Borsa la questione del rating

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Rating: significato e funzionamento delle Agenzie di Rating

Il Rating è la valutazione della solvibilità di titoli e imprese. Scopri significato, tipologie e perché il giudizio delle agenzie di Rating è importante.

FTA Online News, Milano, 22 Mag 2020 – 16:00

Definizione e significato di Rating

Il rating è un giudizio che viene espresso da un soggetto esterno e indipendente, l’agenzia di rating, sulle capacità di una società di pagare o meno i propri debiti. Si tratta quindi di una valutazione sintetica del profilo di rischio di credito della società e riassume le informazioni quantitative e qualitative che la banca ha a disposizione sull’impresa, in relazione all’insieme delle informazioni disponibili sulla totalità delle imprese clienti e sul loro comportamento di rimborso nel corso del tempo.

Agenzie di Rating: chi sono e cosa fanno

L’agenzia di rating valuta dunque la solvibilità di un soggetto e cerca di attribuire oggettivamente un giudizio circa la capacità della stessa di generare le risorse necessarie a far fronte agli impegni presi nei confronti dei creditori. Tale giudizio è sottoposto a revisione periodica.
Le valutazioni delle agenzie di rating vengono utilizzate per il calcolo del rendimento dei titoli obbligazionarie, dunque, del costo del debito per gli emittenti. In altre parole, il rating rappresenta uno dei fattori che determinano il costo del prestito e le conseguenti condizioni di rimborso.
Il rating può aiutare gli investitori a monitorare il valore del proprio investimento nel tempo: l’eventuale downgrade di un emittente da parte di un’agenzia di rating rappresenta infatti un chiaro segnale di allerta ai mercati e ai singoli investitori che, diversamente, non avrebbero la capacità di rilevare tempestivamente la necessità di ristrutturare le proprie attività.

Tipologie di rating: credito, debito e country ceiling

Il rating di credito emesso sul debito di una società è però soltanto un tipo specifico di rating. Vi sono rating di credito internazionale che valutano i rischi, e quindi le spese, di un investitore che voglia trasferire nella valuta della propria nazione i titoli espressi nella valuta di un altro stato.
Vi sono poi i rating sul debito delle nazioni. Essendo gli stati i maggiori debitori in assoluto, le agenzie di rating valutano e classificano i titoli del loro debito in base alla capacità che gli stessi stati dimostrano di fronteggiarli.
Un altro tipo di rating è il cosiddetto “Country ceiling rating” che valuta i rischi di un investimento in uno stato che possa attuare delle misure per bloccare eventuali uscite di capitale dai propri confini. Con questo tipo di rating gli investitori possono valutare anche questo tipo di rischio. Appare evidente lo stretto legame che intercorre fra questi ultimi tre tipi di rating, ma esistono anche altri tipi di valutazione che le agenzie di rating sono capaci di emettere.

Come funziona l’emissione del rating?

Per emettere il giudizio sulla qualità del debito di una società l’agenzia di rating avvia una procedura che prevede l’analisi delle caratteristiche economico-finanziarie della società in questione. Viene quindi analizzato il bilancio in tutte le sue componenti e vengono analizzati parametri come la redditività dell’azienda, la sua capacità di produrre risorse e reddito, la remunerazione del capitale, i flussi di cassa, i rapporti fra i mezzi propri e il debito e così via.
Gli analisti dell’agenzia di rating devono infatti confrontare i parametri della società sotto esame con quelli delle altre società del settore in cui essa opera e devono quindi analizzare anche le caratteristiche del settore stesso e l’andamento del mercato. Oltre ai fattori quantitativi gli analisti di una società di rating devono cercare di valutare fattori qualitativi come l’affidabilità e le capacità del management dell’azienda e la credibilità dei progetti e degli obiettivi che la società sotto esame si è imposta.
In genere per garantire il corretto svolgimento di questa serie di analisi la società sotto esame si impegna a fornire tutte le informazioni e la documentazione necessarie alla stessa agenzia di rating compilando un questionario elaborato dall’agenzia di rating sulla base delle prime informazioni ottenute. Per avviare una corretta analisi delle attività, e dell’affidabilità, di una società è inoltre necessario che l’agenzia di rating consulti la “Centrale dei rischi” e monitori tutti i movimenti di denaro e le attività dell’azienda in oggetto. In una seconda fase gli analisti si recano in azienda per incontrare la dirigenza e valutare il suo operato: dopo aver incontrato i vertici aziendali gli analisti, completate le ultime procedure di controllo sui dati ottenuti, sottopongono una raccomandazione ad un comitato di credito, composto da specialisti di settore, dal direttore generale e dagli esperti del credito dell’agenzia. Il processo di attribuzione del rating dura solitamente 90 giorni ma i tempi possono essere accelerati per far fronte a particolari scadenze o altre esigenze.
Una volta stabilita la valutazione da assegnare e decisa la pubblicazione dei risultati, il rating è pubblicato per mezzo di un comunicato stampa sul sito dell’agenzia e tramite i principali mezzi di informazione finanziaria a livello mondiale.

