Attenzione ai mercati americani che potrebbero interrompere la crescita

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Attenzione ai mercati americani che potrebbero interrompere la crescita

I mercati, si sa, corrono alla velocità della luce e le prospettive di investimento e soprattutto di trading, quando orientato nel breve termine, si modificano sostanzialmente anche a distanza di giorni. La settimana scorsa dibattevamo a proposito di come, in particolare i benchmark americani, si trovassero su massimi storici all’interno di un costante percorso di crescita che proviene ormai dall’introduzione delle prime misure di allentamento quantitativo e che sono tutt’ora sostenuti dall’enorme liquidità immessa in circolazione in particolare dalla Federal Reserve.

Ripetevamo ancora come a dispetto dunque della congiuntura economica globale, delle varie dinamiche settoriali, delle politiche e dei piani industriali e delle strutture dei conti delle aziende, la facile reperibilità di dollari USA il cui rendimento è pressochè inesistente (volutamente sintetizziamo), spiega DailyFx, avesse permesso il vero e proprio gonfiamento del prezzo delle azioni di cui è bene contemplare il proseguo nel momento in cui ancora sono in piedi le misure di iniezione di denaro nel sistema e i tassi di interesse restano radenti lo zero. Questi i fatti. Gli elementi contrari rispetto a questo, e pure ciò lo attestavamo, erano e tuttora sono la costante mancanza dal lato dell’offerta che rende ed ha reso di fatto le salite sempre meno importanti ed i volumi che sono apparsi ed appaiono sempre più scarichi, con l’eccesso di domanda che continua di fatto ad alimentare i prezzi e lo farà probabilmente fino a che le due condizioni appena accennate non muteranno in maniera più decisiva di quanto non sia successo finora. Ma questi elementi restano ed in questi giorni hanno manifestato, se non il loro effetto, quanto meno un preludio ad esso.

Ritornano i movimenti sulle opzioni binarie dopo la crisi del Portogallo

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. Mercato Trading e Segnali Operativi

Nicola Suprani. Trading Room Online.

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giovedì 4 giugno 2020

Seduta difficile per i petroliferi

Seduta difficile per i petroliferi a causa della discesa del greggio: il WTI si avvicina ai 59 dollari/barile dai 61,58 toccati l’altro ieri. Al via domani il meeting OPEC. In flessione Eni (-1,41% a 16,07 euro) e Tenaris (-2,46% a 13,07 euro) ma Saipem (-8,77% a 10,82) e’ nettamente la peggiore: torna infatti a circolare l’ipotesi di aumento di capitale al fine di ridurre il debito.
L’operazione, con importo ipotizzato tra 1,5 e 2,5 miliardi di euro, avverrebbe dopo l’estate e potrebbe favorire l’ingresso di soci finanziari/industriali come il Fsi (Cdp). Con il ribasso odierno Saipem viola la base della fase laterale disegnata dal picco di metà aprile compresa tra 12,85 e 11,20 circa.

A seguito della discesa sotto 11,20 le recenti oscillazioni si sono dimostrate un “doppio massimo”, figura ribassista con target (ricavato dalla proiezione della sua ampiezza dal punto di rottura) a 9,50 euro circa. Supporto intermedio a 10,08, dove transita anche la media mobile a 100 giorni. Solo recuperi oltre 11,20 sarebbero un primo segnale di ripresa da confermare poi con la rottura dei 12 euro per dimostrarsi qualche cosa di piu’ di una semplice correzione tecnica.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:27:00

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Economia, la ripresa globale continuerà

Nella maggior parte del mondo sviluppato l’attività economica in seguito alla Grande Recessione del 2008-2009 è stata debole – prosegue Hans Bevers -. Nonostante i tassi d’interesse ai minimi, la crescita economica è stata troppo lenta perché potesse risolvere rapidamente i problemi del mercato del lavoro.

