigenza particolare che non sia o non possa essere esaudita dal Bitcoin.

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