Calcolo del rating:quali sono le scale di valori delle agenzie di rating?

Per la stima di un rating possono essere utilizzati due approcci, uno di tipo matematico-quantitativo e uno di tipo qualitativo. Quest’ultimo viene utilizzato dalle maggiori agenzie mondiali di fornitura della stima di rating, come Standard&Poor’s, Moody’s e FitchRatings, le quali utilizzano valutazioni non automatiche bensì valutazioni di esperti che analizzano un set informativo ampio e non rigidamente strutturato.

Il rating è assegnato contrassegnando la valutazione secondo diverse scale di valori che variano in base all’agenzia che si occupa di emettere il rating stesso. La scala dei valori che possono essere assegnati è comunque una scala alfabetica. Nel caso dell’agenzia Standard & Poor’s i giudizi variano da “AAA”, il giudizio che indica il massimo grado di solvibilità di una società, alla D che indica invece lo stato di una società insolvente. Nel caso dell’agenzia Moody’s la scala di valori è leggermente diversa e prevede come rating più basso una C. Poiché in base ai giudizi delle agenzie gli investitori retail e istituzionali valutano le loro strategie di allocazione del capitale alcune distinzioni molto importanti sono da segnalare. In genere un rating che giunga fino al limite minimo della tripla B (BBB) viene considerato un investment grade, ossia un investimento relativamente sicuro sul quale possono indirizzare i propri capitali anche gli investitori istituzionali come le grandi banche d’affari. Al di sotto di questa soglia un titolo acquista una rischiosità troppo elevata e perciò in genere le obbligazioni con un rating inferiore a BBB vengono chiamate speculative. Bisogna infatti osservare che tanto maggiore è il rischio che un investitore corre nell’acquistare un’obbligazione, tanto maggiore è il tasso d’interesse che questa paga. Per questo motivo i titoli più rischiosi sono anche i più redditizi.

Un’altra classifica tipicamente utilizzata dalle agenzie di rating prevede una divisione delle analisi su un arco temporale di breve, medio o lungo termine con una scansione che può andare da un periodo della durata di un mese a un periodo lungo anni. Avviene spesso che un’agenzia emetta due rating diversi su diversi periodi e che per esempio classifichi il debito di una società sul breve termine e sul lungo termine. Indicazioni importanti della gestione di una società possono derivare proprio dall’analisi della sua capacità di fare fronte sia alle esposizioni sul breve periodo o sia a quelle necessità intimamente collegate alla gestione ordinaria delle sue attività.

Investimenti sicuri: guida completa (aggiornata 2020)

Parliamo di investimenti sicuri per il 2020, analizzando non solo quelle che sono i migliori investimenti presenti sul mercato per chi vuole investire senza rischi, ma anche le principali strategie di medio e lungo periodo per ridurre il rischio del nostro portafoglio.

Non è vero che i mercati finanziari devono essere necessariamente simili al gioco d’azzardo.

Chi investe con intelligenza, seguendo le informazioni giuste e soprattutto con ferrea disciplina, può ottenere discreti risultati sui mercati finanziari, senza correre rischi eccessivi – a tal proposito puoi usare il servizio di segnali disponibile qui (la prova è gratis).

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Analizzeremo anche il concetto di rischio: sì, perché spesso non si ha contezza e non si comprende con facilità cosa voglia dire effettivamente rischio nell’investimento.

Quella che ti appresti a leggere è dunque una guida completa, che ti permetterà di individuare in assoluta autonomia quali sono le migliori opzioni che hai per investimenti sicuri nel 2020.

La guida non lascerà davvero nulla al caso e ti permetterà di operare con capitali grandi o piccoli, mettendoli al riparo dall’inflazione e soprattutto facendo maturare i risparmi, a ritmi sostenibili.

Vediamo insieme tutto quello che c’è da sapere sugli investimenti sicuri e perché possono essere una buona scelta.

Che vuol dire investimento sicuro?

Partiamo dal principio: che vuol dire investimento sicuro? Cosa rende un investimento meno rischioso degli altri?

La questione è relativamente complicata e per questo motivo abbiamo deciso di fornirti una piccola introduzione su cosa vuol dire rischio finanziario e soprattutto su cosa voglia dire investire in modo sicuro nel 2020.