Gli Stati Uniti, al momento, hanno registrato i progressi maggiori su questo fronte, mentre nell’Eurozona la situazione è ancora molto indietro. Inoltre, anche se il recente miglioramento della fiducia dovesse tradursi in un’accelerazione della crescita occupazionale, la disoccupazione nell’Europa meridionale sembra destinata a rimanere per anni a livelli simili a quelli toccati durante la recessione.
I Mercati Emergenti guidati dalla Cina, d’altro canto, hanno recuperato in maniera eccezionale dalla crisi del 2008-2009, ma ora sono chiaramente in una fase di crescita inferiore.

Più di recente, diversi fattori tra cui i dati sulla crescita negli USA molto deboli nel primo trimestre, le problematiche relative alla Grecia che rischiano di compromettere la fragile ripresa dell’Eurozona e questioni altrettanto preoccupanti in Cina hanno contribuito a mettere in dubbio la forza dell’economia mondiale – prosegue Hans Bevers -.

Non vorremmo di certo ignorare tali rischi ma, anche se quelli al ribasso sono notevoli, a nostro avviso ci sono ragioni valide per credere che la ripresa globale non terminerà bruscamente e che, anzi, continuerà in un contesto caratterizzato da una politica monetaria accomodante, minori vincoli di bilancio ed un costo energetico più basso.
Anche questo scenario è in linea con l’immagine riflessa negli attuali indicatori di fiducia a livello globale.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:27:00

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I Buy di oggi da Brembo a Telecom Italia

Ancora, per gli analisti di Banca Imi valgono un buy Brembo con target price di 46,10 euro dopo l’annuncio della vendita di una quota del 65% di Sabelt e Generali con obiettivo di 21,70 euro (Ferak dopo la dissoluzione del patto di sindacato Effeti poterebbe ridurre la pertecipazione all’1,5% dal 2,2%).

Vale invece un add Piaggio con prezzo obiettivo di 3,19 euro in scia ai dati delle vendite di veicoli a due ruote in italia, cresciuti dell’8,6% a maggio su base annua.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 13:26:00

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Analisi Ciclica sul FtseMib del 4 maggio

La linea verde a pallini rappresenta i prezzi del Fib (il grafico stato realizzato con un software apposito per l?Analisi dei Cicli).

La linea Bianca rappresenta il potenziale andamento ciclico (valido soprattutto per i tempi e per le tendenze e non per le forze- ovvero i prezzi). La linea Gialla in basso un indicatore di Intensit di Forze Cicliche (ne uso circa 6-7 differenti).

Questo grafico rappresenta il Ciclo Settimanale (durata media intorno ai 7-8 gg) che partito sui minimi del 26 maggio mattina.
In base alle forme cicliche (linea bianca) mancherebbe ancora un po? di ribasso sino a circa domattina. Poi pu partire un nuovo ciclo Settimanale che pu portare 2-3 gg di prevalenza rialzista. Questa prevalenza rialzista potrebbe essere di maggiore intensit e durata se venisse confermata anche la partenza di una struttura ciclica superiore, ovvero il ciclo Mensile.

Questa la tecnica dell?analisi multi ciclica che aiuta ad essere pi precisi nella lettura dei mercati.

Giusto per dare qualche riferimento di prezzo (che io chiamo ?livelli critici? e non sono veri target price) una prosecuzione ribassista (attesa al limite sino a domani mattina o poco oltre) potrebbe arrivare a: 23300- 23170/23150 e poi sino a 23000.

Valori inferiori per ora sono meno probabili e sarebbero eventualmente collegati ad un aggravamento del caso Grecia
Dal lato opposto solo salite oltre 23700 e poi 23800 (attese pi per domani) indicherebbero l?inizio di una nuova fase ciclica. Per essere pi precisi (e pi tempestivi) in tal senso bisognerebbe sapere con esattezza dove termina il ciclo Settimanale.
La nuova fase ciclica potrebbe portare prezzi oltre 24000 e verso 24300. Come detto sopra la conferma della partenza anche di un nuovo ciclo Mensile potrebbe dare una maggior ripresa rialzista, fatto per ora prematuro da definire.