Ogni investimento presenta un rischio, altrimenti non avrebbe un rendimento. Anzi, invertendo quello che è l’assioma fondamentale della finanza, possiamo dire che il rendimento è direttamente collegato al rischio.

Tutti gli investimenti hanno un rischio insito, che è però di grado differente. Ci sono strumenti molto rischiosi, e ci sono strumenti molto meno rischiosi, quasi completamente sicuri.

Questo è quanto: non fidarti di questo o quel promotore finanziario che ti consiglia strumenti completamente privi di rischio (scopri i segnali di Investous qui).

Certo, ci sono strumenti praticamente a rischio zero, ma quel “praticamente” che abbiamo apposto sta a significare proprio che non esistono, in linea concettuale, strumenti privi di rischio.

Facciamo degli esempi di scuola, per confermare quanto abbiamo appena detto:

  1. Libretti postali: sono sicuri? Molto, dato che Poste Italiane non solo è solida, ma è anche una partecipata pubblica. Inoltre gli strumenti di risparmio postale sono garantiti in larga parte dal Tesoro italiano. L’Italia può dunque fallire? Certo. Sarebbe una catastrofe che colpirebbe l’economia di tutto il mondo, ma non è sicuramente un evento impossibile;
  2. Azioni: anche quando scegli delle azioni di società solide, i rischi sono sempre dietro l’angolo. In questo caso a preoccuparti non può essere soltanto l’eventuale fallimento dell’azienda, ma anche di una perdita di valore della stessa. Esempio? Chi ha acquistato azioni UBI Banca a fine 2006 le ha pagate intorno ai 20 euro cadauno. Oggi riuscirebbe a venderle intorno ai 2 euro!

Non sono ovviamente soltanto questi gli esempi di rischi che potremmo riportarti per aiutarti a comprendere che vuol dire correre rischi investendo in borsa o negli investimenti più in generale.

Quando parliamo – ed è questo lo scopo che ci stiamo proponendo in questa guida – di investimenti sicuri, stiamo cercando degli strumenti di investimento che cercano di non perdere valore, né sul breve, né sul lungo periodo.

Si può fare? Certo. Anche se a risentirne, lo diciamo a scanso di ogni possibile equivoco, saranno sicuramente i rendimenti.

Prima di continuare a sviluppare la guida, vorremmo soffermarci un momento su eToro e le opportunità offerte dalla piattaforma social trading (approfondisci qui).

Mediante eToro è difatti possibile copiare le operazioni dei traders più bravi che fanno trading.

Per ogni ulteriore approfondimento, visita il sito ufficiale qui.

Non è solo una questione di strumenti per gli investimenti sicuri

Centinaia di nostri lettori ci chiedono quali titoli acquistare per stare sicuri e investire senza troppi rischi.

In realtà la questione non è relativa soltanto a questa o a quella azione, a questa obbligazione o a quell’altra.

Minimizzare i rischi e fare investimenti effettivamente sicuri vuol dire avere una gestione attiva del proprio portafoglio, con una adeguata diversificazione per investire.

Che vuol dire diversificazione? Ne parliamo nel prossimo paragrafo.

La strategia è forse più importante dei titoli

Come abbiamo anticipato poco sopra, in realtà è la strategia a rendere i nostri investimenti sicuri.

Che vuol dire? Vuol dire che da un lato dovremo scegliere titoli con un profilo di rischio basso, dall’altro che dovremo diversificare l’investimento, inserendo in portafoglio, quando possibile, diversi tipi di titoli.

Un esempio? Puoi scegliere di comprare qualche azione, qualche obbligazione, qualche ETF e qualche derivato sugli indici.

Creare le proporzioni non è sempre facile, ma ci occuperemo anche di questo nel corso della nostra guida.

La diversificazione è fondamentale per avere investimenti sicuri

La diversificazione è uno strumento fondamentale per andare ad investire con sicurezza e ridurre al minimo i rischi.

Ma cos’è la diversificazione? Quali sono i suoi fondamenti? Perché può aiutarci ad abbassare il rischio del nostro investimento?

Diversificare vuol dire, come dice il vecchio proverbio, non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Bisogna dunque investire su diversi titoli, diversi mercati e possibilmente anche diversi comparti (prova la demo di investous per il trading senza rischi).

Immagina di avere tutto il tuo capitale investito nelle azioni di un gruppo importante, che però fa registrare un -10% a causa di problemi inaspettati. Avrai così perso il 10% di tutto il tuo investimento.

Se invece in portafoglio dovessi detenere diversi tipi di titoli, anche il crollo di uno degli investimenti non avrebbe poi un enorme impatto sul tuo portafoglio, perché sarebbe appunto ammortizzato dagli altri investimenti.

Anche se abbiamo capitali ridotti da poter investire, possiamo comunque differenziare con successo, ad esempio, come avremo modo di vedere più avanti nel corso della nostra guida di oggi, investendo in titoli già differenziati, come ad esempio gli ETF.

Per piccoli risparmiatori o grandi risparmiatori: ecco le differenze

Sì, investire con enormi capitali a disposizione o con piccolissimi risparmi è diverso. Nel primo caso possiamo organizzare un portafoglio molto strutturato e articolato, che riesce effettivamente ed efficacemente a diversificare.

Nel secondo caso invece, diversificare mettendo in portafoglio diversi titoli sicuri è molto più difficile.

Non preoccuparti però, perché come avremo modo di vedere più avanti, ci sono dei titoli specifici pensati proprio per chi ha bisogno di differenziare e non ha grossissimi capitali a disposizione.

L’importanza di un conto demo

Cominciare ad investire da zero, mettendo subito in prima linea il proprio capitale, non è mai una buona idea.

Il nostro consiglio è quello di aprire un conto demo gratuito (qui per una piattaforma top che lo permette), che ti consente di operare con capitale virtuale, fino a quando lo riterrai opportuno e più in generale per testare le tue strategie.

Utilizzando un capitale virtuale avrai la possibilità di operare in tranquillità e di imparare a modulare i tuoi rischi.

Nella tabella sottostante trovi 4 piattaforme per investire in borsa consigliate dal team di Investireinborsa.org – su tutte e 4 è possibile ottenere gratuitamente un conto demo per la pratica.

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Investimenti sicuri e redditizi: è un ossimoro?

Come abbiamo detto in apertura di questa guida, in realtà redditività dell’investimento e sicurezza dello stesso sono in correlazione inversa.

Che intendiamo dire? Intendiamo dire che la legge fondamentale della finanza è che il rischio viene retribuito con il guadagno, il che vuol dire che in genere a investimenti più rischiosi corrispondono potenzialmente rendimenti più elevati.

Quindi sì, alta redditività e sicurezza dell’investimento sono un ossimoro. Se vuoi investire in modo sicuro, dovrai per forza di cose accontentarti di rendimenti più bassi.

Non è necessariamente un male. Sarai sicuro o quasi dei tuoi rendimenti e reinvestendoli potrai comunque far crescere il tuo capitale in modo adeguato.

Certo è che chi investe in modo sicuro dovrebbe cercare di avere un orizzonte temporale più lungo. Non si può diventare ricchi in 2 giorni senza rischiare, così come non lo si può diventare nel giro di qualche mese o qualche anno.

Il percorso però può essere comunque soddisfacente e redditizio. A patto di sapere come muoverci.

Nel trading online il rischio è invece maggiore, ma altresì maggiore è la possibilità di ottenerne profitto – qui puoi aprire una demo per scoprire di che si tratta.

Gli strumenti sicuri per investire nel 2020

Passiamo al vivo della questione, ovvero agli strumenti per investire in modo sicuro nel 2020.

Quali sono i migliori titoli? Li analizzeremo uno per uno, per capirne pro e i contro.

Investire in modo sicuro con i conti deposito

I conti deposito sono sicuramente uno dei migliori strumenti sicuri per chi deve investire meno di 100.000 euro. Sotto questa soglia, come avremo modo di vedere più avanti, sono strumenti completamente sicuri.

Il conto deposito è uno strumento anche molto semplice da usare: ti basterà versare la somma e aspettare, senza fare nulla, che maturi gli interessi pattuiti.

Ci sono moltissimi istituti che ti permettono di aprire un conto deposito, sia vincolati che liberi.

Tra i vantaggi nello scegliere questo tipo di soluzione abbiamo:

  1. Sicurezza: grazie al fondo interbancario di garanzia, i conti deposito sono completamente coperti fino a 100.000 euro, anche se la banca dovesse fallire;
  2. Semplicità: non dovrai assolutamente fare trading online. Non dovrai seguire i mercati e non dovrai interessarti dell’investimento. Il conto deposito genera rendimenti senza che tu debba fare alcunché;
  3. Accessibilità e fondi: puoi investire anche somme molto contenute. Ti bastano poche centinaia di euro per cominciare a investire.