Poich i Cicli non possono dissociarsi da elementi esogeni legati al caso Grecia ci potrebbero essere differenti conformazioni cicliche anche se per ora con minori probabilit.

Per esempio un aggravamento del caso Grecia potrebbe portare ad un prolungamento di debolezza, per quanto ci condurrebbe a forme cicliche fuori statistica.

Pubblicato da Markets Trading Segnali Operativi a 12:27:00

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Fine del Toro sull’obbligazionario europeo?

Che l’accordo tra Grecia e creditori si debba fare ce lo dicono vari indicatori: le innumerevoli “voci di corridoio”, le dichiarazioni in libertà di politici ben informati (oltre a Tsipras anche Padoan, solitamente abbottonato) e l’affannarsi dei grossi calibri (Merkel, Hollande, Juncker, Draghi) per trovare la quadra.

Ma la via per giungervi sembra essere ancora travagliata. Dopo la proposta dei creditori, presentata da Juncker a Tsipras, sembra che Tsipras voglia fare una controproposta, in modo da ridurre ulteriormente le distanze. Riprende il balletto degli incontri e dei vertici, mentre pare che l’ultima spiaggia non sia più il 5 giugno, ma il 14, dato che il FMI ha consentito di accorpare le tre rate e di accontentarsi del pagamento congiunto il 19 giugno.
I negoziatori si prenderanno ancora qualche giorno per limare, smussare, lottare sui decimali, in questo ridicolo braccio di ferro sugli obiettivi di avanzo primario da raggiungere questo e nei prossimi anni.

Quando tutti sanno che tra gli obiettivi e la realtà ci sono gli artifici contabili di cui i greci sono maestri oltre a mesi di eventi, che nessuno è in grado di prevedere.
Sembra più che altro una questione di lana caprina che serve soltanto ad auto legittimarsi a vicenda agli occhi delle rispettive opinioni pubbliche di riferimento, in modo da poter tutti cantare vittoria quando saranno finalmente azzerate le distanze tra i contendenti.
Se poi pensiamo che tutto questo sforzo negoziale serve ad erogare soltanto l’ossigeno per restare in vita quest’estate, mentre tutto il resto, cioè come fare a rendere sostenibile il debito greco e come riportare il paese alla crescita ormai smarrita, verrà rimandato alle trattative di settembre.

E c’è da scommettere che saranno ancor più estenuanti, drammatiche, cruciali ed infine ridicole di quelle che stanno mettendo in scena ora.

I mercati assistono attoniti e, quando non riescono a trovare altrove motivazioni per i loro movimenti, si lasciano andare ad oscillazioni senza senso all’inseguimento dell’ultima dichiarazione.
Ieri, nell’attesa di chissà quale esito positivo, che poi non è arrivato, i mercati azionari europei hanno provato a rimbalzare, per tutta la mattinata e parte del pomeriggio.

Poco prima dell’apertura americana, il Dax metteva a segno un rialzo significativo (+1,65%), anche grazie alle dichiarazioni rassicuranti della conferenza stampa di Draghi. Il Presidente BCE, che è rimasto molto abbottonato sulla questione Grecia, ha però snocciolato la solita litania auto celebrativa sul QE che sta funzionando bene, secondo le previsioni.
L’inflazione sta risalendo, la crescita un po’ meno, ma questo è colpa della domanda mondiale calante per le difficoltà dei paesi emergenti. Pertanto si può rivedere al rialzo la previsione sull’inflazione per il 2020 (da 0 a +0,3%) e confermare le precedenti stime sugli altri aggregati.

Sottolineo l’ottimismo di Draghi, dato che le precedenti stime parlavano di un +1,5% di crescita del PIL nell’area euro per l’anno corrente.
Il tono festaiolo dei mercati azionari si è poi ridimensionato a fine seduta, una volta preso atto che neanche ieri l’ora X dell’accordo con la Grecia sarebbe scoccata ed anche in USA gli entusiasmi iniziali si erano quasi subito affievoliti.
Quel che ha impressionato maggiormente è stata la seconda giornata di capitolazione dei titoli di stato europei, trascinati al ribasso dal Bund.

Già martedì aveva destato sconcerto il rialzo dei rendimenti sul decennale tedesco dallo 0,53% allo 0,70%. Lo si è spiegato con l’aumento oltre le previsioni dell’inflazione in Eurozona, passata da 0 a 0,3% (da 0,6% a 0,9% quella core).

Ma ieri, dopo una mattinata abbastanza tranquilla, la sicurezza di Draghi ha inflitto un’altra bella impennata al rendimento tedesco, portandolo a 0,88%, ben oltre il massimo della sparata di maggio, su livelli abbandonati nell’ottobre 2020.

Il nostro BTP è arrivato ieri a rendere il 2,17%, raddoppiando dai minimi di marzo.
Probabilmente hanno pesato molto le parole che Draghi ha pronunciato rispondendo ad una domanda in conferenza stampa, sicuramente con l’intenzione di rassicurare: “Dobbiamo abituarci a periodi di maggiore volatilità, che sono normali quando i tassi sono così bassi”.
Lui intendeva dire che la situazione è sotto il suo controllo anche se i mercati faranno un po’ le bizze.
Ma i mercati l’hanno interpretata come un via libera all’ottovolante, che sarebbe tollerato da Draghi.
Allora è partita un’altra violenta bordata di vendite che a fine giornata ha lasciato sui grafici un importante segnale tecnico di inversione rialzista per i rendimenti del Bund. E’ un segnale da non sottovalutare nella sua importanza e per questo è meglio attendere che venga confermato a fine settimana.

Ma se così sarà, possiamo dire addio al mercato toro sull’obbligazionario e prepararci ad un lungo periodo ribassista, magari rallentato dalla politica di QE delle banche centrali, ma destinato a fare profondi danni sui portafogli di chi si è comprato il bund quando rendeva pochi decimali di punto oppure il BTP quando rendeva appena poco più dell’1%.
Se l’inversione sarà confermata si realizzerà l’ipotesi che ho esposto qualche tempo fa, quando sostenni che forse il mercato aveva giocato d’anticipo con Draghi, realizzando il taglio dei rendimenti man mano che il QE veniva annunciato e nelle prime settimane di attuazione, per poi passare all’incasso e scaricare i titoli, comprati precedentemente, all’unico acquirente rimasto, cioè le banche centrali.

Il QE perciò, dopo essere riuscito a marzo a portare sottozero i rendimenti per una bella fetta di titoli in circolazione, potrebbe non essere sufficiente a mantenere a lungo i tassi ancorati al pavimento, specialmente se raggiungerà l’obiettivo di alzare l’inflazione verso il 2%, come i recenti segnali sembrano evidenziare.
Del resto, come si può pretendere di imporre al mercato un rendimento reale negativo di quelle proporzioni (-2%), oltretutto in un contesto che pare tutt’altro che privo di rischi?
Lo stesso raggiungimento dell’accordo con la Grecia serve ad alleggerire il rischio su quel paese, ma ad appesantire quello sulle altre emissioni sovrane dell’Eurozona, che si debbono fare carico delle debolezze greche con altri finanziamenti di dubbio esito.
Tutto ciò avvantaggia l’Euro rispetto al dollaro, per l’indubbio ridimensionamento dello spread tra T-Bond e Bund, che rende ora meno penalizzante trasferire capitali in Europa e riduce la convenienza al carry trade.
Insomma.

Se l’obiettivo di Draghi era realizzare una bonaccia prolungata sui rendimenti, direi che per ora è tutt’altro che raggiunto.

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