Ci sono però anche dei lati negativi che riguardano i conti deposito:

  1. Rendimenti non eccellenti: difficilmente si supera il punto percentuale netto. In alcuni casi si può ottenere qualcosina in più, anche se mai più del 2%;
  2. Quasi necessario vincolare: diventa quasi necessario vincolare le somme, perché sono proprio i conti deposito vincolati ad offrire i migliori rendimenti.

Il conto deposito può essere la destinazione ideale di una parte del nostro capitale, quello che vogliamo mantenere in maggiore sicurezza.

Investire in modo sicuro in obbligazioni statali

Si può investire in sicurezza anche in obbligazioni statali, che vengono chiamate anche titoli di stato o bond.

Si tratta di titoli molto semplici e che hanno un funzionamento che tutti possono capire: presti denaro ad un’entità statale, che ti pagherà interessi periodici.

Come riconoscere un’ obbligazione sicura? Puoi fidarti del rating, una valutazione che le agenzie principali a livello mondiali rilasciano periodicamente. Si parte da AAA per i migliori titoli, per finire a C per i titoli che sono invece spazzatura.

Ricordati inoltre che più la scadenza è lunga, più il titolo diventa rischioso. Un bot annuale è molto meno rischioso di un BTP decennale, almeno in linea di massima.

Le obbligazioni statali non sono automaticamente sicure: non fidarti sempre degli stati. È difficile che falliscano, ma possono andare comunque in difficoltà, come avvenuto ad esempio al Venezuela, alla Grecia e all’Argentina.

Quali sono i vantaggi dell’investimento in obbligazioni statali per chi vuole investire in modo sicuro?

  1. Facili: puoi fondamentalmente dimenticarti del tuo investimento. Non dovrai seguirlo giorno per giorno, a meno che tu non voglia fare trading di obbligazioni;
  2. Rendimenti semestrali: nel grosso dei casi puoi scegliere un rendimento con cedola semestrale. Il che vuol dire che riceverai automaticamente gli interessi e sarai pronto per reinvestirli;
  3. Potenzialmente molto sicuri: se scegli le obbligazioni giuste, puoi metterti in portafoglio titoli molto sicuri. Anzi, scegliendo quelle degli stati giusti, acquisti di fatto i migliori titoli, in termini di sicurezza, presenti sui mercati;
  4. Puoi liberartene in qualunque momento: le obbligazioni statali possono essere vendute anche sul mercato secondario e se le condizioni e le garanzie sono le medesime, si porta a casa grosso modo la stessa somma, scontata degli interessi già percepiti;
  5. Tassazione di favore: mentre sulle rendite da capitale si paga il 26%, per i titoli di stato si paga – a patto che non siano emessi da stati in blacklist, solo il 12,5%.

Anche in questo caso dobbiamo però evidenziare i lati negativi dell’investimento in obbligazioni statali:

  1. Rendimenti a zero per i titoli più sicuri. Il mercato oggi ha così tanto desiderio e sete di titoli sicuri, da spingere i rendimenti dei migliori titoli bond sotto lo zero. Ci sono titoli emessi dalla Germania e da altri stati ritenuti molto sicuri che oggi hanno un rendimento negativo.

Investire in modo sicuro in azioni: è possibile?

Parliamo finalmente di uno dei mercati più importanti a livello globale, titoli che in passato, nel presente e nel futuro hanno offerto rendimenti molto alti, anche ai piccoli investitori.

Il mercato azionario offre praticamente di tutto: possiamo trovare titoli molto stabili e indicati per chi ha strategia di lungo e lunghissimo periodo. Possiamo anche trovare titoli molto più volatili, dai rendimenti potenzialmente più elevati e adatti ad una strategia di medio periodo.

Non è però di questo che dobbiamo parlare in una guida agli investimenti sicuri. Quello che ci interessa sapere è se potremo investire in azioni, e quindi in borsa, correndo il minimo rischio possibile.

Sì, è possibile. Dobbiamo però ricordarci che in questo caso l’importanza della diversificazione è massima. Investire tutto il nostro capitale in una o due tipologie di azioni è rischiosissimo.

Investire invece in un paniere di azioni articolato, diviso per comparto e magari su mercati diversi è invece il modo giusto di procedere se si vogliono minimizzare i rischi.

L’investimento azionario può essere un’ottima scelta per almeno una parte del nostro capitale, anche se è la sicurezza e la cosa che ci preme di più.

Passiamo ora ad individuare i vantaggi dell’investimento azionario:

  • L’investimento azionario può offrire ottimi rendimenti, soprattutto sul lungo periodo. Statisticamente ogni 7 o 10 anni l’investimento azionario è in positivo;
  • Possiamo modificare strategia quando e come vogliamo: il mercato azionario è molto liquido e vendere le nostre azioni è un problema che ci terrà occupati per pochi secondi;
  • Possiamo scegliere azioni sicure, che ci permetteranno di correre pochi rischi.

Ci sono anche dei lati negativi per chi decide di investire in azioni:

  1. Il capitale non è mai garantito: se con le obbligazioni siamo ragionevolmente certi di ottenere il nostro capitale indietro, lo stesso non si può dire invece delle azioni. In questo caso infatti è facile conseguire perdite percentuali, importanti o meno;
  2. Il mercato è volatile: anche quando scegliamo delle azioni cosiddette da cassettista, c’è il rischio che sul breve periodo possiamo trovarci in perdita;
  3. Le commissioni sono relativamente alte: investire in azioni vuol dire il grosso delle volte scegliere delle piattaforme bancarie che chiedono commissioni su ogni singola operazione.

Le azioni comunque, al netto delle difficoltà che possono presentare per chi muove i primi passi nel mondo degli investimenti (sfrutta una piattaforma sicura come eToro ad esempio), sono una categoria di titoli molto interessante, che dovresti sicuramente tenere in considerazione per almeno una quantità del tuo capitale.

Investire in modo già diversificato: gli ETF potrebbero essere più sicuri

Gli ETF sono titoli che replicano l’andamento di un intero indice di borsa. Si tratta dunque di un investimento già differenziato, che potrebbe fare al caso di chi è alla ricerca di investimenti dal rendimento potenzialmente più alto, pur non avendo i capitali sufficienti per differenziare in modo adeguato per conto proprio.

Ci sono centinaia di ETF che sono quotati anche alla borsa di Milano e che puoi acquistare con qualunque piattaforma per il trading.

Quali sono i vantaggi degli ETF?

  1. Sono investimenti già diversificati: il che vuol dire che non avrai tutte le uova nello stesso paniere;
  2. Puoi scegliere panieri molto ampi, come nel caso degli ETF World, che investono in tutti i migliori titoli del mondo per capitalizzazione. In questo caso la diversificazione è ancora più ampia;
  3. Sono facili da comprare e vendere, perché sono titoli quotati su tutte le principali borse mondiali. Se scegli ETF che hanno una buona liquidità, finirai inoltre per vendere e comprare con spread davvero minimi;
  4. Commissioni molto basse: sempre molto inferiori rispetto a quelle che sono invece imposte dai fondi comuni di investimento;

Ci sono lati negativi per chi vuole investire in modo sicuro usando gli ETF?

  1. Evitare paesi emergenti: i rendimenti sono potenzialmente molto alti, ma sono comunque tra i titoli più rischiosi a livello mondiale;
  2. Sono comunque titoli azionari, seppur composti. L’indice sintetico di rischio è sempre o quasi tra 4 e 7.

Puoi investire in ETF per mezzo delle piattaforme consigliate dal nostro team – le trovi illustrate nella tabella sottostante.

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Inserire titoli e strumenti più rischiosi in un portafoglio sicuro

Nulla ti vieta di inserire inoltre titoli più rischiosi o strumenti comunque meno sicuri in percentuale minima all’interno del tuo portafoglio:

  1. Materie prime: oggi puoi negoziarle tramite contratti CFD e puoi dedicarci una parte, anche se minima, del tuo capitale;
  2. Forex: il mercato più importante a livello di liquidità. Non è sempre facile muoversi, ma può dare una mano a portare in alto i rendimenti;
  3. Criptovalute: il massimo del rischio, ma se credi che Bitcoin e compagnia siano lanciate verso punti di prezzo più alti, sempre tramite contratti CFD puoi sicuramente pensare di dedicarvi parte del tuo capitale.

Investimenti postali sicuri: esistono? Sono convenienti?

Poste Italiane è stata un po’ la destinazione naturale per tutti coloro i quali hanno risparmiato, in Italia, negli ultimi 60 anni.

Oggi però, nonostante la sostanziale sicurezza dell’istituto, non è più il caso di investire con Poste Italiane, per i motivi dei quali parleremo tra pochissimo.

Sicurezza: Poste Italiane è in parte garantita dal MEF e dunque la sua solidità è legata a doppio filo a quella dell’Italia. Certo, l’Italia è un paese relativamente solido e non sembra ci siano – almeno per il momento – problemi in questo senso. Dov’è il problema allora? Lo vediamo tra pochissimo.

Rendimenti: i libretti postali e i buoni fruttiferi hanno oggi rendimenti prossimi allo zero. Che vuol dire? Vuol dire che depositerete il vostro denaro in un ente che ha la stessa sicurezza della Repubblica Italiana, riscuotendo però dei rendimenti minori.

Quello alle poste oggi non può essere assolutamente considerato un investimento interessante, per quanto sicuro possa essere.

Il nostro consiglio oggi è di guardare altrove, dove a parità di rischio si possono portare a casa senza alcun tipo di problema rendimenti decisamente più alti.

Nella guida che ti abbiamo offerto oggi, hai a disposizione tutte le informazioni migliori per organizzare un portafoglio decisamente più interessante, pur rimanendo all’interno dell’alveo degli investimenti sicuri.

Investimenti sicuri con poste NON esistono – dal canto tuo puoi scoprire il trading online per conoscere le tue attitudini (apri un conto prova demo gratis qui).

Puoi approfondire meglio le nostre opinioni sull’argomento, leggendo questa guida: Investire in Posta conviene ancora? Pro, contro e alternative

Investimenti sicuri in banca: hanno ancora senso?

Si può investire tramite la banca? Sì, anche se non è sempre la migliore delle opzioni che abbiamo a disposizione.

Investire in banca vuol dire lasciare al promotore finanziario la completa gestione del nostro portafoglio, lasciandogli anche libertà di scegliere strumenti che magari all’apparenza sembrano sicuri e che poi potrebbero rivelarsi per molto meno sicuri.

Ricordati inoltre che l’investimento tramite la banca ha costi molto più elevati: questo vuol dire che una parte consistente dei tuoi profitti, soprattutto se investi o punti ad investire in modo sicuro, ti rimarrà in tasca praticamente niente.

Usa la banca al minimo, scegliendo un deposito titoli molto economico se vuoi acquistare obbligazioni. Per tutti gli altri strumenti, è sicuramente più indicato scegliere un prodotto per il trading online diretto.

I fondi comuni sono investimenti sicuri?

. Dipende dalla composizione del fondo e dall’indice sintetico di rischio. Che vuol dire questo?

Vuol dire che all’interno della categoria dei fondi si trova un po’ di tutto, da fondi obbligazionari relativamente tranquilli a fondi azionari e liquidi che invece hanno un rischio molto elevato.

Il nostro consiglio è quello, in generale, di evitare di ricorrere a questo tipo di strumenti.

I costi superano mediamente sempre o quasi il 2%, il che vuol dire che per un investimento a basso rischio il rendimento è sempre o quasi negativo.

L’indice sintetico di rischio: è utile per trovare investimenti sicuri?

Sì, anche se non sempre. L’indice sintetico di rischio valuta il rischio appunto insito in uno strumento, tenendo conto di diversi fattori.

Il rischio è così espresso in una scala da 1 a 7, con 1 che è il rischio minimo e 7 che è il rischio massimo.

Può essere sicuramente utile consultare questa informazione, soprattutto se stiamo acquistando titoli che sono composti da altri titoli.

Non considerare però sempre questa una Bibbia: spesso gli indici sintetici di rischio sono troppo poco precisi per darci un’idea precisa e affidabile del rischio che un determinato investimento comporta.

Conclusioni: cosa sapere davvero per investire in modo sicuro

Ci sono diverse considerazioni finali che vogliamo condividere con te che vuoi investire in modo sicuro.

  1. Fare da se aiuta: se vuoi essere certo del rischio del tuo portafoglio, il modo migliore di farlo è gestire direttamente tutte le operazioni. Oggi con i grandi broker online che hai a disposizione puoi farlo in modo molto semplice;
  2. Diversificare è necessario: è sempre più necessario diversificare, soprattutto se vogliamo ridurre il rischio al minimo e potenzialmente aumentare i rendimenti;
  3. Fidarsi non è quasi mai una buona idea: gli interessi del promotore finanziario o della banca sono spesso in aperto contrato con i tuoi. Che fare allora? Semplice, leggi il punto 1.

Sul nostro sito potrai leggere tutto quello che c’è da sapere sul mondo degli investimenti.

Puoi anche leggere il nostro e-book gratuito per imparare a fare trading e scoprire i segreti degli esperti per guadagnare sui mercati.

Continua a seguirci per saperne sempre di più su tutti gli strumenti finanziari, le strategie, la sicurezza e tutto quello che in generale è importante per l’investimento e il risparmio.

Agenzie di rating e crisi dell’Eurozona

Il ruolo delle Agenzie di rating nelle crisi dell’Eurozona

FTA Online News, 17 Mag 2020 – 16:22

Nel 2020 poche lettere possono mandare in rovina una nazione: per qualcuno infatti la crisi dell’euro comincia con un downgrade di Fitch sul debito greco. Lo scorso 8 dicembre il giudizio sui bond di Atene passa da A- a BBB+: il pericolo che diventi un titolo spazzatura (junk bond) genera un allarme di dimensioni continentali. Soltanto pochi mesi prima George Papandreou ha vinto le elezioni di Atene e svelato al mondo bilanci falsati in cui un deficit del 6% del Pil raddoppia in poche settimane e rischia di mettere ko una nazione.

Nei mesi successivi il rendimento del decennale greco decolla fino oltrepassare il 12% e i credit default swap a 5 anni, le assicurazioni contro il fallimento degli stati, passano dai 200 punti di dicembre agli oltre 1.000 di maggio. Uno dei picchi si ha il 27 aprile, quando Standard & Poor’s degrada a junk bond il debito di Atene. Una pioggia di bocciature delle agenzie di rating accompagna la crisi dell’Eurozona e mina la fiducia degli investitori: anche il potere delle agenzie di rating finisce sotto accusa.

D’altra parte fin dall’inizio della crisi sul banco degli imputati sono saliti, insieme ai banchieri con bonus milionari, anche le agenzie di rating che non hanno saputo avvertire il mercato del pericolo. Più del 90% degli Mbs (titoli costruiti con mutui cartolarizzati alla base della crisi dei subprime in America) che avevano ricevuto un lusinghiero AAA dalle agenzie di rating nel 2006 oggi è ridotto a titolo spazzatura. Casi storici come Enron o Parmalat suggeriscono cautela.

Ma se le agenzie sono scelte e pagate dalle stesse banche che devono vendere i propri prodotti finanziari e che quindi hanno tutto l’interesse a vederli promossi come “sicuri”, come possono i risparmiatori fidarsi dei rating?

Nel mezzo dalla crisi greca, dopo aver tagliato il rating su Atene di tre notch e averlo trasformato in un junk bond, Standard&Poor’s riduce anche il rating sul Portogallo sulla scorta dell’andamento dei suoi CDS. A molti sembra il progetto di un contagio nel cuore dell’Eurozona con possibile allargamento della crisi dalla Grecia al Portogallo alla Spagna e forse anche all’Italia. Il panico sui mercati zavorra l’euro e i listini azionari. Quando Moody’s nel giro di una giornata prima accenna a un rischio di solvibilità dell’Italia e poi smentisce tutto a mercato chiuso, i sospetti sulle tre grandi agenzie di rating (Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch) si moltiplicano.

D’altronde la riforma della finanza degli Stati Uniti che a maggio viene esaminata dal Congresso prevede un forte intervento sulle agenzie. Il senatore Carl Levin guida un’apposita commissione d’inchiesta e rivela il contenuto di una serie di mail private che svelano conflitti di interessi e casi di superficialità nel giudizio. Per gli accusatori il legame tra banche e agenzie è troppo stretto, come se un giudice fosse pagato da un imputato. Il 13 maggio un emendamento che prevede la creazione di una sorta di supervisore delle agenzie con rappresentanti dei rater, degli investitori e degli emittenti (banche) riceve 65 voti favorevoli e 35 voti contrari. Sarà difficile che non si approdi a una legge.

La questione è più calda che mai anche in Europa: già ai primi di maggio Michel Barnier, commissario europeo ai Servizi finanziari, chiede responsabilità e trasparenza nell’operato delle agenzie di rating da cui possono dipendere le finanze, la crescita e la stabilità sociale di interi paesi. L’Ecofin che approva un paracadute da 750 miliardi per l’euro prende un preciso impegno nel campo della regolamentazione dei mercati e del ruolo delle agenzie di rating. Sul ruolo dei tre grandi rater torna a riflettere anche Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della Bce, che scrive “Le agenzie – ce ne sono solo tre – hanno recentemente perso credibilità, contribuendo, con notevoli conflitti d’interesse, alla sopravvalutazione del merito di credito dei titoli cartolarizzati, in particolare i subprime che sono all’origine della crisi finanziaria”. Per Bini Smaghi le recenti revisioni al ribasso dei rating sovrani sollevano non pochi dubbi. Se un’agenzia misura la solvibilità di uno stato non su bilanci e dati macroeconomici fondamentali, ma su valutazioni di mercato (come il prezzo dei CDS) il suo giudizio perde il requisito fondamentale dell’indipendenza.
Gli esempi vistisi in Grecia sono a portata di mano e il timore di una forzatura del mercato è evidente. Presto Bruxelles si interrogherà sull’opportunità di creare un’agenzia europea di rating o un quadro normativo più rigoroso o entrambe le cose. I tempi sembrano più che mai maturi per un intervento.

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